Mentre brillano le luci del Google Camp, Odissea, il nuovo kolossal di Christopher Nolan girato anche tra Favignana e le Isole Eolie, continua a riempire le sale cinematografiche
Ha preso il via nei giorni scorsi il Google Camp, il tradizionale summit esclusivo che ogni estate trasforma il Verdura Resort di Sciacca in uno dei luoghi più riservati ed esclusivi del pianeta.
Per alcuni giorni, tra la costa agrigentina e il Mediterraneo, si sono ritrovati alcuni fra gli uomini e le donne più influenti dell’economia, della tecnologia, della finanza e dell’imprenditoria mondiale. Yacht, elicotteri, massima riservatezza e incontri lontani dai riflettori hanno accompagnato anche quest’anno un evento che continua ad alimentare curiosità e interrogativi.
Mentre brillano le luci del Google Camp, Odissea, il nuovo kolossal di Christopher Nolan girato anche tra Favignana e le Isole Eolie, continua a riempire le sale cinematografiche.
Due eventi apparentemente lontanissimi. Eppure, osservando il mare della costa agrigentina in questi giorni, ho avuto la sensazione che raccontassero la stessa storia.
Lo stesso Mediterraneo che da quasi tremila anni custodisce il viaggio di Ulisse oggi osserva il passaggio di un’altra umanità: quella che non governa più con gli eserciti, ma con gli algoritmi, i dati e l’intelligenza artificiale.
Quello di Ulisse non è il viaggio di un conquistatore.
È il cammino di un uomo che, dopo aver conosciuto la guerra, affrontato mostri, sfidato il mare e perfino rifiutato l’immortalità, comprende che nessuna vittoria vale quanto il ritorno a casa.
L’Odissea, in fondo, non è soltanto il racconto di un uomo che parte, ma soprattutto di un uomo che desidera tornare.
Il viaggio di Ulisse appartiene al mito.
Quello che ogni estate conduce in Sicilia imprenditori, investitori, innovatori e protagonisti della rivoluzione digitale appartiene, invece, al nostro presente.
Da oltre dieci anni questo appuntamento richiama in Sicilia alcune delle figure più influenti dell’economia, della finanza e dell’innovazione mondiale.
Alcuni approdano dal mare a bordo dei loro yacht, altri arrivano dal cielo in elicottero. Per pochi giorni il Verdura Resort diventa uno spazio separato dalla quotidianità, dove il tempo sembra seguire un ritmo diverso.
A colpire non è tanto il lusso quanto la discrezione.
Mentre il resto del pianeta continua a confrontarsi con guerre, crisi economiche, tensioni geopolitiche, disuguaglianze e con la vita di milioni di persone che attendono pochi giorni di ferie per interrompere un anno di lavoro, in quell’angolo di Sicilia sembra esistere una dimensione parallela.
Improvvisamente quell’orizzonte assume un significato diverso.
Diventa il confine invisibile fra due mondi: quello attraversato dalle contraddizioni del presente e quello che, almeno per qualche giorno, può permettersi di restarne al riparo.
Eppure la scelta della Sicilia non appare casuale.
Quest’isola è stata il cuore del Mediterraneo molto prima che esistessero gli Stati moderni. Fenici, Greci, Romani, Arabi e Normanni vi hanno lasciato tracce profonde. Da sempre rappresenta il luogo in cui Oriente e Occidente si incontrano, si trasformano e costruiscono nuovi equilibri.
È questa memoria millenaria, probabilmente, a renderla ancora oggi un luogo così magnetico per chi contribuisce a orientare gli equilibri del mondo.
Negli anni passati il Google Camp sembrava dialogare con maggiore intensità con il territorio.
Le serate raggiungevano Sciacca, Menfi, Agrigento e Selinunte, coinvolgendo almeno in parte la vita dell’isola.
Negli ultimi anni, però, quel dialogo sembra essersi affievolito. La Sicilia continua a mettere a disposizione il proprio paesaggio, la propria storia e la propria bellezza.
Ma rimane soprattutto il palcoscenico di un mondo che continua a custodire con discrezione i propri incontri e i propri riti.
Non esistono mura, torri o ponti levatoi. Eppure anche le élite contemporanee costruiscono i propri luoghi separati. Non per difendersi dagli eserciti, ma dall’incessante pressione della realtà.
Qui emerge uno dei paradossi più affascinanti della nostra epoca.
L’azienda che più di ogni altra ha contribuito a rendere immateriale la nostra esistenza, attraverso algoritmi, cloud, dati e intelligenza artificiale, continua a cercare la concretezza dei luoghi.
Della pietra antica. Della luce della Sicilia. Del vento del Mediterraneo. Di una terra che attraversa i millenni senza perdere la propria identità.
Come se la tecnologia, per quanto straordinaria, non bastasse da sola a offrire ciò che soltanto i secoli possono custodire: il senso delle radici, della continuità e dell’appartenenza.
Anche la cena di gala del 31 luglio, tra musica, fuochi d’artificio sul mare e la presenza di un artista di fama mondiale, ha assunto quasi il significato di un rito.
Ha ricordato i banchetti dell’Olimpo, dove gli dèi osservavano dall’alto le vicende degli uomini.
Gli dèi dell’Olimpo governavano il cielo con i fulmini. Quelli del nostro tempo muovono algoritmi, dati e mercati finanziari.
È a questo punto che le due Odissee prendono direzioni diverse. Ulisse attraversa il Mediterraneo per ritrovare la propria umanità. L’altra racconta uomini che, almeno per qualche giorno, si ritrovano in uno spazio separato dal ritmo ordinario del mondo.
È il segno del nostro tempo. Ma proprio il mare che li accoglie sembra ricordare una verità più antica di qualsiasi tecnologia. Per Omero il viaggio aveva senso soltanto perché conduceva al ritorno. Era una trasformazione.
Ogni tempesta, ogni incontro, ogni errore acquistava significato perché conduceva infine a Itaca.
Non esiste Itaca senza il mare.
Ma neppure il mare avrebbe significato se non esistesse Itaca.
Tra qualche giorno gli yacht lasceranno Sciacca. Gli elicotteri riprenderanno la loro rotta. Le luci del Google Camp si spegneranno. Anche il kolossal di Christopher Nolan, dopo il successo nelle sale, diventerà memoria cinematografica. Il Mediterraneo, invece, resterà dov’è sempre stato.
Continuerà a lambire la costa siciliana come faceva quando Omero immaginò il viaggio di Ulisse, quando Fenici, Greci, Romani, Arabi e Normanni approdavano su quest’isola e quando la Sicilia era il centro del mondo conosciuto.
Cambieranno le navi. Cambieranno i protagonisti. Cambieranno gli strumenti con cui eserciteremo il potere e perfino le intelligenze alle quali affideremo una parte del nostro futuro.
Forse è proprio questa la forza del Mediterraneo. Da quasi tremila anni osserva passare uomini, imperi, commerci, religioni, guerre e rivoluzioni.
Oggi osserva anche gli algoritmi, l’intelligenza artificiale e coloro che stanno contribuendo a ridisegnare il nostro futuro.
Mutano gli dèi. Mutano le navi. Mutano gli strumenti con cui esercitiamo il potere.
Eppure il Mediterraneo continua a rivolgere all’uomo la stessa, antichissima domanda che l’Odissea continua a consegnare a ogni generazione:
Quale Itaca stiamo cercando?
Patrizia Gabriella Seminerio