Aumentano sequestri di cellulari e droga nelle carceri. Mentre il governo valuta di svuotare le celle, dietro le sbarre i boss portano avanti indisturbati i loro affari.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, convocherà settimana prossima una conferenza stampa per annunciare il nuovo “Piano carceri” volto a contrastare la situazione di crescente disagio nelle carceri. L’obiettivo è di svuotare gli istituti penitenziari mandando a casa 5mila detenuti entro l’estate.
L’emergenza strutturale delle carceri che interessa il nostro Paese, trova il suo epicentro proprio in Sicilia. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha accelerato sul fronte degli interventi, puntando a risolvere momentaneamente la questione del sovraffollamento delle carceri mandando a casa circa 5mila detenuti prima dell’estate. Quest’ultimi saranno indirizzati verso la detenzione domiciliare, le comunità terapeutiche, le parrocchie e altre strutture residenziali dedicate.
La strategia si basa sugli strumenti del cosiddetto “Piano carceri”, che ha permesso di snellire le procedure per la liberazione anticipata, introducendo agevolazioni per i tossicodipendenti in comunità e favorendo la creazione di un elenco nazionale di strutture idonee ad accogliere detenuti senza domicilio.
Sul fronte edilizio, il nuovo decreto promette 10.000 nuovi posti letto entro il 2027 attraverso un commissario straordinario dotato di 255 milioni di euro, con nuovi padiglioni previsti anche a Gela e Trapani.
Il problema risulta ancora più evidente e urgente semplicemente confrontando i dati. Il 30 aprile 2026 i detenuti hanno raggiunto quota 64.412, a fronte di una capienza regolamentare di 51.265 posti, che scendono a circa 46.331 se si considerano quelli effettivamente disponibili.
Il risultato è un tasso di affollamento del 138%. Infatti solo la metà degli istituti sono in grado di garantire il minimo vitale dei 3 metri quadrati per persona. Nelle 23 carceri dell’isola si contano oltre 7.000 reclusi su una capienza di 6.439 posti, con punte particolarmente critiche a Palermo-Pagliarelli, Siracusa, Catania e Gela.
Ad aumentare la pressione sono le evidenti difficoltà della Polizia Penitenziaria: turni massacranti, dimissioni dopo pochi mesi e concorsi spesso deserti per mancanza di candidati. Queste sono solo alcune delle criticità che inevitabilmente vanno a indebolire l’intero sistema, già di per se abbastanza fragile.
Inoltre anche i servizi sociali territoriali non riescono a seguire adeguatamente i carcerati, per mancanza di personale. Gli educatori infatti ad oggi sono in media uno ogni 70 detenuti: in questo modo le prigioni resteranno una discarica sociale, e non un luogo di recupero.
Gli effetti di questa emergenza sono palpabili e si misurano, purtroppo, nelle vite spezzate: nel 2025 i suicidi sono stati 80, uno ogni quattro giorni e mezzo.
Non solo, a causa del poco personale carcerario e degli scarsi controlli, i sequestri di droga sono aumentati del 400% mentre quelli di smartphone del 600%. Ciò ha permesso ai boss di continuare a gestire i traffici, impartire ordini e mantenere il controllo dei propri affari senza mai uscire dalla cella.
Inoltre il sovraffollamento delle carceri alimenta inevitabilmente violenza e illegalità: le aggressioni agli agenti sono state 625, a cui si aggiungono quelle che avvengono tra i carcerati stessi.
A rendere il quadro ancora più contraddittorio vi è il tema delle cosiddette “carceri fantasma”: istituti completati, arredati e mai aperti, oppure lasciati al degrado, che continuano a pesare sui conti pubblici per milioni di euro. Secondo Antigone, in Italia attualmente sarebbero all’incirca una quarantina.
La strategia del governo, però, ha già ricevuto le prime critiche della società civile. La Diaconia Valdese ha bocciato il piano Nordio, definendolo una serie di promesse mancate e una ripresentazione di norme già fallite, accusando lo Stato di trascurare l’urgenza costituzionale della rieducazione e di scaricare il peso della crisi sulle fasce più fragili.
Antigone, che ogni anno monitora le “prigioni malate”, mettendo in evidenza l’incoerenza del piano edilizio: nel 2025, nonostante gli annunci, i posti disponibili non sono aumentati ma sono anzi diminuiti di 700 unità.
Anche il segretario del Sindacato Polizia Penitenziaria, Aldo Di Giacomo, ha lanciato un allarme senza giri di parole, accusando lo Stato di perdere il controllo degli istituti a favore della criminalità organizzata.