il bilancio presentato dal Commissario Straordinario Unico per la depurazione e il riuso delle acque reflue, On. Prof. Fabio Fatuzzo
Tre anni di attività per trasformare progettazioni ferme da tempo in gare, contratti, cantieri e opere concretamente disponibili per i territori. È il bilancio presentato dal Commissario Straordinario Unico per la depurazione e il riuso delle acque reflue, On. Prof. Fabio Fatuzzo, nel corso del convegno svoltosi nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, a Roma, su iniziativa del senatore Gianni Rosa.
L’incontro ha riunito rappresentanti del Governo, del Parlamento, della Struttura commissariale, del mondo accademico e delle amministrazioni territoriali, offrendo un quadro complessivo degli interventi sviluppati in Sicilia, Calabria, Basilicata e Campania per il superamento delle procedure d’infrazione europee e per la costruzione di una nuova strategia nazionale fondata sul riuso delle acque depurate.
Ai lavori hanno preso parte, tra gli altri, il presidente del Senato Ignazio La Russa, i ministri Adolfo Urso, Gilberto Pichetto Fratin e Nello Musumeci, il sottosegretario alla Cultura Giampiero Cannella, i senatori Gianni Rosa e Salvo Pogliese, i subcommissari Salvatore Cordaro e Antonino Daffinà, il soggetto attuatore Riccardo Costanza, il referente della Struttura per la Campania Vincenzo Belgiorno e quello per la Basilicata Francesco Fatone.
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha sottolineato la forte accelerazione impressa negli ultimi tre anni dalla Struttura commissariale rispetto alle precedenti gestioni, ricordando come l’Italia sia sottoposta alle procedure d’infrazione europea in materia di depurazione fin dal 2004.
Urso ha evidenziato il valore strategico del riuso delle acque reflue non soltanto sul piano ambientale e agricolo, ma anche per il sistema industriale. “L’acqua è vita, ma è anche una risorsa per l’industria, per l’innovazione e per la competitività del nostro Paese”, ha affermato.
In un contesto segnato dai cambiamenti climatici e dallo sviluppo di settori ad alta intensità tecnologica, come quello dei data center, la disponibilità di acqua sicura e di qualità rappresenta, secondo il ministro, una vera infrastruttura invisibile a sostegno della manifattura, dell’agricoltura e dei servizi essenziali.
La sfida, ha spiegato Urso, è trasformare le acque reflue “da costo a risorsa, da scarto a vantaggio competitivo”, riducendo la pressione sui bacini naturali e aumentando la resilienza del sistema produttivo. Il ministro ha quindi espresso il pieno sostegno alla missione del Commissario Unico, riconoscendo “l’ottimo lavoro svolto finalmente dalla Struttura commissariale in questi tre anni” nell’accelerazione delle progettazioni e nella realizzazione di collettori, reti fognarie e impianti di depurazione.
Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha richiamato la necessità di riorganizzare e rendere più efficiente l’intero sistema idrico nazionale, anche alla luce degli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici.
Il ministro ha ricordato come l’eccessiva frammentazione della gestione, caratterizzata in passato dalla presenza di 2.391 gestori, circa mille dei quali operanti in economia, abbia prodotto inefficienze, moltiplicazione dei costi e forti disparità territoriali. Da qui l’importanza della riforma fondata sulle Autorità d’ambito e sui gestori unici, strettamente collegata al lavoro svolto dalla Struttura commissariale sul fronte della depurazione.
Pichetto Fratin ha quindi evidenziato il ritardo dell’Italia nel riutilizzo delle acque reflue: a fronte di circa dieci miliardi di metri cubi prodotti ogni anno, ne vengono recuperati appena 400-500 milioni, pari al 5-6%, mentre altri grandi Paesi europei raggiungono percentuali vicine al 40%.
“L’acqua non è più una risorsa abbondante e priva di valore”, ha sottolineato, indicando nel riuso una leva fondamentale per l’agricoltura, l’industria, la produzione energetica e i data center, oltre che uno strumento per ridurre il prelievo dalle falde profonde.
Il ministro ha infine riconosciuto la capacità del Commissario Fabio Fatuzzo di superare criticità amministrative, ricorsi e ritardi accumulati negli anni, richiamando anche lo sblocco della complessa vicenda catanese e rivolgendo alla Struttura “un grazie e un augurio di buon lavoro per il futuro”.
Il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, ha ribadito il valore strategico delle acque reflue depurate. “Il loro utilizzo non è più una scelta, ma una necessità”, ha affermato, osservando come la crescente scarsità della risorsa idrica imponga di ricorrere sia al riuso delle acque trattate sia alla desalinizzazione.
Musumeci ha richiamato in particolare la situazione della Sicilia, dove entrambe le soluzioni continuano a essere accolte con diffidenza, sia per gli elevati costi degli impianti sia per una persistente resistenza culturale. Il ministro ha inoltre evidenziato le carenze nella gestione dell’acqua piovana, ricordando come soltanto una quota limitata, pari a circa l’11-12%, venga effettivamente raccolta e utilizzata.
L’incontro, secondo Musumeci, non deve rappresentare soltanto il bilancio dei primi tre anni di attività della Struttura commissariale, ma anche l’avvio di una più ampia azione di sensibilizzazione fuori dai palazzi istituzionali.
“Dobbiamo convincere gli amministratori locali e i gestori del servizio idrico della necessità di investire negli impianti di depurazione e di desalinizzazione”, ha concluso, auspicando la prosecuzione del lavoro svolto dal Commissario e dalla sua squadra anche nelle prossime fasi.
