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28.08.2026

La Gran Bretagna gioca col fuoco con la Russia. UE, USA, Cina avviano la “Guerra fredda 2.0”

di Giuseppe Firrincieli | 8 min di lettura

L'intervista al Generale di Corpo d’Armata Giovanni Ridinò

La Gran Bretagna gioca col fuoco con la Russia. UE, USA, Cina avviano la “Guerra fredda 2.0”

Il 25 agosto, il direttore della Cia, John Ratcliffe, su un boeing C-17, è volato a Mosca per una missione non segreta e per una visita lampo, volta a frenare una pericolosa escalation militare, anticipatrice di una nuova guerra mondiale. Stando a quanto riportato dalle prime notizie giornalistiche, pare che il Ratcliffe abbia consegnato un avvertimento a Mosca di non provare ad attaccare i Paesi Nato. Durante la permanenza del Capo dell’Intelligence, in Russia, Washington ha formalmente chiesto a Kiev di sospendere l’invio di droni a Mosca e San Pietroburgo, per evitare incidenti diplomatici. Dal fronte russo arriva la notizia che Putin intende colpire obiettivi militari britannici, sia all’intermo e sia al di fuori del territorio ucraino, accusando il Regno Unito di “giocare col fuoco” e di essere ad un passo della complicità nel conflitto russo-ucraino. Il ministro degli esteri russo, per bocca di Maria Zakharova, ha avvertito che qualsiasi installazione o equipaggiamento militare britannico potrebbe diventare un bersaglio legittimo di rappresaglie. La reazione di Londra non si è fatta attendere ed ha fatto sapere che il Regno Unito rimane “spalla a spalla” con l’Ucraina.

Se a tutto questo, aggiungiamo che Trump intima ritorsioni economiche ai Paesi che sono in rapporti commerciali con l’Iran, la definizione più accurata per descrivere lo scenario geopolitico attuale, non è quello di un conflitto mondiale, bensì di una “Guerra fredda 2.0”. Il rifiuto della Cina di doversi piegare alle sanzioni ridotte, imposte da Donald Trump, è oramai assodato del tutto, che il mondo sia diviso in blocchi, con tensioni chiare e pronti ad una sfida economica e militare aperta e senza ombre. Sì, parliamo di Guerra fredda, i corsi e ricorsi storici di Giambattista Vico, ci riportano all’ottobre del 1962, poiché l’intera umanità si ritrova di fronte ad un rischio concreto, con inneschi ad un’escalation nucleare tra superpotenze e proprio il ruolo di Papa Giovani XXIII fu cruciale nel fare da ponte e offrire una via d’uscita diplomatica onorevole sia a Kennedy e sia a Nikita Chruscèv.

Sull’offuscato, ma reale, stato confusionale in cui ci troviamo, eccoci a chiedere lumi al Generale di Corpo d’Armata Giovanni Ridinò, quale esperto in crisi belliche, e che ha avuto l’alto incarico di Direttore della Cellula Strategico Militare dedicata ad “UNIFIL” presso le Nazioni Unite in New York.

Signor Generale Ridinò buongiorno, il Tema “Le guerre assurde in Europa ed in Medio oriente continuano, come se nulla fosse e la matassa si è talmente ingarbugliata che non si trova né il capo né la coda del filo. La tensione è salita alle stelle e non si intravvede, né a breve, né a medio e nemmeno a lungo termine, uno spiraglio di pace.

