All’interno della cornice della mostra multidisciplinare "Bellessere è Benessere: Il cavallo nell'opera di Jean Calogero", diversi componenti della redazione di "Brevis" si sono riuniti per un interessante dialogo a più voci che ha esplorato le interconnessioni tra le arti
C’è una sottile e provocatoria follia nel pretendere che un piccolo rettangolo di carta stampata, grande abbastanza da scivolare nella tasca di un cappotto o di un jeans, possa competere con lo schermo retroilluminato di uno smartphone. Eppure, è proprio da questa scommessa apparentemente anacronistica che prende vita Brevis, un progetto editoriale nato con l’obiettivo dichiaratamente romantico di riportare la lettura cartacea tra le mani dei più giovani. L’idea, germogliata quasi per sfida osservando la progressiva distanza delle nuove generazioni dai libri, si fonda su una convinzione profonda, condivisa con vigore da Antonello La Piana, fondatore di GAEditori insieme a Gaetano Amoruso: “l’essere umano ha un bisogno innato e viscerale di circondarsi di armonia e pulizia. Come un sasso lanciato in uno specchio d’acqua, la bellezza possiede un effetto onda capace di propagarsi nella società, modificandone la visione e spingendo all’emulazione”. Non è un ideale estetico fine a sé stesso, ma una forza trasformatrice, un “bellessere” che diventa benessere etico e sociale, capace di educare lo sguardo e, di riflesso, il comportamento collettivo.
Questo ideale è stato il fulcro del profondo dibattito culturale svoltosi sabato pomeriggio nella sala congressi dell’Istituto Incremento Ippico della Sicilia, a Catania. L’incontro è stato introdotto e moderato dal direttore di Brevis, Concetto Sciuto, il quale ha guidato con precisione il flusso dialettico del confronto. All’interno della cornice della mostra multidisciplinare “Bellessere è Benessere: Il cavallo nell’opera di Jean Calogero“, diversi componenti della redazione si sono riuniti per un interessante dialogo a più voci che ha esplorato le interconnessioni tra le arti. Sotto la direzione artistica e la cura di Tiziana Rasà, anch’essa firma e parte attiva della redazione del mensile della GAEditori, l’esposizione stessa si offre ai visitatori come un’esperienza sensoriale dinamica in cui la pittura, la musica e la letteratura cessano di essere compartimenti stagni per fondersi in un unico spazio da vivere e abitare. Le sale della mostra non sono concepite come corridoi di passaggio per una fruizione distratta, ma come luoghi di sosta dell’anima. Tra le opere del maestro Calogero, dove un cavallo in perenne galoppo si snoda attraverso i sentieri di un surrealismo contemporaneo, la curatrice ha voluto inserire i cofanetti di Brevis accanto a panchine disposte nelle nicchie, invitando i visitatori a fermarsi, respirare e leggere, cullati dalle partiture selezionate dal Conservatorio “Vincenzo Bellini”.
Nel coordinare gli interventi, il direttore Concetto Sciuto ha voluto rimarcare con forza il valore cardine dell’iniziativa, definendo “Brevis e Jean Calogero: cultura e arte, due pilastri da cui ripartire”. Sciuto ha sottolineato come il confronto svoltosi sabato pomeriggio dimostri la sinergia generativa che può nascere tra giornalismo e arte, soffermandosi sulla “possibilità concreta di vedere questo connubio fra arte e cultura grazie al mensile della GAEditori, che dà la possibilità di potersi esprimere, di portare avanti il proprio pensiero e di fare da vetrina per chi vuole realizzare dei progetti”. La mostra stessa, infatti, ha preso forma proprio a partire da un saggio critico firmato da Tiziana Rasà sulla simbologia del cavallo nell’universo pittorico di Calogero, pubblicato originariamente sulle pagine del mensile. La parola scritta si è così fatta seme tangibile, incarnando la missione di una redazione aperta che dà voce e spazio a studenti delle scuole medie, esordienti e a chiunque voglia tradurre in inchiostro le proprie visioni intellettuali.


In questo fitto dialogo tutto interno alla redazione, il Prof. Lorenzo Bordonaro ha allargato l’orizzonte verso una dimensione europea, evocando i suoi viaggi e le mobilità Erasmus. Ricordando lo stupore nel vedere scolaresche parigine di appena tre anni sedute in assoluto silenzio davanti ai capolavori dell’impressionismo, Bordonaro ha evidenziato come l’Europa coltivi un rapporto precoce e intimo con il museo, invitando la nostra cultura a riscoprire una fruizione più meditativa. Richiamando il celebre saggio di Martin Heidegger, Poeticamente abita l’uomo, il professore della redazione ha lanciato un monito severo contro un’esistenza appiattita sul progresso economico e tecnologico, esortando a ritrovare, sulla scorta di Erich Fromm, la dimensione dell’essere rispetto a quella dell’avere.

