SICILIA – Nonostante le precipitazioni degli ultimi mesi, la situazione degli invasi in Sicilia resta fortemente critica. A certificarlo è il report dell’Autorità di Bacino regionale, che fotografa uno scenario ancora lontano dalla normalità.
A fronte di una capacità complessiva di circa un miliardo di metri cubi, le dighe contengono attualmente poco più di 536 milioni.
Fango e sabbia riducono drasticamente l’acqua disponibile
Il dato reale è però ancora più allarmante: circa 160 milioni di metri cubi risultano inutilizzabili a causa dell’accumulo di terra e sedimenti mai rimossi.
Di fatto, l’acqua effettivamente disponibile scende a circa 370 milioni di metri cubi, poco più di un terzo della capacità originaria.
Dighe inefficienti e sistema in affanno
Solo 25 delle 45 dighe siciliane risultano pienamente operative. Le altre presentano criticità legate a:
- mancati collaudi
- necessità di manutenzione
- problemi strutturali
Cinque invasi sono praticamente inutilizzabili a causa del cosiddetto “interrimento”, ovvero l’accumulo massiccio di detriti.
Interventi costosi e soluzioni parziali
Negli ultimi anni la Regione ha stanziato circa 270 milioni di euro tra fondi nazionali e regionali. Gli interventi hanno riguardato soprattutto:
- la realizzazione di nuovi pozzi
- il recupero delle perdite della rete idrica
Queste misure hanno prodotto circa 2000 litri al secondo, con ulteriori incrementi previsti nei prossimi mesi e anni.
Dissalatori e dubbi sui costi
Altri 100 milioni sono stati destinati alla costruzione di tre dissalatori, che dovrebbero garantire 520 litri al secondo entro sei mesi.
Tuttavia, su questi impianti pesa il rilievo della Corte dei Conti, che ha evidenziato criticità sulla sostenibilità economica dei costi di gestione.
Un problema strutturale mai risolto
Secondo gli esperti, il nodo principale resta l’assenza di interventi strutturali sulle dighe, come:
- rimozione dei sedimenti (sfangamento)
- riduzione dell’apporto di materiali solidi
- ammodernamento degli impianti
Una mancata manutenzione che, nel tempo, ha trasformato gli invasi in contenitori sempre meno efficienti, aggravando una crisi idrica che continua a pesare sull’intera regione.



