Dietro l'uomo vi sarebbero diversi precedenti, come: rissa, minaccia, omicidio colposo, lesioni personali, usura, detenzione di sostanze stupefacenti e trasferimento fraudolento di valori
Durante gli scorsi giorni i militari del comando provinciale della guardia di finanza di Messina hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro di prevenzione, nei confronti di un soggetto connotato da profili di pericolosità sociale. Nello specifico tale intervento, richiesto dalla Procura della Repubblica presso il tribunale di Messina ed emesso dal Tribunale di Messina, ha riguardato disponibilità finanziarie dal valore di oltre 200.000 euro.
Nei confronti dell’uomo, infatti, sono state emesse diverse ordinanze di custodia cautelare in seguito a vari reati aggravati dal metodo mafioso. Alle spalle dell’individuo, poi, ulteriori precedenti per fatti di rissa, minaccia, omicidio colposo, lesioni personali, usura, detenzione di sostanze stupefacenti e trasferimento fraudolento di valori.
A ciò si aggiunge, oltre che la presenza di tre condanne definitive per incendio boschivo, occupazione ed innovazione abusiva sul demanio marittimo, la detenzione in custodia cautelare per fatti di associazione mafiosa, estorsione e rapina.
A causa di tale passato, quindi, si è proceduto con articolate attività investigative, in ambito della natura patrimoniale, svolte dalla Procura della Repubblica e dalla compagnia della guardia di finanza di Taormina, supportati talvolta da sopralluoghi e riscontri sul territorio atti a disvelare il reale tenore di vita dell’interessato e della famiglia.
In tal maniera si è così potuto appurare come le disponibilità finanziarie, veicolate con operazioni di trasferimento di valori false all’interno della famiglia stessa, presenti nei conti correnti dei cinque soggetti fossero completamenti incoerenti rispetto a quanto dichiarato all’Erario nel periodo di riferimento.
In seguito al quadro probatorio, quindi, il Tribunale, Sezione Misure di Prevenzione, ha operato la ricostruzione del profilo criminale del destinatario del provvedimento, con successiva emissione di provvedimento di sequestro fino alla concorrenza di ben oltre 200.000 euro. Una cifra ritenuta equivalente alla sproporzione tra le disponibilità finanziarie effettivamente ricostruite e quelle dichiarate dall’interessato.
“Quanto sopra, ai fini dell’esercizio del diritto di cronaca, costituzionalmente garantito, nonché tenuto conto dell’interesse pubblico ad una chiara esposizione dei fatti, sia pure nel doveroso riserbo di ulteriori elementi in ragione dell’attuale fase, in considerazione del fatto che i soggetti destinatari della misura di prevenzione, in virtù del principio della presunzione di non colpevolezza, sono stati privati, a titolo provvisorio, della disponibilità dei beni, dovendosi, nel contraddittorio fra le parti e davanti a un giudice terzo e imparziale, affrontare la domanda della Procura tesa all’eventuale confisca; confisca, a sua volta, che, se disposta, è impugnabile nei successivi gradi di giudizio, che potrebbero concludersi anche con il disconoscimento della pericolosità sociale, della sproporzione tra i beni posseduti (sequestrati) e quelli dichiarati nel tempo, con conseguente restituzione dei beni medesimi agli aventi diritto“.