A dare anima e vita a questa ricerca di autenticità è stato l’intenso intervento di Danilo Ferrari, scrittore, giornalista e attore nonché redattore della rivista e che vive la propria disabilità anche impegnandosi a diffondere costantemente messaggi di inclusione. Attraverso la sua poliedrica lente espressiva, Ferrari ha esplorato la profonda connessione tra l’espressione creativa e l’esperienza della diversità funzionale, sostenendo con vigore che la dimensione artistica sia una componente intrinseca dell’umanità, capace di nobilitare ogni individuo indipendentemente dalle proprie condizioni fisiche o mentali. Nella sua visione profondamente positiva, Ferrari ha ricordato che la fragilità non deve essere intesa come un limite o una barriera, bensì come un elemento prezioso che arricchisce e dà spessore al valore estetico e identitario di ogni singola persona.

Il legame profondo con le proprie radici e la capacità di trasfigurarle attraverso l’universo pittorico del Maestro è stato invece approfondito da Mara Di Maura. La scrittrice ha evidenziato come l’arte di Jean Calogero colpisca proprio per il modo singolare in cui accoglie la nostalgia e quel senso di “non stare” nella propria terra d’origine. Nella sua analisi, Di Maura ha spiegato che la terra viene presentata in maniera non realistica, offrendosi piuttosto come un’evocazione astratta nata dalla distanza fisica: veri e propri “non luoghi” poetici ed emotivi, impossibili da ritrovare nella realtà oggettiva. Da questa lettura emerge una profonda riflessione sulla pittura e sulla scrittura, concepite non come fredda cronaca dei fatti, ma come un coinvolgimento viscerale e un atto di trasparenza in cui ogni singola parola o pennellata ha la forza di rivelare l’autenticità originaria dell’autore.
Sul concetto di totale libertà dell’artista si è soffermata Valentina Chisari, anch’essa parte attiva del gruppo redazionale, definendo l’arte come l’atto di creare qualcosa di bello laddove prima non c’era nulla. Attraverso un singolare aneddoto accademico legato a Jovanotti – il quale, difendendo una licenza poetica che aveva alterato la geografia di una città per esigenze di rima, rivendicò il privilegio dell’artista rispetto ai vincoli dei codici giuridici -, Chisari ha sottolineato come il creatore d’arte sia un sovvertitore positivo. Jean Calogero, come ogni grande maestro, unisce elementi incompatibili per la logica ordinaria ma perfetti per l’universo onirico, offrendo un dono di libertà che riscatta sia chi produce l’opera, sia chi ne fruisce.

Quella stessa libertà creativa si trova oggi a dover fare i conti con le sfide e le ombre della modernità tecnologica. L’avvocatessa Natascia Arcifa, sempre della redazione di Brevis, ha tracciato i confini del diritto d’autore nell’era dell’Intelligenza Artificiale, ricordando l’importante evoluzione legislativa italiana che, recependo l’AI Act, ha specificato come la tutela sia riservata esclusivamente all’ingegno propriamente umano. Di fronte ai rischi di plagio e alla riproduzione seriale delle macchine, che in fondo imitano i surrealisti assemblando immagini dal cloud, l’artista è chiamato a rivendicare la propria unicità formulando istruzioni complesse e visionarie, trasformando lo strumento tecnologico in un mero mezzo espressivo. Un’educazione al digitale che la dott.ssa Francesca Bella, sempre interna alla redazione, ha declinato in termini di responsabilità sociale. Analizzando il drammatico fenomeno dei “selfie fatali” tra i giovani, Bella ha ricordato che l’algoritmo non è un’entità astratta, ma si nutre delle nostre interazioni quotidiane. Scegliere di premiare la cultura e i contenuti positivi sui social, rifiutando la ricerca estrema di visibilità, diventa l’unico vero antidoto al degrado virtuale.
La trama dell’incontro è stata sublimata da due intermezzi musicali di Gregorio Lui. Se nel primo brano, “Il sogno di Aci“, Lui ha reinterpretato il mito locale traducendo in note l’amore e il presentimento della violenza di Polifemo, nel secondo momento musicale ha toccato le corde dell’impegno civile. Con l’esecuzione di “Matri mia“, una ballata che urla contro l’oppressione mafiosa e il malgoverno in Sicilia, il musicista ha riaffermato il ruolo dell’artista come sensibile ricettore delle dinamiche e delle sofferenze del proprio tempo storico. L’arte si fa così megafono del malessere collettivo, ma con un fine squisitamente etico: guidare la società verso un’evoluzione interiore attraverso l’emozione della bellezza, l’unica bussola naturale in grado di distinguere il bene dal degrado.


Al tavolo del dibattito si è unito anche l’Avv. Giovanni Patti, completando un mosaico di voci che ha visto tutti i componenti della redazione di Brevis stringersi attorno all’eredità spirituale di Jean Calogero. Forse, come suggeriscono le riflessioni conclusive del pomeriggio di ieri, non è certo che la bellezza salverà il mondo nel senso più assoluto del termine. Tuttavia, l’aggiunta di queste voci corali alimenta l’augurio che essa possa almeno rallentare la deriva nichilista di un’umanità troppo spesso attratta dall’effimero, dal potere e dal denaro. In questa strenua resistenza culturale, le opere dei grandi maestri e la passione indomita dell’intero gruppo redazionale rimangono i baluardi necessari per restituire all’esistenza la sua grandezza più autentica.