  • Buongiorno a lei dottore, al Direttore di Newsicilia, Dottor Sergio Regalbuto, e all’intero Staff di Redazione. Forse sta cambiando qualcosa…. anzi no… In questo momento ci sono due conflitti in atto che attirano più di altri l’attenzione del mondo: Russia – Ucraina e Israele Usa – Iran. Gli organi di informazione, anche con i loro inviati sui fronti, cercano di fornirci informazioni sulle situazioni conflittuali nei limiti del possibile. Tuttavia si percepisce una certa stanchezza nel seguire gli avvenimenti dopo anni di notizie, non certo piacevoli, che fanno immaginare scenari di sofferenze e di incertezza per il futuro e per la fine delle conflittualità. Anche la stampa ha relegato le notizie riguardanti i fronti di guerra nelle pagine interne ed ha aperto le prime pagine alle ricadute che l’attuale situazione internazionale ha sulla nostra vita reale con l’aumento del costo dei carburanti ed alla conseguente alzata dei prezzi su tutti i prodotti che viaggiano su mezzi ruotati e non. Oggi un trafiletto tra le pieghe di un quotidiano metteva in evidenza la possibile crisi del grano che ci coinvolgerà nei prossimi mesi a causa della minore produzione dovuta alla siccità, alla guerra in Ucraina ed all’accaparramento del prodotto da parte della Cina.

Ed intanto, stragi di civili, bambini ed anziani sotto le bombe continuano ininterrottamente, per non parlare di economie di interi Paesi mandati al macero, con il caro carburanti e beni energetici.

  • Le notizie sulla guerra sono diventate ripetitive: “Nulla di nuovo dal fronte”. Nel 2024 mi ero espresso nella considerazione che la guerra Russo-Ucraina sarebbe finita per stanchezza. La stanchezza del popolo ucraino che sta scrivendo una pagina di eroismo per la tenace resistenza ad un nemico che può contare su una superiorità di mezzi, (messi anche a disposizione da alleati che non hanno limitazioni di disponibilità) e di risorse umane e materiali.

La stanchezza dell’Europa che continua a sostenere l’Ucraina con ingenti somme di denaro e con mezzi militari sempre meno
disponibili. Anche gli USA, che si erano dimostrati, con la nuova amministrazione “trumpiana”, propensi a cedere gli armamenti, per scopi difensivi, dietro pagamento da parte dei paesi europei, hanno cominciato a ridurre le forniture a causa dell’apertura dei nuovi fronti in Medio Oriente.

  • L’Ucraina ha dimostrato una notevole resilienza ed ha incentivato la produzione in proprio di alcuni armamenti di nuova generazione, soprattutto droni, con capacità tecniche sviluppate in proprio, dimostrando di essersi affrancata, almeno in parte, in questo settore e dimostrando anche capacità tecniche di avanguardia. Nonostante gli impegni dei cosiddetti “volenterosi” non vedo all’orizzonte grandi modifiche dello “status quo”. Solo dimostrazione di forza ai confini con esercitazioni che non impensieriscono di certo la Russia e ancora qualche cessione di armamenti nei limiti consentiti dalle scorte e dalla capacità di produzione dell’industrie belliche nazionali.

Ma Zelensky, ancora non ha capito che non può continuare a giocare con la vita degli Ucraini.

  • Zelensky sempre più spesso invita a sedersi al tavolo delle trattative pronto, anche, ad accettare anche perdite di territori. La scarsità di sistemi d’arma capaci di contrastare gli attacchi missilisti ed aerei e le incursioni sempre più disastrose della Russia, ormai su tutto il territorio ucraino, unitamente ad una seppur lenta ma costante conquista di terreno, potrebbero rappresentare, forse, il preludio al collasso degli ucraini con conseguenze ben più pesanti rispetto al controllo del solo Donbass, da sempre indicato come obiettivo russo. Qualcosa tuttavia sembra muoversi. Da una parte il vaticano manda un inviato del Papa e nello stesso giorno il Capo della Cia atterra a Mosca. Non può essere solo una coincidenza.

Magari si tornasse, ad un accordo di Pace, come ai tempi di Giovanni XXIII, mentre l’Europa intera risulta assente.

