Si chiama Spada di Damocle, e un allenatore sa bene quanto possa essere presente fin dalle prima gare di campionato, sta nel gioco delle parti, e mai come nel lunch match di Caserta sarà presente sulla testa di Longo. Poi ci si mette pure un’antipatica coincidenza, in un gioco di nomi che presta il fianco alle battute più scontate di cui, però, si fa fatica a non approffittarene: a Caserta bisogna vincere per evitare l’arrivo di un altro “Caserta”, Fabio. Tolta l’incobenza della battuta facile, torniamo alla gara imminente dove, ci si augura, si possa assistere a un Catania più convincente sul piano della continuità rispetto alle precedenti performance dove non ha offerto nessun punto di riferimento: né verso l’alto, né verso il basso. Un’alternanza di risultati e prestazioni per un’ingestibile, fastidiosa, variabilità dove, adesso, ci si mette pure la (mala)sorte, quella degli infortuni che da anni sembrerebbe prediliga i giocatori rossazzurri. Da tutto ciò prima di ogni gara diventa quasi inevitabili chiedersi: che Catania vedremo oggi contro una formazione avversaria che non aspetta altro di tenere ancora più giù quella che, potenzialmente, doveva essere una pericolosa concorrente per il vertice della classifica? Basterà un pareggio per Longo per mettere ancora in stand by il Caserta allenatore? sempre se mai sarà lui l’eventuale sostituto di Longo. Ogni gara diventa, di fatto, un crocevia che contiene in sé tutti questi dubbi, perplessitià, anche per scelte societarie che non sono state per nulla chiarite, dove si è preferito un’amena vacanza a un desiderato incontro con una categoria chiamata stampa… Magari dopo una (lecita) conferenza in piazza con i tifosi, ci si aspettava un’altra conferenza per chi dovrebbe essere deputato a svolgere professionalmente il proprio mestiere in una comunicazione che vada un tantino oltre a un semplice post sui social…Nulla di tutto ciò, si continua a navigare a vista, per Longo, per la squadra, per la società, per l’anniversario degli ottant’anni dalla fondazione del Calcio Catania senza il logo. Ma per sentire dentro questo bisogna nascere a Catania…Melbourne è sentimentalmente troppo distante da tutto ciò e non parliamo solo di km. Ma cosa ci dicono…
Casertana-Catania, il Pinto ha cambiato padrone
Per oltre mezzo secolo il “Pinto” ha avuto una regola: il Catania poteva passarci, ma non vincerci. Sedici precedenti ufficiali a Caserta raccontano ancora un vantaggio rossoblù, con 6 successi della Casertana, 8 pareggi e appena 2 vittorie etnee; 16-14 il conto dei gol. La storia prende il via il 30 agosto 1970, in Coppa Italia: 0-0, con il Catania appena tornato in A e uno spogliatoio attraversato dalle tensioni economiche con il presidente Massimino. Nel 1975 altro 0-0 e, tra i pali campani, Armando Buffon. Poi gli anni difficili: nel 1988 decise su rigore D’Ottavio che in seguito avrebbe vestito anche il rossazzurro. Nel 2021 finì 3-2, con un rigore fallito dagli etnei.Il tabù è caduto soltanto il 1° ottobre 2023 e senza mezze misure: 4-0 firmato dalle doppiette di Chiricò e Di Carmine. Un anno dopo il bis, 3-1 con Guglielmotti, Jiménez e Inglese. Così, dopo 53 anni senza vittorie, il Catania ne ha raccolte due di fila. L’ultimo viaggio, il 31 ottobre 2025, ha lasciato invece una cicatrice: 2-2, con gli etnei due volte avanti e raggiunti al 98’ dal rigore di Liotti dopo il rosso a Ierardi. Ad aprire il conto fu Francesco Di Tacchio. Ed è qui che la storia si diverte: allora capitano del Catania, oggi è della Casertana. Con lui c’è un altro ex rossazzurro, Kontek; sul fronte opposto Caturano ritrova il club campano. Negli ultimi tre viaggi il Catania ha raccolto 7 punti e segnato 9 gol: il Pinto non è più stregato, ma continua a produrre storie.