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17.08.2026

L’Etna erutta, i prezzi volano: dov’è il piano per Catania? Cittadini e sindacati: “Basta rincorrere le emergenze”

di Enrico De Pasquale | 6 min di lettura

Mentre si discute di Ponte sullo Stretto e dello spostamento dell’aeroporto, resta una domanda: cosa si fa la prossima volta che l’Etna ferma Catania?

L’Etna erutta, i prezzi volano: dov’è il piano per Catania? Cittadini e sindacati: “Basta rincorrere le emergenze”
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E mentre l’Etna ci dà un po’ di tregua, a Catania – e non solo – si è formato un tappeto di rincari. La chiusura a singhiozzo dello scalo etneo, oltre ad aver lasciato a terra migliaia di passeggeri, ha trasformato il diritto alla partenza in un’asta al rialzo. Un teatro di speculazioni improponibili da parte di navette improvvisate e auto private ha reso la ricerca di un mezzo alternativo un vero salasso per turisti o passeggeri che chiedevano solo di rientrare a casa il prima possibile.

Ma ciò che ha fatto più tuonare i cittadini è stato l’atteggiamento da tappabuchi delle istituzioni, che si sono limitate a rincorrere l’emergenza.

Gli interventi della Regione: organizzate oltre 100 corse speciali di autobus e 5 treni straordinari

L’11 e il 12 agosto la Regione Siciliana, per voce dell’assessore delle infrastrutture e della mobiilità Alessandro Aricò, ha annunciato l’attivazione in corsa di oltre 100 corse speciali di autobus e 5 treni straordinari tra Catania, Palermo e Trapani. I passeggeri dirottati sul capoluogo siciliano (in possesso di un biglietto aereo con destinazione Catania) hanno potuto usufruire gratuitamente dei collegamenti ferroviari in partenza da Palermo.

Ma questo cerotto non è riuscito a placare del tutto l’emorragia già in corso, e l’odissea di diversi viaggiatori – tra cui l’attore Filippo Laganà – dimostra come i privati abbiano comunque avuto campo libero per applicare tariffe elevatissime in una situazione di emergenza.

Il caos delle tariffe

All’attore sono stati chiesti ben 700 euro per un transfer dal capoluogo etneo a Palermo. Non si tratta di un caso isolato: in tanti hanno segnalato tariffe di 100 o 150 euro a persona in contanti (con la partenza vincolata al riempimento totale dell’abitacolo).

Secondo quanto si apprende, i tassametristi regolari – per voce dei propri rappresentati sindacali – difendono le tariffe fisse. Queste si aggirano, per la tratta Catania-Palermo, intorno ai 450-500 euro, “lievitando” fino a 650 euro per i servizi NCC.

L’esposto del Codacons: rincaro del 287% per raggiungere Comiso

La musica non è cambiata per chi si è rivolto agli autonoleggi. E i dati del Codacons lo confermano: l’associazione ha messo nero su bianco un esposto all’Antitrust denunciando rincari sospetti mossi da algoritmi che non fanno sconti all’emergenza.

Il Codacons ha effettuato una simulazione lo scorso giovedì 13 agosto (cuore della crisi) ipotizzando un noleggio di quattro ore (dalle 13 alle 17) con ritiro all’aeroporto di Catania rilascio negli altri scali. Il confronto con una giornata di ipotetica normalità (giovedì 27 agosto) ha svelato l’arcano. Per lasciare l’auto a Palermo si è passati da 91 euro a 141 euro; per Trapani da 107 a 181 euro.

Ma il vero paradosso si è registrato su Comiso, l’aeroporto logisticamente più vicino e deputato ad assorbire il grosso dei dirottamenti SAC: la tariffa è schizzata da 87 euro a ben 337 euro.

Il sindaco Trantino: “Spetta alle compagnie aeree risarcire i passeggeri”. Ma manca un piano strutturale

In un intervento a Tgcom24, il primo cittadino etneo ha ribadito che il compito di organizzare l’assistenza ai passeggeri bloccati spetta alle compagnie aeree. “Regione Siciliana e Sac finora hanno fatto tutto quello che potevano”, dichiara. Il sindaco ha inoltre ricordato che un’amministrazione locale non ha il potere di calmierare i prezzi del libero mercato o degli autonoleggi. Ciò che inalbera i cittadini è se le istituzioni sanno di non poter fermare la lievitazione dei prezzi, perché non istituire un piano strutturale per gestire situazioni di questo genere, prevenendo in questo modo il caos? Quali sono le alternative per un passeggero che non può permettersi centinaia di euro per un trasferimento privato?

