CATANIA – È l’incontro tra la patrona e il suo popolo, l’umile saluto dei fazzoletti che sventolano, i sacchi bianchi, gli occhi che si fan sempre più lucidi, il momento in cui Catania si sveglia nel cuor della notte e comincia a brillare.
Questo e tantissime altre, ed indescrivibili, sfumature rappresentano il 4 febbraio, il giorno della Messa dell’Aurora, uno dei momenti più suggestivi della festa di Sant’Agata.
La celebrazione è la prima vera funzione religiosa della festa, un intimo saluto fra la Santa e i devoti. Sono le 3:30 del mattino, tutto dorme o almeno quasi. C’è un grido che vien dritto dal cuore e che spezza l’ora silente, spalancando le portone della Cattedrale e facendo spazio alla marea di fedeli accorsi verso il sacello di sant’Agata.
L’attesa si fa sempre più intensa con i devoti che esprimono tutta la loro devozione con grida e canti. Poi ecco l’arrivo delle alte autorità comunali e con esse le chiavi del sacello: manca poco, pochissimo all’incontro con la più bella. Si procede all’apertura, potendo così assistere prima all’uscita del mezzobusto reliquiario e dello scrigno dalla stessa camera in cui vengono conservati.