Una richiesta di informazioni, poi gli insulti sulle origini meridionali e infine il pestaggio. È quanto racconta Roberto, 26 anni, originario di Agrigento e residente a Torino da otto mesi, dopo essere stato aggredito nei pressi del Campus Einaudi, nella zona delle Panche di via Reggio.
Il giovane, impiegato di banca dopo la laurea in Economia a Palermo, ha presentato querela ai carabinieri della compagnia Oltre Dora. Nella denuncia ha ricostruito l’episodio avvenuto di notte, intorno alle 2.30, quando si trovava con un’amica e stava cercando un locale in via Catania dove mangiare qualcosa.
Secondo il racconto della vittima al quotidiano La Repubblica, tutto sarebbe iniziato con una domanda rivolta a un gruppetto di tre ragazzi poco più giovani di lui. Roberto e l’amica avrebbero chiesto indicazioni stradali. Poi, dopo avere detto di essere siciliani, sarebbero partiti gli insulti.
Il 26enne racconta di avere inizialmente pensato a una battuta. Uno dei ragazzi avrebbe pronunciato una frase offensiva contro i meridionali, dicendo che a Torino erano stanchi dei “terroni”. Roberto, convinto che si trattasse di uno scherzo di cattivo gusto, avrebbe provato a stemperare il clima.
Il tono, però, sarebbe cambiato rapidamente. Secondo il giovane, uno dei ragazzi avrebbe iniziato a definire i siciliani “ignoranti” e “analfabeti”. Roberto avrebbe risposto con leggerezza, osservando che anche molti torinesi hanno origini meridionali. Uno dei presenti avrebbe infatti ammesso di avere nonni pugliesi, mentre un altro avrebbe parlato di radici campane e romene.
Pochi istanti dopo, però, la tensione sarebbe esplosa. Dal confronto verbale si sarebbe passati alla violenza fisica.
Roberto sostiene di essere stato prima colpito con uno schiaffo, poi con pugni e calci. L’aggressione sarebbe stata così violenta da fargli perdere i sensi in mezzo alla strada.
Quando ha ripreso conoscenza, il giovane si è ritrovato a terra, coperto di sangue. Sul posto sono arrivati prima gli addetti alla sicurezza della zona delle Panche, poi i carabinieri e l’ambulanza.
Trasportato all’ospedale Maria Vittoria, Roberto ha ricevuto otto punti alla testa. Il danno più grave, però, è emerso nei giorni successivi. Dopo avere continuato ad avvertire dolore, si è rivolto alle Molinette, dove i medici gli hanno diagnosticato una doppia frattura alla mandibola. Il giovane è stato poi sottoposto a un intervento chirurgico.
Oltre alle ferite fisiche, Roberto racconta il peso emotivo dell’aggressione. All’inizio avrebbe mentito ai genitori, dicendo di essere caduto dalla bicicletta, per evitare che si preoccupassero. Poi ha deciso di raccontare la verità.
La reazione del padre lo ha colpito profondamente. Roberto racconta di non averlo mai visto così abbattuto, quasi senza la forza di parlare. Il giovane non riesce ancora a capire se l’aggressione sia stata davvero motivata da odio territoriale o se si sia trattato di violenza gratuita, alimentata da rabbia e desiderio di sopraffazione.
Il caso riapre il tema della discriminazione territoriale, una forma di odio che spesso emerge negli stadi, nei cori offensivi e nei linguaggi social, ma che può trasformarsi anche in episodi di violenza reale.
Roberto precisa di non avere mai avuto problemi a Torino per le sue origini siciliane. Anzi, dice di amare la città e di averla sempre considerata accogliente e bellissima. Proprio per questo, l’aggressione lo ha colpito ancora di più.
Ora si aspetta che le indagini dei carabinieri chiariscano responsabilità e dinamica.
La sensazione più dolorosa, per Roberto, è quella di essere rimasto solo con le conseguenze dell’aggressione. Mentre lui affronta cure, interventi e paura, teme che i responsabili possano sentirsi impuniti.
Il 26enne racconta di stare attraversando un periodo durissimo e di provare rabbia pensando che chi lo ha picchiato possa continuare la propria vita come se nulla fosse accaduto. Da qui la scelta di denunciare e di raccontare pubblicamente la vicenda.