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16.09.2026

Zero zuccheri, calorie e grassi, ma cosa rimane? Ecco il fenomeno che sta cambiando la società

di Fabiola Laviano | 5 min di lettura

Alcuni dettagli sull'effetto di questo fenomeno

Zero zuccheri, calorie e grassi, ma cosa rimane? Ecco il fenomeno che sta cambiando la società
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Zero zuccheri e senza calorie/grassi. Ormai andare al supermercato e trovare la versione “leggera” di molteplici prodotti è diventata la normalità.

Il fenomeno dello “zero zuccheri, calorie e grassi”

Fino a qualche anno fa si trattava di un’accezione che si riferiva quasi esclusivamente alle bevande, come la Coca-Cola o la Pepsi. Adesso invece, potremmo considerarlo un vero e proprio fenomeno sociale, che si sta espandendo sempre di più, arrivando a coinvolgere alimenti “impensabili”.

Infatti paradossalmente, le grandi catene di prodotti proverbialmente “calorici“, hanno deciso di mettere in commercio la variante “zero“, in modo da indurre il cliente/consumatore a non doversi necessariamente privare di un determinato alimento, optando per la sua alternativa “leggera“.

Negli ultimi tempi però, si rasenta l’esagerazione. Come accennato in precedenza infatti, inizialmente il cosiddetto “zero zuccheri” era associato soprattutto alle bevande gassate. Ora invece, è letteralmente possibile trovare la qualunque, ma con l’aggiunta di edulcoranti di vario genere.

Dalle bevande gassate al gelato

Preparati a base di cioccolata in polvere, biscotti, marmellate/creme spalmabili, salse e condimenti per hamburger (maionese, ketchup, mostarda, senape o altro), merendine confezionate, cereali, gomme da masticare, caramelle, succhi di frutta, tè e gelati.

Questa la vasta gamma di prodotti dei quali è disponibile una versione “zero“. L’unico comune denominatore di questi alimenti? Il fatto che sono quasi tutti proverbialmente “pieni di zuccheri“.

Tirando le somme di questo ragionamento, sembra che la società odierna abbia “paura” degli alimenti “normali” contenenti zucchero, preferendo ad esempio, durante la spesa, l’acquisto dei “corrispettivi“, ma nella variante “light“.

Fin qui tutto regolare, o quasi, ma la situazione non starà forse sfuggendo di mano? In effetti un po’ sì. Infatti, in alcuni casi, definire lo zucchero anche come “veleno bianco“, può aver contribuito nell’avere una sorta di “fissazione/orientamento” verso i prodotti “zero“.

Meglio lo zucchero o gli edulcoranti?

Resta però un dubbio, un sospetto che in molti hanno e sul quale esistono diverse scuole di pensiero, alcune anche discordanti tra loro. La domanda persistente infatti è proprio “ma se fossero più dannosi questi alimenti, anziché quelli classici con il tanto temuto zucchero?”

Sebbene questo sia un quesito ricorrente, tante persone alla fine, trovandosi davanti allo scaffale del supermercato e dovendo scegliere tra un alimento “normale” e quello “zero“, propenderanno quasi la maggior parte delle volte per quest’ultimo, con la convinzione di introdurre così, all’interno del proprio corpo, un quantitativo minore/limitato di zuccheri.

Esistono però delle alternative valide in commercio. Infatti, un po’ anche per “moda”, per un periodo si diffusero dolcificanti di altra natura, come il fruttosio o la stevia, di origine vegetale.

Ma in questo contesto occorre fare delle precisazioni, tra queste la più rilevante, ovvero che gli edulcoranti non sono tutti uguali.

Erroneamente si è portati a pensare “L’importante è che sia zero“, ma quasi nessuno fa caso alla specifica tipologia di dolcificanti che è presente all’interno di quell’alimento, parecchie volte nemmeno si è a conoscenza del fatto che ci sia una distinzione o delle differenze.

Una “grande famiglia” suddivisa per categorie

Infatti, in quella che potremmo chiamare “grande famiglia degli edulcoranti“, ne esistono svariate tipologie, quindi adesso cercheremo di fare una classificazione, definendone per ciascuno gli aspetti principali e dividendoli per categorie.

Edulcoranti intensivi/strong. Sono molto più dolci del saccarosio, infatti basta utilizzarne quantità molto piccole e ridotte per ottenere un effetto “forte”. Tra questi rientrano l’aspartame, l’acesulfame K, la saccarina, il sucralosio, il ciclamato, il neotame, l’advantame, i glicosidi steviolici (stevia), la taumatina e la neoesperidina DC.

Polioli (o polialcoli). Hanno un potere dolcificante generalmente inferiore o simile allo zucchero, ma apportano meno calorie. Tra questi sono presenti il sorbitolo, il mannitolo, lo xilitolo, l’eritritolo, il maltitolo, il lattitolo, l’isomalto e il poliglicitolo/sciroppo di poliglicitolo.

Zuccheri e derivati con funzione dolcificante. Sono carboidrati che possono avere anche la funzione di dolcificante, anche se non sempre vengono classificati come “edulcoranti” in senso stretto. All’elenco appartengono il saccarosio, il glucosio, il fruttosio, il destrosio, lo sciroppi di glucosio/fruttosio, il maltosio e il lattosio.

L’interpretazione psicologica del cosiddetto “zero”

Quindi, in quest’ambiente ricolmo di prodotti a cui bisogna “togliere” per forza qualcosa per essere “comprati”, lo “zero” non è soltanto una caratteristica nutrizionale, bensì ricopre un significato psicologico non indifferente, ed è diventato un vero e proprio codice culturale/comunicativo.

Tutti questi “zeri” infatti, trasmettono al cervello l’idea di poter eliminare una componente percepita come negativa/sbagliata, ma senza rinunciare a quel determinato prodotto, seppur “nasca” come “grasso/calorico”.

A questo, si aggiunge la falsa credenza che, essendo zero, se ne possono mangiare quantità maggiori, anche illimitate, proprio per il principio del “tanto non fa ingrassare“.

Inoltre, volendo pensare all’aspetto del marketing e analizzandolo, lo “zero” è immediatamente comprensibile e ha un forte potere persuasivo. Non dice “questo prodotto è migliore rispetto all’altro”, ma suggerisce che “qui manca qualcosa di cui probabilmente vuoi fare a meno”.

Sempre più prodotti “senza”, ma togliendo tutto cosa rimane?

Nella nostra mente tra l’altro, cercare di voler prendere lo stesso un prodotto considerato “normale”, può scaturire un senso di colpa difficile da contrastare. Pertanto, questo potrebbe anche contribuire alla contrapposizione tra lo “zero” (corrispondente a ciò che è “permesso/lecito”) e lo zucchero (percepito invece come “vietato/da abolire”).

Inoltre, scegliere alimenti/bevande “zero”, riflette una tendenza contemporanea in cui si è convinti che “meno zucchero/calorie/grassi/carboidrati” equivalgano all’essere in forma, in salute e soprattutto in linea, con un peso che sia “nella norma”, attenti al proprio corpo, sportivi e in un certo senso “fit“.

Un fattore interessante, che però quasi mai viene tenuto in considerazione, è che un prodotto può anche essere “zero zuccheri” riguardo diversi criteri di etichettatura, e contemporaneamente contenere edulcoranti, carboidrati o altri ingredienti che ne modificano completamente l’essenza/il profilo.

In pratica quindi, lo “zero” è passato in pochissimo tempo dall’essere una quantità a diventare un valore culturale.

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