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05.10.2025

La “busiata” entra nello Zingarelli: riconoscimento nazionale per la pasta simbolo della tradizione trapanese

di Redazione | 2 min di lettura
La “busiata” entra nello Zingarelli: riconoscimento nazionale per la pasta simbolo della tradizione trapanese
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TRAPANI – La celebre busiata trapanese, una delle paste più iconiche della cucina siciliana, entra ufficialmente nel vocabolario Zingarelli 2026, conquistando un posto tra le parole della lingua italiana.

Un traguardo che rappresenta non solo un riconoscimento linguistico, ma anche un omaggio alla cultura gastronomica e artigianale del territorio trapanese, dove questa pasta affonda le proprie radici contadine.

La busiata originale deve misurare 14 centimetri – spiega Valerio Campo, pastaio di Napola (Erice) – rispettando la lunghezza della ‘busa’, lo strumento tradizionale con cui veniva realizzata”. Campo, nel 2008, fu il primo a produrre la busiata su scala industriale, trasformandola da prodotto artigianale a eccellenza riconosciuta in tutto il mondo.

Dalle “dise” ai macchinari moderni

In origine, la busiata veniva tirata a mano con la ‘disa’, una fibra naturale ricavata dalla pianta Ampelodesmus mauritanicus, poi sostituita dalla ‘busa’, un sottile ferro utilizzato per avvolgere l’impasto e ottenere la caratteristica forma elicoidale.

Oggi la produzione avviene con mezzi meccanici, ma la lavorazione mantiene intatto il legame con la tradizione.

Produciamo dieci quintali al giorno – racconta Campo – e a chi visita il pastificio spieghiamo la storia di questa pasta, soprattutto ai bambini, che imparano così a conoscere le nostre radici”.

Dopo anni di sperimentazione, il pastificio Campo riuscì a stabilizzare il formato, a essiccarlo e a spedirlo in tutto il mondo. Lo scorso febbraio, la busiata è arrivata perfino alla tavola della Casa reale britannica.

Dal pesto alla trapanese alle tavole dei capi di Stato

Le busiate al pesto alla trapanese sono diventate simbolo di identità e creatività siciliana.

Ogni volta che prepariamo questa pasta raccontiamo la storia delle nostre nonne – afferma lo chef trapanese Peppe Giuffrè, oggi supervisor del gruppo Mangia’s – da come la tiravano con la ‘disa’ a come si condisce con il vero pesto trapanese, preparato dal vivo”.

Giuffrè ha servito la busiata a tre presidenti della RepubblicaScalfaro, Ciampi e Napolitano – e persino ai piloti di Formula 1, con una versione più leggera del tradizionale pesto, “meno aglio e basilico, ma stesso cuore siciliano”, ricorda sorridendo.

Un simbolo di cultura, turismo e identità

Per Filippo Drago, mugnaio del celebre mulino di Castelvetrano, l’ingresso della busiata nello Zingarelli è “un riconoscimento che valorizza un territorio e la sua memoria alimentare”.

Raccontare la Sicilia significa anche prenderla per il palato – aggiunge – e con la busiata il gioco è fatto”.

In località come Salemi, la pasta è diventata motore di turismo enogastronomico, grazie a una sagra che si celebra da decenni, dove viene proposta anche con ragù di carne e altri condimenti tradizionali.

Un piatto che parla siciliano nel mondo

Da pasta povera a simbolo di eccellenza culinaria, la busiata rappresenta oggi un ponte tra passato e futuro, capace di unire artigianalità, cultura e sapori autentici.

Con il suo ingresso nel vocabolario Zingarelli, la lingua italiana riconosce ufficialmente un patrimonio di gusto e identità che da Trapani ha conquistato le tavole del mondo.

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