Quella Sicilia devastata dall’emergenza climatica: l’estate “nera” dell’isola simbolo di un mondo in pericolo

Quella Sicilia devastata dall’emergenza climatica: l’estate “nera” dell’isola simbolo di un mondo in pericolo

SICILIA – Fumo, fiamme, fuoco, emergenza climatica: è tutto quello che la Sicilia (e non solo) ha visto negli ultimi mesi. Gli incendi hanno costretto le autorità a dichiarare lo stato d’emergenza, le temperature hanno raggiunto cifre da record e c’è chi lotta senza sosta per mantenere al sicuro un territorio minacciato dai roghi boschivi.

Nella Giornata mondiale dell’aiuto umanitario (o World Humanitarian Day) del 2021, dedicato all’emergenza climatica, la Sicilia diventa un piccolo ma significativo simbolo di come la noncuranza per l’ambiente possa trasformarsi inesorabilmente in un dramma che non escluderebbe neanche gli angoli di “paradiso terrestre”.


L’emergenza climatica: un dramma globale

“In the race against the climate crisis, we can’t leave anyone behind”. Nessuno può essere lasciato indietro. È questo lo slogan scelto dall’OCHA (Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari) per il World Humanitarian Day 2021.

Quella contro l’emergenza ambiente è diventata una vera corsa contro il tempo. L’Earth Overshoot Day 2021 è caduto il 29 luglio: il mondo ha impiegato appena 7 mesi per sfruttare le risorse prodotte dalla Terra in un intero anno. Un dato aberrante, sufficiente a spiegare la “ribellione” della natura: caldo da record, incendi dalla Siberia all’Italia, inondazioni disastrose dalla Turchia alla Germania, tanti sfollati… Alcune stime parlano di 350 milioni di migranti ambientali entro il 2050: una potenziale emergenza umanitaria che non può passare sotto silenzio.

Emergenza climatica e ambientale in Sicilia: i rischi

In estate, gli incendi e i fenomeni climatici estremi (come le temperature pericolosamente vicine ai 50°) sono stati protagonisti in Sicilia e altre parti del mondo. E con il ritorno dell’inverno si temono le altrettanto pericolose piogge. Senza un cambio di rotta, gli isolani dovranno abituarsi, come tutti gli altri, ai fenomeni estremi della natura.

Quali sono i rischi? Non si tratta solo di incendi. Ci sono molti più elementi che raccontano la storia dell’emergenza ambientale in Sicilia: i mari inquinati, i rifiuti, la vegetazione ridotta, gli ecosistemi sempre più in pericolo… L’area mediterranea è vulnerabile a tutto questo e a molto altro.

La stagione del 2020 e la vulnerabilità della Sicilia

“La sintesi di quanto accaduto nel 2020, considerato che la temperatura globale è in costante aumento, ci conferma che il bacino del Mediterraneo (e quindi la Sicilia) è un’area particolarmente vulnerabile (hot spot) ai cambiamenti climatici”, spiega Vincenzo Infantino, direttore di Arpa Sicilia.

La situazione viene così spiegata dall’esperto: “I cambiamenti climatici sono caratterizzati non solo da un riscaldamento del clima globale, ma anche da un’intensificazione del ciclo idrogeologico. A livello globale questo comporta un aumento dell’evaporazione e della precipitazione”.

Il 2020 è stato un anno a metà tra siccità e precipitazioni pericolose, soprattutto nell’isola più grande del Mediterraneo: “In Sicilia la stagione invernale nel 2020 è stata particolarmente siccitosa: il bimestre gennaio-febbraio, con soli 16mm di precipitazione media regionale, è risultato il più asciutto dal 1921. In primavera sono state rilevate forti precipitazioni che hanno raggiunto un valore massimo pari a 345mm in 48 ore a Linguaglossa (Catania)”.

“Le precipitazioni, unite a venti di forte intensità, hanno causato allagamenti in aree urbane, sversamenti di detriti lungo la viabilità, fenomeni franosi, esondazioni del reticolo secondario, caduta di alberi e ingressioni marine”. Inoltre il 14 maggio si è registrato un valore massimo di temperatura pari a 40.3°C a Patti (Messina). In estate, il 15 luglio si è verificata una tromba d’aria a Mineo (Catania) e tra il 15 e il 19 luglio si sono abbattuti sull’isola temporali sparsi, localmente intensi. I valori massimi sono stati rilevati a Palermo con 134mm in meno di 3 ore e 87.8mm in un’ora. Si è trattato delle massime intensità mai registrate per le durate di 1 e 3 ore da inizio misurazioni”.

Le conseguenze dei fenomeni estremi

“Tale evento ha messo in evidenza l’insufficienza strutturale del sistema di smaltimento delle acque meteoriche per tali intensità pluviometriche. Si è infatti verificato l’allagamento quasi totale del reticolo viario con decine di auto intrappolate e sommerse nei sottopassi”, spiega Infantino, rievocando le disastrose ondate di maltempo che tra agosto e settembre hanno colpito la Sicilia orientale. I nubifragi dell’area sud di Catania e nell’entroterra, il 14 settembre 2020, hanno raggiunto un “massimo accumulo pari a 122.6mm totali e un’intensità massima oraria di 73mm”.

