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08.06.2026

Catania, 20 arresti contro il clan Carcagnusi-Mazzei: sequestrate armi da guerra e oltre 59 chili di droga

di Redazione | 4 min di lettura

I dettagli della vasta operazione antimafia a Catania

Catania, 20 arresti contro il clan Carcagnusi-Mazzei: sequestrate armi da guerra e oltre 59 chili di droga
Indice

Dalle prime ore dell’8 giugno la Polizia di Stato ha eseguito una vasta operazione antimafia coordinata dalla Procura Distrettuale di Catania, che ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 20 persone.

Il provvedimento è stato emesso dal Gip del Tribunale di Catania nei confronti di soggetti gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione mafiosa armata, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione e spaccio di droga, detenzione di armi da guerra, armi clandestine, armi comuni da sparo e tentato omicidio.

Nel mirino il clan Carcagnusi della famiglia mafiosa Mazzei

L’indagine ha riguardato il clan dei “Carcagnusi”, riconducibile alla famiglia mafiosa Mazzei, storicamente affiliata a Cosa Nostra catanese.

Secondo l’impostazione accusatoria, l’organizzazione avrebbe operato sfruttando le condizioni di assoggettamento e omertà tipiche delle associazioni mafiose, gestendo traffici di droga e altre attività illecite sul territorio etneo.

Per altri 12 indagati è stato disposto l’interrogatorio preventivo previsto dalla normativa vigente. Le loro posizioni saranno valutate successivamente dall’autorità giudiziaria.

Le indagini partite nel 2023

L’inchiesta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia ed eseguita dalla Squadra Mobile di Catania – Sezione Reati contro il Patrimonio e la Pubblica Amministrazione – Squadra Antiestorsioni, è stata avviata nel dicembre 2023.

Le prime attività investigative si erano concentrate su un soggetto ritenuto attivo nel traffico di cocaina.

Secondo gli investigatori, l’uomo avrebbe gestito lo spaccio insieme allo zio attraverso una struttura criminale radicata nel territorio.

I legami con la famiglia mafiosa

Le intercettazioni e gli approfondimenti investigativi avrebbero consentito di accertare collegamenti diretti con il clan Mazzei.

In particolare, l’uomo sarebbe stato il principale fornitore di parte della cocaina destinata all’organizzazione mafiosa, operando insieme a due soggetti ritenuti esponenti di vertice del clan e legati da vincoli di parentela con lo storico capo della famiglia mafiosa.

Tra gli indagati figurano infatti diversi nipoti e una figlia del boss.

Secondo gli inquirenti, uno dei principali uomini di fiducia della famiglia sarebbe stato incaricato della gestione operativa del traffico di stupefacenti.

La roccaforte nel quartiere San Cristoforo

Le indagini avrebbero confermato che il centro operativo del clan era rimasto nel quartiere San Cristoforo, in particolare nella zona di via Belfiore, conosciuta come il “Traforo”.

Da qui gli affiliati avrebbero continuato a esercitare il controllo del territorio e delle attività criminali.

Il sistema delle “case di spaccio”

L’inchiesta ha ricostruito un articolato traffico di sostanze stupefacenti, fondato non soltanto sulle tradizionali piazze di spaccio ma anche su un moderno sistema di distribuzione.

Secondo quanto emerso, il clan avrebbe progressivamente sostituito lo spaccio in strada con vere e proprie “case di spaccio”, appartamenti fortificati e dotati di sistemi di videosorveglianza capaci di monitorare l’arrivo delle forze dell’ordine.

La droga veniva distribuita sia alle piazze controllate direttamente dall’organizzazione sia a trafficanti locali e gruppi criminali vicini ad altri clan mafiosi.

Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia

Un contributo significativo alle indagini sarebbe arrivato anche dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia.

Le testimonianze avrebbero consentito di ricostruire gli assetti attuali dell’organizzazione, i rapporti con gli altri clan catanesi e i principali affari illeciti gestiti dal gruppo criminale.

Ricostruito un tentato omicidio

Nel corso dell’inchiesta è stato inoltre ricostruito, sul piano indiziario, un tentato omicidio avvenuto il 19 agosto 2024 in viale Bummacaro.

Secondo gli investigatori, alcuni colpi di arma da fuoco sarebbero stati esplosi contro un soggetto imparentato con esponenti del clan Cappello-Bonaccorsi, storico gruppo rivale nel panorama mafioso etneo.

Scoperto un arsenale da guerra a Picanello

Tra i risultati più rilevanti dell’operazione figura il sequestro di un imponente arsenale scoperto in un garage di via Fattorini, nel quartiere Picanello.

All’interno del locale gli investigatori hanno rinvenuto:

  • 2 fucili d’assalto Kalashnikov calibro 7.62×39 con 7 caricatori;
  • 1 fucile semiautomatico Beretta calibro 12 con matricola abrasa e canna modificata;
  • 3 revolver calibro 38 Special;
  • diverse pistole semiautomatiche Beretta, CZ, Grand Power e Smith & Wesson;
  • 1 pistola mitragliatrice Skorpion;
  • 1 penna pistola calibro 6.35;
  • 5 silenziatori di diverso calibro;
  • numerosi caricatori e munizioni.

Sequestrati oltre 59 chili di sostanze stupefacenti

Nello stesso garage sono stati trovati:

  • 48,218 chilogrammi di marijuana;
  • 11,054 chilogrammi di hashish;
  • 190 grammi di cocaina;

oltre a bilance e materiale utilizzato per il confezionamento della droga.

L’arresto del custode dell’arsenale

Il 17 aprile 2025 è stato arrestato l’uomo ritenuto incaricato della custodia dell’arsenale e delle scorte di stupefacenti del clan.

Nel suo domicilio, nel quartiere San Cristoforo, gli investigatori hanno sequestrato:

  • 2,3 chilogrammi di cocaina;
  • un revolver Colt con munizioni;
  • un fucile semiautomatico con caricatore e 30 cartucce;
  • una pistola mitragliatrice Skorpion con 19 cartucce;
  • un Kalashnikov con caricatore e 43 cartucce.

Successivamente, presso un’altra abitazione riconducibile allo stesso soggetto, sono stati rinvenuti ulteriori 8,052 chilogrammi di cocaina, confezionati con le stesse modalità della droga già sequestrata.

Imponente dispositivo operativo

L’esecuzione delle misure cautelari ha visto impegnati, oltre agli investigatori della Squadra Mobile di Catania, anche personale del Reparto Prevenzione Crimine Sicilia Orientale, unità della Polizia Scientifica, operatori di altre articolazioni della Questura e un elicottero del IV Reparto Volo della Polizia di Stato di Palermo.

La presunzione di innocenza

Le accuse formulate nei confronti degli indagati si basano sugli elementi raccolti nella fase delle indagini preliminari. La responsabilità penale dei soggetti coinvolti potrà essere accertata soltanto con una sentenza definitiva di condanna, nel pieno rispetto del principio costituzionale della presunzione di innocenza.

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