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23.06.2026

Nicola Costa in “Il processo alle intenzioni” racconta il complicato gioco di potere tra politica e cultura

di Elisa Guccione | 3 min di lettura

Ennesima denuncia di Costa da sempre promotore della cultura della legalità

Nicola Costa in “Il processo alle intenzioni” racconta il complicato gioco di potere tra politica e cultura

Il regista, attore e drammaturgo Nicola Costa sabato 4, alle ore 21.00, e domenica 5 luglio alle ore 18.00 e 21.00, sul palco del Centro Zo porterà in scena “Il processo alle intenzioni”, prodotto da Statale 114 di Silvio Parito. Ennesima denuncia di Costa da sempre promotore della cultura della legalità.

Il testo – come ha spiegato l’artista durante il nostro incontro in un momento di pausa dalle prove – riconduce ad una libera ispirazione de “Il processo” di Franz Kafka riproposto con un nuovo allestimento rispetto alla messa in scena del 2015 al teatro Erwin Piscator. In scena un cast di ben tredici interpreti composto da Tiziana D’Agosta, Lucia Di Carlo, Giusy Giarratana, Alfio Emanuele Mazzaglia, Marina Mercorillo, Leonardo Nicolosi, Maria Elena Nociforo, Viola Parisi, Salvo Quartarone, Paola Saverino, Nicoletta Schillaci, Carla Torrisi, Sabina Zapperi.

Una nuova denuncia e un nuovo attacco non solo all’attuale classe politica ma al complicato rapporto tra  politica e cultura spesso sottomessa all’ideologia di turno…

“Lo spettacolo conclude un percorso di studio e approfondimento del progetto Centro Studi Teatro e Legalità ed è una chiara denuncia diretta all’equilibrio spesso squilibrato che esiste nel rapporto tra arte, cultura e politica mettendo in evidenza la troppa presenza della politica in teatro ma anche la troppa presenza di un far teatro nella politica. È la storia di un artista che ha compreso che tutto è pilotato dal potere e per dare una mano all’arte decide di saltare la staccionata e diventare un politico, ma appena questa sua nobile intenzione verrà resa pubblica lo stesso uomo sarà oggetto di un interrogatorio kafkiano, condotto all’insegna di una sorta di giustizia ibrida non facile da identificare”.

In pratica il protagonista si ritroverà dentro un incubo…

“Sì. Vivrà un incubo da cui non uscirà vincitore, perché questa diatriba tra arte e politica è il fulcro dello spettacolo anche se sono convinto, come ho sempre dichiarato non solo nei versi di questo testo, che l’arte come l’anima non dovrebbero avere nè colore, nè sesso, nè forma”.

Sarebbe giusto lasciare la parola decisionale agli artisti ma come sappiamo non accade quasi mai…

“Il grande paradosso del gioco delle parti con la supremazia della politica che controlla e condiziona l’arte e la cultura è la realtà che stiamo vivendo e nel testo da artista e da uomo di teatro sento il necessario bisogno di denunciare ed esprimere il malcontento   proprio sul palcoscenico, il luogo prescelto per la maggiore espressione della creatività”.

Quali pensa possano essere le reazioni del pubblico?

“Mi piace rendere partecipe il pubblico di alcune dinamiche che gli spettatori magari non conoscono bene o addirittura non hanno assolutamente idea di questo tipo di problemi come ad esempio cosa si nasconde dietro l’allestimento di uno spettacolo. Mi piacerebbe pensare, o almeno spero, che dopo la visione di questa pièce la platea possa comprendere cosa si nasconde al di là del sipario”.

Quanto è importante, secondo lei, per il teatro contemporaneo denunciare i tanti e diversi problemi della nostra società?

“Nell’epoca dei social in cui tutti andiamo alla ricerca di un like o un follower credo sia fondamentale fermarsi e riappropriarsi della critica e del pensiero che ci rende esclusivi e ci dà la possibilità di riconoscersi, soprattutto in un momento particolare come quello attuale, nella voce di uno strumento antico di chi fa teatro”.

Dove la rivedremo prossimamente?

“Ci sono tanti progetti come le repliche, in giro per la Sicilia, del mio particolare riadattamento de La Lupa di Verga. Ritornerò di nuovo a dare voce allo spettacolo “Morte di un giudice- Omaggio a Rocco Chinnici” di Giovanni Coppola in scena a Battiati”.

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