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06.08.2026

Messina, appalti e presunte infiltrazioni mafiose: 12 misure cautelari nell’inchiesta della DDA

di Redazione | 3 min di lettura

Secondo gli investigatori, le imprese formalmente aggiudicatarie avrebbero affidato in maniera illecita lavori, mezzi e manodopera a una presunta organizzazione "ombra"

Messina, appalti e presunte infiltrazioni mafiose: 12 misure cautelari nell’inchiesta della DDA
Indice

I carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Messina, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal Gip del Tribunale di Messina nell’ambito di un’indagine su un presunto sistema illecito legato alla gestione di appalti pubblici.

Il provvedimento dispone sei arresti domiciliari, nei confronti di persone ritenute promotrici e gestori del presunto sodalizio criminale, e il divieto temporaneo di contrarre con la Pubblica Amministrazione per altri sei imprenditori, allo stato ritenuti concorrenti esterni.

Le accuse contestate

L’inchiesta ipotizza l’esistenza di una associazione per delinquere finalizzata al controllo della fase esecutiva di numerosi appalti pubblici affidati da diversi enti, tra cui il Consorzio Autostrade Siciliane (CAS), il Genio Civile di Trapani, il Comune di Brolo e la Città Metropolitana di Reggio Calabria.

Secondo gli investigatori, le imprese formalmente aggiudicatarie avrebbero affidato in maniera illecita lavori, mezzi e manodopera a una presunta organizzazione “ombra”, che avrebbe gestito di fatto i cantieri attraverso subappalti non autorizzati, noleggi fittizi e false fatturazioni.

Agli indagati vengono inoltre contestati, a vario titolo, i reati di intestazione fittizia di imprese, subappalto illecito, frode nelle pubbliche forniture e riciclaggio.

L’indagine partita da una denuncia

L’attività investigativa è iniziata nel novembre 2021, dopo la denuncia del rappresentante legale di un consorzio di imprese. L’uomo aveva segnalato la presenza, in un cantiere pubblico della provincia di Messina, di un imprenditore sessantunenne già condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, riferita alla cosiddetta “famiglia mafiosa dei barcellonesi”.

Da quella segnalazione sono partite intercettazioni telefoniche e ambientali, accertamenti economico-finanziari e verifiche fiscali che avrebbero consentito di ricostruire il presunto sistema illecito.

Gli appalti finiti sotto la lente

Le indagini riguardano lavori pubblici relativi a:

  • la sistemazione idraulica del torrente Pozzo a Brolo;
  • la manutenzione degli impianti elettrici e di illuminazione delle autostrade A18 Messina-Catania e A20 Messina-Palermo;
  • la manutenzione di alcuni cavalcavia dell’A18;
  • gli interventi sul fiume Belice, nel territorio di Partanna (Trapani);
  • opere di efficientamento energetico del Centro Direzionale di Reggio Calabria.

Secondo l’accusa, il gruppo avrebbe aggirato sistematicamente la normativa sui subappalti, assumendo il controllo operativo dei cantieri.

Le presunte irregolarità nei cantieri

Gli investigatori contestano anche presunte gravi irregolarità nell’esecuzione delle opere, tra cui l’installazione di impianti di illuminazione non conformi nelle gallerie autostradali, l’utilizzo di materiali di qualità inferiore rispetto a quelli previsti dai capitolati d’appalto e il ricorso sistematico a manodopera irregolare.

Il presunto sistema di riciclaggio

L’indagine ipotizza inoltre un meccanismo di autoriciclaggio fondato sull’emissione di false fatture per inesistenti forniture di carburante.

Secondo la ricostruzione della Procura, alcune imprese effettuavano bonifici a favore del gestore di un distributore di carburanti, simulando acquisti mai avvenuti. Successivamente il denaro veniva restituito in contanti, trattenendo una commissione, e sarebbe stato utilizzato anche per il pagamento in nero di lavoratori e collaboratori.

Il flusso finanziario ritenuto fittizio dagli investigatori ammonterebbe a circa 377 mila euro.

La precisazione della Procura

La Procura di Messina ricorda che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Le accuse sono formulate allo stato degli atti e dovranno essere verificate nel corso del processo. Gli indagati sono da ritenersi innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna, mentre le misure cautelari possono essere impugnate davanti ai competenti organi giudiziari.

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