Nel frattempo, si pensa a guardare al futuro. È il caso del presidente del Senato, Ignazio La Russa, che coglie l’occasione della paralisi aerea per ribadire l’importanza strategica del Ponte sullo Stretto.

“In questi giorni si capisce bene come il Ponte sullo Stretto sia estremamente utile, non solo per evitare a turisti e non, i disservizi causati dall’Etna, ma ancor di più per l’economia della Sicilia e, in generale, per l’attrattività dell’isola, regina del Mediterraneo”, scrive.

Musumeci rilancia l’ipotesi di spostare l’aeroporto, secondo Trantino non è all’ordine del giorno

Arriva anche una domanda molto più radicale sul futuro di Fontanarossa. Il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci ha rilanciato la questione della posizione dello scalo rispetto all’Etna, sostenendo che “chi è fuori posto non è il vulcano ma è l’aeroporto“. L’ipotesi non è nuova: se la vicinanza al vulcano rappresenta un rischio ricorrente per l’operatività dello scalo, è ancora questa la collocazione migliore per l’aeroporto della Sicilia orientale?

Sul tema però il sindaco Trantino invita alla prudenza. “Siamo a meno dell’anno zero, perché è un tema di cui si è discusso ma non si è mai fatto uno studio di fattibilità vero e proprio“, spiega il primo cittadino.

“Il punto di forza dell’aeroporto di Catania è dato dalla vicinanza con il centro, a 5 minuti di auto. E soprattutto aggiungo che è in corso una fase, una trattativa per la privatizzazione, che risolverà molti dei problemi e che consentirà di essere più performanti rispetto alle tante criticità di infrastruttura via aria che in questo momento registriamo. Pertanto non credo che sia un tema all’ordine del giorno e che sia opportuno discutere adesso”, conclude.

Cittadini esasperati: “Bisogna creare un piano permanente, non si tratta di un’emergenza”

Alcuni cittadini (catanesi e non solo) non hanno usato mezzi termini nei confronti di un’amministrazione parsa distaccata. “Il problema è che tutto viene evidenziato come emergenza, ma in realtà non lo è. L’Etna va in eruzione molto spesso durante l’anno, quindi bisogna creare un piano alternativo permanente”, scrive un utente.

“L’Etna c’è sempre stata – aggiunge un’altra cittadina – e dopo secoli non si riesce a normalizzare una situazione“.

I sindacati: “Non possiamo continuare a rincorrere ogni eruzione come se fosse la prima”

A denunciare gli interventi tampone sono anche CGIL, CISL e UIL Catania (insieme alle rispettive federazioni dei trasporti FILT CGIL, FIT CISL e UILTRASPORTI), che chiedono alla Regione Siciliana e al Governo nazionale di affrontare il problema con una programmazione strutturale.

L’Etna non è un evento imprevedibile”, sottolineano le organizzazioni sindacali, secondo cui non basta predisporre interventi straordinari quando l’emergenza è già esplosa. La richiesta è quella di una programmazione permanente della mobilità regionale, capace di mettere in rete gli aeroporti di Catania, Comiso, Palermo e Trapani, attraverso collegamenti ferroviari e su gomma efficienti e coordinati con il traffico aereo.

Nel mirino finiscono anche le infrastrutture: i sindacati chiedono investimenti e risorse certe per potenziare i collegamenti con gli aeroporti alternativi e un piano concordato tra Regione, Governo, ENAC, gestori aeroportuali, Protezione civile e aziende di trasporto che stabilisca in anticipo cosa accade quando Fontanarossa deve fermarsi, quali scali assorbono i voli e quali treni e autobus vengono attivati.

Il punto è lo stesso sollevato dai cittadini: “Non possiamo continuare a rincorrere ogni eruzione come se fosse la prima”.

La Regione ha messo in campo autobus e treni straordinari. Le compagnie aeree hanno le proprie responsabilità nei confronti dei passeggeri. SAC gestisce lo scalo. I Comuni hanno competenze sul territorio. Ma nel momento in cui il sistema entra sotto pressione, chi ne fa le spese sono i viaggiatori. Trasformati in ostaggi di speculazioni senza regole.

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