I dettagli della vasta operazione antimafia a Catania
Dalle prime ore dell’8 giugno la Polizia di Stato ha eseguito una vasta operazione antimafia coordinata dalla Procura Distrettuale di Catania, che ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 20 persone.
Il provvedimento è stato emesso dal Gip del Tribunale di Catania nei confronti di soggetti gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione mafiosa armata, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione e spaccio di droga, detenzione di armi da guerra, armi clandestine, armi comuni da sparo e tentato omicidio.
L’indagine ha riguardato il clan dei “Carcagnusi”, riconducibile alla famiglia mafiosa Mazzei, storicamente affiliata a Cosa Nostra catanese.
Secondo l’impostazione accusatoria, l’organizzazione avrebbe operato sfruttando le condizioni di assoggettamento e omertà tipiche delle associazioni mafiose, gestendo traffici di droga e altre attività illecite sul territorio etneo.
Per altri 12 indagati è stato disposto l’interrogatorio preventivo previsto dalla normativa vigente. Le loro posizioni saranno valutate successivamente dall’autorità giudiziaria.
L’inchiesta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia ed eseguita dalla Squadra Mobile di Catania – Sezione Reati contro il Patrimonio e la Pubblica Amministrazione – Squadra Antiestorsioni, è stata avviata nel dicembre 2023.
Le prime attività investigative si erano concentrate su un soggetto ritenuto attivo nel traffico di cocaina.
Secondo gli investigatori, l’uomo avrebbe gestito lo spaccio insieme allo zio attraverso una struttura criminale radicata nel territorio.
Le intercettazioni e gli approfondimenti investigativi avrebbero consentito di accertare collegamenti diretti con il clan Mazzei.
In particolare, l’uomo sarebbe stato il principale fornitore di parte della cocaina destinata all’organizzazione mafiosa, operando insieme a due soggetti ritenuti esponenti di vertice del clan e legati da vincoli di parentela con lo storico capo della famiglia mafiosa.
Tra gli indagati figurano infatti diversi nipoti e una figlia del boss.
Secondo gli inquirenti, uno dei principali uomini di fiducia della famiglia sarebbe stato incaricato della gestione operativa del traffico di stupefacenti.
Le indagini avrebbero confermato che il centro operativo del clan era rimasto nel quartiere San Cristoforo, in particolare nella zona di via Belfiore, conosciuta come il “Traforo”.
Da qui gli affiliati avrebbero continuato a esercitare il controllo del territorio e delle attività criminali.
L’inchiesta ha ricostruito un articolato traffico di sostanze stupefacenti, fondato non soltanto sulle tradizionali piazze di spaccio ma anche su un moderno sistema di distribuzione.
Secondo quanto emerso, il clan avrebbe progressivamente sostituito lo spaccio in strada con vere e proprie “case di spaccio”, appartamenti fortificati e dotati di sistemi di videosorveglianza capaci di monitorare l’arrivo delle forze dell’ordine.
La droga veniva distribuita sia alle piazze controllate direttamente dall’organizzazione sia a trafficanti locali e gruppi criminali vicini ad altri clan mafiosi.
Un contributo significativo alle indagini sarebbe arrivato anche dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia.
Le testimonianze avrebbero consentito di ricostruire gli assetti attuali dell’organizzazione, i rapporti con gli altri clan catanesi e i principali affari illeciti gestiti dal gruppo criminale.
Nel corso dell’inchiesta è stato inoltre ricostruito, sul piano indiziario, un tentato omicidio avvenuto il 19 agosto 2024 in viale Bummacaro.
Secondo gli investigatori, alcuni colpi di arma da fuoco sarebbero stati esplosi contro un soggetto imparentato con esponenti del clan Cappello-Bonaccorsi, storico gruppo rivale nel panorama mafioso etneo.
Tra i risultati più rilevanti dell’operazione figura il sequestro di un imponente arsenale scoperto in un garage di via Fattorini, nel quartiere Picanello.
All’interno del locale gli investigatori hanno rinvenuto:
Nello stesso garage sono stati trovati:
oltre a bilance e materiale utilizzato per il confezionamento della droga.
Il 17 aprile 2025 è stato arrestato l’uomo ritenuto incaricato della custodia dell’arsenale e delle scorte di stupefacenti del clan.
Nel suo domicilio, nel quartiere San Cristoforo, gli investigatori hanno sequestrato:
Successivamente, presso un’altra abitazione riconducibile allo stesso soggetto, sono stati rinvenuti ulteriori 8,052 chilogrammi di cocaina, confezionati con le stesse modalità della droga già sequestrata.

L’esecuzione delle misure cautelari ha visto impegnati, oltre agli investigatori della Squadra Mobile di Catania, anche personale del Reparto Prevenzione Crimine Sicilia Orientale, unità della Polizia Scientifica, operatori di altre articolazioni della Questura e un elicottero del IV Reparto Volo della Polizia di Stato di Palermo.
Le accuse formulate nei confronti degli indagati si basano sugli elementi raccolti nella fase delle indagini preliminari. La responsabilità penale dei soggetti coinvolti potrà essere accertata soltanto con una sentenza definitiva di condanna, nel pieno rispetto del principio costituzionale della presunzione di innocenza.