Nel giorno della commemorazione del 34esimo anniversario della strage di Capaci, Palermo ha celebrato la memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino con l’apertura del Museo del Presente, spazio dedicato alla storia dell’antimafia e alla trasmissione dei valori della legalità alle nuove generazioni.
A parlare è stata Maria Falcone, presidente della Fondazione Falcone e sorella del magistrato ucciso nella strage del 23 maggio 1992.
“Questo museo è un sogno che si avvera dopo 34 anni. Qui verrà ricordata la storia dell’antimafia e tramandata ai ragazzi del futuro. Ragazzi che partecipano e, quando racconti loro la loro storia, sono ancora più attenti. La giornata della legalità deve essere un momento in cui si parla di lotta alla mafia, senza pensare che abbiamo vinto ma continuando a ricordare”.
Maria Falcone ha poi sottolineato il valore simbolico delle opere esposte nel Museo del Presente, tra cui i capolavori di Bartolomeo Manfredi e Gherardo delle Notti danneggiati nell’attentato mafioso di Firenze.
Accanto alle tele storiche trovano spazio anche opere contemporanee della collezione “Risarcimento”, realizzate da artisti internazionali come Christo, Robert Rauschenberg, Enzo Cucchi, Mimmo Paladino ed Emilio Isgrò.
“Queste opere recuperate ci dicono che la memoria va curata e tutelata. Questo museo serve a ricordare, dobbiamo parlare di lotta alla mafia senza pensare avere vinto”.
La presidente della Fondazione Falcone ha poi ricordato il rapporto costruito negli anni con i giovani.
“In tutti questi anni – ha aggiunto – l’amore diffuso tra i giovani mi ha aiutato. Ogni volta che incontro i ragazzi e racconto la storia di Giovanni e di Paolo loro ascoltano con attenzione, in silenzio”.
Alla commemorazione di Palermo ha partecipato anche Chiara Colosimo, arrivata a Palazzo Jung insieme a Lucia Borsellino e a Maria Falcone, in un gesto simbolico di unità tra le famiglie dei magistrati uccisi dalla mafia.
La presidente della Commissione Antimafia ha fatto il punto sul lavoro svolto negli ultimi anni sulle stragi del 1992, in particolare sui 57 giorni che separarono Capaci da via D’Amelio.
“Il lavoro della Commissione è a buon punto sulla strage Borsellino – ha detto Colosimo – Oggi sono tre anni che presiedo la Commissione antimafia e sono tre anni che mi occupo dei 57 giorni che dividono la strage di Capaci da quella di via D’Amelio. E’ stato un lavoro importante sia per i tempi che per tutto quello che ne è uscito”.
Colosimo ha poi evidenziato le difficoltà affrontate nel corso dell’inchiesta parlamentare.
“Alcuni passaggi sono stati dolorosi e decisamente sgradevoli. Ma il fatto che i figli del giudice Paolo Borsellino sostengano il lavoro della Commissione antimafia è per me uno sprone maggiore per chiudere il prima possibile la relazione su questa strage”.