  • Si, è vero, in questo preoccupante quadro l’Europa è la grande assente. Le armi sembrano tacere su tutti i fronti. Israele ha dovuto accettare di limitare le sue azioni su richiesta degli Stati Uniti anche se non mancano le provocazioni e le ritorsioni. Israele sa, tuttavia, che il silenzio delle armi da quelle parti, non è, quasi mai, foriero di buone prospettive. Quasi sempre le tregue si sono tradotte in intervalli temporali necessari a rimpinguare di armi e munizioni i gruppi terroristici, oggi costituiti da Hamas ed Hezbollah.

In Medio Oriente, nel 2026, sembriamo ritornati al 1337, con la “Guerra dei Cento Anni”.

  • Gli israeliani conoscono bene che con i gruppi terroristici non ci sono possibilità di dialogo. L’odio inculcato in anni di contrapposizione ed alimentato dal regime sciita degli Ayatollah, ha raggiunto un livello tale la cui soluzione appare quella finale dell’eliminazione fisica dell’avversario. Lo scontro più significativo rimane quello con l’Iran. Il Presidente degli USA tirato nel pantano medio orientale dall’amico israeliano, dopo gli scambi missilistici da una parte e dall’altra, ha dovuto prendere atto di una realtà talmente aggrovigliata dalla quale sembra non riuscire a tirarsi fuori.

Donald Trump manifesta inaffidabilità di genere umorale, un giorno minaccia invasioni all’Iran all’ultimo stadio, un altro giorno dichiara accordi in via di conclusione, ma falliti sul nascere.

  • Da una parte le roboanti dichiarazioni iniziali di Trump di vittoria e di distruzione del potere offensivo iraniano si sono dimostrate non veritiere dal momento che l’avversario è riuscito a rispondere colpo su colpo ed ha dimostrato di disporre di un arsenale missilistico e di droni ancora consistente mentre le disponibilità di armamenti più sofisticati degli USA ha cominciato a ridursi fino ai livelli di guardia delle riserve strategiche.

Adesso Trump, col sedere per terra, ha messo le taglie, nei confronti dei Leader dei Guardiani della Rivoluzione iraniana.

  • L’Uccisione dell’Ayatollah Khamenei non ha sortito la sperata insurrezione popolare contro il regime islamico e le sconosciute condizioni di salute del figlio, successore del defunto genitore, non aiutano a capire chi, in questo momento, comanda in Iran. Sicuramente i “guardiani della rivoluzione” difficilmente cederanno il loro potere creato in anni di controllo capillare della popolazione e l’imposizione di un regime sanguinario e di contrasto di ogni anelito di libertà. Il ridimensionamento del loro potere potrebbe dare la stura ad azioni di rivalsa da parte di altri poteri (Forze Armate) e degli oppositori con il rischio di una guerra civile i cui esiti non sono certo, al momento, prevedibili. Il presidente Trump non aveva nemmeno ben valutato le conseguenze della chiusura degli stretti di Hormuz e Bab el – Mandeb da parte dei Guardiani della Rivoluzione e degli Houthi nello Yemen con ricadute sul commercio mondiale ed anche sull’economia degli USA.

Oggi, appare ancora tutto buio, una situazione da brividi, tanto che il mondo intero sicuramente proverà a chiedersi. Ma in quale pianeta stanno il leader della diplomazia, capaci di costruire la Pace?

  • Oggi tutto appare anchilosato, ogni dichiarazione da una parte o dall’altra viene smentita. Il presidente USA lancia l’attacco commerciale per strozzare l’economia iraniana e minaccia tutti coloro che potrebbero ostacolarne l’azione. Il silenzio delle armi sembra oggi sostituito dai ricatti, dalle taglie sui capi dei Guardiani della Rivoluzione, dalle minacce di morte dei familiari di Netanyahu e di Trump. Una diplomazia sotterranea pachistana, cinese, russa e turca, sembra muoversi per trovare uno spiraglio di soluzione ma la luce ancora non appare in fondo al tunnel.

Grazie, signor Generale per la sua approfondita ed attenta disamina. Alla prossima.

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