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08.07.2026

Intervento mini-invasivo salva un paziente con una rara sindrome della vena cava: successo al Policlinico di Palermo

di Redazione | 2 min di lettura

Procedura innovativa eseguita dal Centro regionale per l'estrazione degli elettrocateteri: evitato un intervento a cuore aperto

Intervento mini-invasivo salva un paziente con una rara sindrome della vena cava: successo al Policlinico di Palermo
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Ancora un importante risultato per il Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo, che conferma il proprio ruolo di centro di riferimento per la gestione delle patologie ad alta complessità. Un’équipe multidisciplinare ha infatti eseguito con successo una delicata procedura ibrida completamente mini-invasiva su un paziente affetto da una grave Sindrome della vena cava superiore, evitando così un intervento cardiochirurgico a cuore aperto.

L’intervento è stato effettuato presso il Centro di Riferimento Regionale per l’estrazione degli elettrocateteri, diretto dal dottor Salvatore Torre, afferente all’Unità Operativa di Cardiochirurgia guidata dalla professoressa Linda Pisano.

Una patologia rara e altamente invalidante

Il paziente, portatore di un dispositivo di resincronizzazione cardiaca, da mesi presentava un marcato gonfiore del volto, del collo e della parte superiore del torace, accompagnato da sintomi che compromettevano significativamente la qualità della vita.

Dopo un lungo percorso diagnostico, i medici dell’Unità Operativa di Medicina Interna dell’Azienda ospedaliera “Villa Sofia-Cervello” di Palermo, il professore Antonio Carroccio e la dottoressa Carola Buscemi, hanno individuato la causa del problema: una Sindrome della vena cava superiore provocata dalla fibrosi sviluppatasi attorno ai vecchi elettrocateteri del dispositivo cardiaco.

La fibrosi aveva determinato un grave restringimento, fino alla quasi completa occlusione, delle principali vene che riportano il sangue dalla testa e dagli arti superiori al cuore.

Intervento in un’unica seduta operatoria

Il paziente è stato quindi affidato al Policlinico universitario, dove è stato sottoposto a un intervento altamente specialistico che ha coinvolto cardiochirurghi, chirurghi vascolari, elettrofisiologi e cardio-anestesisti.

Nella prima fase il dottor Salvatore Torre ha proceduto all’estrazione degli elettrocateteri responsabili dell’ostruzione.

Successivamente il team di Chirurgia Vascolare, diretto dal professore Felice Pecoraro con il professore Ettore Dinoto, ha effettuato la ricanalizzazione delle vene mediante angioplastica e il posizionamento di stent vascolari, ripristinando completamente il normale flusso sanguigno.

L’intervento è stato eseguito in anestesia generale dal team di Cardioanestesia diretto dalla professoressa Cesira Palmeri, con le dottoresse Paola Graviano e Maria Rosaria Re.

Rapida ripresa e dimissioni dopo pochi giorni

Grazie all’approccio mini-invasivo, il paziente ha evitato il ricorso a un intervento a cuore aperto, beneficiando di un rapido miglioramento della sintomatologia e di un decorso post-operatorio particolarmente favorevole.

Dopo pochi giorni è stato dimesso in ottime condizioni di salute.

Furnari: “Il Policlinico conferma il suo ruolo di riferimento regionale”

La direttrice generale dell’Azienda ospedaliera universitaria, Maria Grazia Furnari, ha sottolineato il valore dell’intervento.

“Questo intervento rappresenta un esempio concreto di come il Policlinico sia in grado di affrontare con successo anche i casi più complessi grazie alla collaborazione tra équipe multidisciplinari e all’elevato livello di competenze presenti nella nostra Azienda, confermando la classificazione di DEA di secondo livello”.

“Investire in professionalità, innovazione tecnologica e organizzazione significa offrire ai cittadini cure sempre più efficaci, sicure e meno invasive, consolidando il ruolo del Policlinico come punto di riferimento regionale per l’alta specialità”.

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