Nel suo intervento, il Commissario Fabio Fatuzzo ha ripercorso il lavoro avviato nel 2023 insieme ai subcommissari Antonino Daffinà e Salvatore Cordaro e al soggetto attuatore Riccardo Costanza. Al momento dell’insediamento, ha ricordato, numerosi interventi risultavano fermi da anni, con progettazioni incomplete, ritardi amministrativi e una documentazione non sempre facilmente ricostruibile.
Emblematico il caso di Palagonia, dove un progetto inattivo dal 2012 è stato recuperato e portato fino alla gara. “La prima cosa che abbiamo fatto è stata imprimere un ritmo diverso”, ha spiegato Fatuzzo, richiamando la necessità di contrastare i ritardi dei progettisti e delle imprese e di garantire, per ciascun intervento, personale, mezzi e maestranze realmente dedicati.
Secondo il Commissario, le verifiche sulla capacità tecnica, organizzativa ed economico-finanziaria degli operatori dovrebbero essere rafforzate per tutte le gare, indipendentemente dal loro importo. Anche un’opera di dimensioni contenute, infatti, può avere un impatto decisivo sulla vita di una comunità che attende da anni un sistema di depurazione efficiente.
Fatuzzo ha ribadito il principio di reciprocità tra pubblica amministrazione e operatori economici: da una parte pagamenti tempestivi e risorse disponibili, dall’altra il rispetto rigoroso delle scadenze contrattuali. La Struttura ha impegnato le somme esistenti e reso finanziabili e pagabili gli interventi maturi, limitando le proroghe ai soli casi realmente eccezionali.
Tra le azioni organizzative realizzate figurano la sostituzione di alcuni responsabili unici del procedimento sovraccarichi di incarichi, l’individuazione di figure maggiormente presenti nei territori, l’attivazione di convenzioni con diverse università, la creazione di un sistema organico di archiviazione e il rafforzamento delle procedure espropriative.
È stato inoltre necessario adeguare progettazioni e quadri economici ai nuovi prezzari e agli incrementi dei costi intervenuti negli ultimi anni. In questo quadro, i 350 milioni di euro assegnati dalla Regione Siciliana hanno consentito di coprire una parte rilevante delle maggiori esigenze finanziarie.
Ampio spazio è stato dedicato al riuso delle acque reflue. “Buttare l’acqua depurata significa sprecare una risorsa indispensabile”, ha affermato Fatuzzo, proponendo l’introduzione graduale di reti idriche duali nelle nuove costruzioni: una condotta destinata all’acqua potabile e una seconda per gli usi civili che non richiedono qualità destinata al consumo umano, come il lavaggio delle strade, l’irrigazione delle aree verdi, gli scarichi e le reti antincendio.
Nel lungo periodo, secondo il Commissario, lo sviluppo tecnologico potrebbe consentire anche il riuso potabile, purché siano garantiti standard qualitativi elevatissimi e venga avviato un percorso culturale e informativo che coinvolga innanzitutto le scuole.
“Dobbiamo costruire un rapporto diverso con l’acqua, fondato sul risparmio e sulla tutela della sua qualità”, ha concluso Fatuzzo, indicando come obiettivo finale la protezione del mare e delle coste italiane, il miglioramento ambientale dei territori e una maggiore attrattività turistica.
Il sottosegretario alla Cultura Giampiero Cannella ha richiamato la dimensione culturale della tutela ambientale e della gestione responsabile delle risorse, sottolineando la necessità di promuovere un uso più parsimonioso dell’acqua.
“Occorre compiere un vero salto culturale”, ha affermato, indicando nel contrasto agli sprechi, nel riuso delle acque reflue depurate e nella progressiva diffusione delle reti idriche duali alcuni dei passaggi necessari per affrontare le emergenze che interessano numerosi territori.
Secondo Cannella, il problema non dipende soltanto dalla disponibilità della risorsa, ma anche dall’incapacità di raccoglierla, canalizzarla e utilizzarla in maniera efficiente. Per questo motivo, al lavoro tecnico e amministrativo della Struttura commissariale dovranno affiancarsi iniziative di informazione, comunicazione e sensibilizzazione, capaci di preparare i cittadini anche alla prospettiva futura del riuso potabile delle acque opportunamente trattate.
Il sottosegretario ha infine espresso apprezzamento per la guida della Struttura, auspicandone la continuità, e ha evidenziato come l’esperienza politica e amministrativa del Commissario Fabio Fatuzzo e dei subcommissari Salvatore Cordaro e Antonino Daffinà sia accompagnata da competenze specifiche e da una concreta capacità di governare processi complessi.
«Non si tratta di un management calato dall’alto per ragioni politiche – ha concluso – ma di figure scelte per la loro competenza, per l’esperienza maturata nel settore e per la capacità di leggere e guidare i processi».
A chiudere i lavori è stato il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che ha richiamato con tono personale e ironico le difficoltà legate all’approvvigionamento idrico in Sicilia.
“Tra poco tornerò nell’Isola e il problema dell’acqua lì lo avvertiamo tutti i giorni”, ha affermato, raccontando di utilizzare ancora l’acqua raccolta nella tradizionale cisterna e ricordando come le soluzioni annunciate nel corso degli anni spesso abbiano tardato ad arrivare.
“La speranza si chiama Fatuzzo”, ha aggiunto, evidenziando la capacità del Commissario di affidarsi a professionalità qualificate, progetti seri e competenze tecniche.
La Russa ha sottolineato come il pragmatismo possa consentire di ottenere risultati più significativi delle sole dichiarazioni politiche. “L’acqua è un bene essenziale: l’umanità è nata dall’acqua e, quando cerchiamo forme di vita nell’universo, la prima cosa che cerchiamo è proprio la presenza dell’acqua”, ha concluso, formulando l’augurio che il lavoro della Struttura possa continuare a produrre risultati concreti per i territori e per i cittadini.