A Palermo si è mobilitato il corteo antimafia per il 34esimo anniversario della strage di Capaci
Dalla piazza del palazzo di giustizia di Palermo il corteo in onore del 34esimo anniversario dellastrage di Capaci. Centinaia i presenti, tra i gruppi partecipanti anche Cgil, Agende Rosse, Pd, centro studi Paolo e Rita Borsellino, l’associazione Our Voice, e i giovani democratici. Il corteo ha sfliato per le vie di Palermo in direzione dell’albero dedicato a Giovanni Falcone, dove ha terminato il suo giro.
Grazie alla mia città, oggi come 34 anni fa ricordiamo la morte di Giovanni, Francesca e dei ragazzi della scorta e poi di Paolo e dei suoi ragazzi.
Oggi ci sono soltanto io perché non voglio nessuno, ma vorrei dire: Giovanni è nostro e guai a chi ce lo tocca. Dietro di me ci sono soltanto i ragazzi che hanno letto i nomi delle vittime. Sono ragazzi che vengono da varie e parti d’Italia e sono la dimostrazione che, davanti alle cause importanti, tutti gli italiani devono essere d’accordo”.
Lo ha detto Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni e presidente della fondazione Falcone, parlando dal palco allestito sotto l’albero in via Notarbartolo a Palermo, in occasione del 34esimo anniversario dalla strage di Capaci.
“Quest’anno – ha proseguito – siamo stati precisi rispettando quell’orario tremendo che 34 anni fa ci ha levato tanti palermitani. La memoria non deve essere sterile ma deve essere un continuo ricordo alla città a non fermarsi, mai dire abbiamo vinto, perché purtroppo la mafia spesso risorge dalle sue stesse ceneri. La mafia a poco a poco aspetta che tutto si plachi attorno per ricominciare a pretendere il pizzo, creare disordini e infiltrarsi in quelle che sono le istituzioni sane del paese, contaminandole”, ha concluso Falcone.
Circa cinquecento persone si sono radunate dal primo pomeriggio davanti all’Albero Falcone, in via Notarbartolo, a Palermo, davanti al palazzo dove vivevano il giudice e la moglie Francesca Morvillo.
Si è svolto il minuto di silenzio, alle 17.58, ora esatta in cui il tritolo fece esplodere il tratto di autostrada A19 nei pressi dello svincolo di Capaci e l’arrivo del corteo organizzato da associazioni e movimenti, tra i quali Cgil, Agende Rosse, Pd, centro studi Paolo e Rita Borsellino, il collettivo Our Voice, e dai giovani democratici, che è partito dal Palazzo di giustizia. Nell’Albero Falcone sono stati posati bigliettini con scritto: “Siete nel nostro cuore”, “Gli uomini passano, ma le idee restano” e anche alcuni ritratti di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Diversi gli striscioni realizzati dai ragazzi di alcune scuole della città, tra questi uno coloratissimo che cita il nome di tutte le vittime della strage di Capaci.
“Ho sentito il bisogno di venire a farvi un saluto – afferma il pm della direzione nazionale antimafia Nino Di Matteo, in testa al corteo – questo bisogno lo avverto come magistrato e come cittadino in un giorno che sta diventando una parata istituzionale anche di sepolcri imbiancati che fingono di commemorare Falcone. In un contesto sempre più triste manifestazioni come questa rappresentano la speranza e la voglia di verità e di giustizia. Siete l’emblema del popolo che rifiuta le ricostruzioni minimaliste delle stragi”.
Riecheggiano fra il corteo gli slogan come “Dell’Utri e Cuffaro noi non li vogliamo” e “Fuori la mafia dallo Stato”.
“Non vogliamo costruire solo un corteo – hanno scritto su una nota gli organizzatori del corteo – ma un percorso che attivi tante e tanti, per le strade della nostra città, che faccia sentire la voce di una Palermo che non può più essere ostaggio delle verità occultate, del clientelismo mafioso e del degrado sociale“.
“Il 23 maggio non è giornata di passerelle – continua la nota -. Per noi resta momento di lotta, in cui prendersi cure delle ferite del cratere di Capaci che si tramandano di generazione in generazione“.
Gli organizzatori richiamano anche alcuni dei grandi nomi della lotta anti-mafiosa. “Crediamo in un’antimafia intersezionale e sociale, che muove i passi dalle denunce di Peppino Impastato, dalla lotta contro la guerra di Pio La Torre, dalla ribellione al patriarcato mafioso di Lia Pipitone, dagli insegnamenti lungo le strade delle periferie di Palermo di Padre Pino Puglisi”.