Non meno problematico è stato il momento finale dell’anno: “I primi di ottobre, gli intensi venti di Scirocco hanno prodotto un forte rialzo termico sul settore tirrenico, che hanno fatto registrare i massimi valori delle serie storiche per il mese di ottobre con un valore massimo di 38.2°C. Tra il 28 e il 29 novembre il maltempo ha colpito ancora la Sicilia, con precipitazioni concentrate principalmente nei settori orientali, dove in ampie aree sono stati registrati valori cumulati in 48 ore superiori ai 100mm fino a un massimo di 375mm a Castiglione di Sicilia (Catania). I fenomeni sono stati localmente accompagnati da venti forti, in particolare a Catania, dove, durante la serata del 28 novembre, si è verificata una tromba d’aria che ha provocato nella zona meridionale della città gravi danni, tra cui allagamenti, frane, danni a edifici e infrastrutture e crollo di molti alberi. Infine tra il 5 e il 6 dicembre le precipitazioni hanno colpito la Sicilia con valori cumulati in 48 ore che sono risultati superiori a 100mm nelle aree nord-orientali dell’isola (con punta massima di 409mm a Novara di Sicilia (Messina). Le precipitazioni hanno causato frane, trasporto di detriti su strade e abitazioni, caduta di alberi e danni alle coperture di edifici, ricorda il direttore di Arpa Sicilia.

Non solo Sicilia: l’emergenza climatica nel “disastroso” 2020

“Il 2020 a scala globale sulla terraferma è stato l’anno più caldo della serie storica, con un’anomalia di +1.44°C rispetto al valore climatologico di riferimento 1961-1990″.

“In Italia è stato il quinto anno più caldo dal 1961, registrando un’anomalia media di +1.54°C. Con l’eccezione di ottobre, in tutti i mesi dell’anno la temperatura media in Italia è stata superiore alla norma, con un picco di anomalia positiva a febbraio (+2.88°C), seguito da agosto (+2.49°C). La temperatura superficiale dei mari italiani nel 2020 si colloca al quarto posto dell’intera serie, con un’anomalia media di +0.95°C”.

I dati drammatici in Sicilia

Nelle immagini diffuse nelle ultime settimane c’è una Sicilia “distrutta”, messa in ginocchio da un’emergenza incendi sempre più preoccupante. Il bilancio è disastroso e vedere fumo e fiamme invece della solita Macchia Mediterranea è, quest’anno più che mai, una ferita emotiva per i siciliani.

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Anche se quest’anno l’emergenza incendi è stata vissuta con particolare intensità, si tratta di un fenomeno non nuovo. Lo conferma ARPA Sicilia, che collabora con il Servizio 4 Antincendio Boschivo del Corpo Forestale Regionale del Territorio e dell’Ambiente Comando del Corpo Forestale della Regione Siciliana Servizio 4 Antincendio Boschivo per l’elaborazione di un indicatore “Entità degli incendi boschivi” annuale: “L’analisi dei dati degli incendi boschivi 2020, estratti dal database del Sistema Informativo Forestale (SIF), che contiene i soli incendi perimetrati e validati, mostra un incremento del numero d’incendi negli ultimi 15 anni con un andamento a cuspide che rappresenta la ciclicità con cui gli eventi si verificano, con picchi intervallati ogni 4-5 anni circa”.

“In particolare, tra la stagione 2019 e 2020, il numero di incendi boschivi è aumentato. È evidente l’aumento della superficie boscata percorsa dal fuoco (+4.718ha), sinonimo di una stagione che ha visto un attacco massiccio dei ‘criminali del fuoco‘ al patrimonio ambientale, i cui effetti numerici sono evidenti. Per il 2021 è facile immaginare che non ci sarà un’inversione di tendenza”.

Prevenzione e sensibilizzazione come soluzione

L’unico modo per permettere la vittoria contro l’emergenza climatica e ambientale è sensibilizzare e informare. Questo è anche uno degli obiettivi di Arpa Sicilia, che agisce:

  • attraverso un’attività di comunicazione e informazione ambientale, con relazioni monotematiche (aria, mare, suolo, etc.) e dati scientifici, pubblicati sul sito istituzionale, “nell’ottica di fornire un servizio alla cittadinanza attraverso il quale acquisire maggiore conoscenza dello stato dell’ambiente del proprio territorio e, quindi, la consapevolezza del ruolo che possono rivestire nel contribuire nella tutela ambientale”. È soprattutto l’annuario dei dati ambientale (consultabile qui) a fornire sinteticamente i dati;
  • attraverso attività dedicate alle scuole nell’ambito dei programmi di educazione ambientale e alla sostenibilità, sia con programmi specifici o singoli incontri (esempi sono il programma “SiciliAmbiente e Arpa a Scuola insieme”, organizzato nel 2020 per sensibilizzare sugli obiettivi dell’Agenda 2030 relativamente all’ambiente, e la rassegna di documentari proiettati al SiciliAmbiente Festival di San Vito Lo Capo);
  • attraverso seminari online sugli obiettivi dell’Agenda 2030, sui cambiamenti climatici, su rifiuti e microplastiche, nonché su salute e ambiente;
  • attraverso progetti di “citizen science“, come il NOSE, che “vede i cittadini dell’area ad elevato rischio di crisi ambientale (AERCA) del Siracusano, del comprensorio del Mela (Messina) e di una area dell’agglomerato urbano Catanese, protagonisti nel segnalare tramite un’App eventi di molestie olfattive che consentono agli operatori di ARPA Sicilia, di poter intervenire tempestivamente e, con opportune elaborazioni modellistiche, di risalire alla fonte dell’emissione molesta”;
  • attraverso specifici eventi (come “Puliamo la spiaggia” a Capaci in occasione della Giornata dell’ambiente dello scorso 5 giugno).

Conclusione

“The climate emergency is a race we are losing, but it is a race we can win” (“L’emergenza climatica è una sfida che stiamo perdendo, ma che possiamo vincere”).

Nelle parole del segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, e nell’hashtag scelto per il World Humanitarian Day odierno (#TheHumanRace) c’è l’idea di uno sforzo collettivo da compiere per evitare una disfatta che distruggerebbe lentamente tutti, nessuno escluso.

Fonte immagini: Vigilidelfuoco.TV