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09.05.2026

Oggi l’anniversario di morte di Peppino Impastato. “Il coraggio di rompere il silenzio in una terra in cui parlare aveva un prezzo altissimo”

di Redazione

Giornalista e attivista italiano, fin da giovane ha deciso di battersi per un bene superiore: quello collettivo e della sua terra.

Oggi l’anniversario di morte di Peppino Impastato. “Il coraggio di rompere il silenzio in una terra in cui parlare aveva un prezzo altissimo”
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Ricorre oggi l’anniversario di morte di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia il 9 maggio del 1978. Giornalista e attivista italiano, fin da giovane ha deciso di battersi per un bene superiore: quello collettivo e della sua terra.

Le parole del sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, ci spingono a ricordare il valore fondamentale della libertà, che talvolta diamo per scontato, dimenticando chi prima di noi ha perso tutto per permetterci adesso di vivere una vita migliore: “Nel giorno in cui ricordiamo Peppino Impastato, credo sia importante farlo senza trasformare la sua storia in una formula celebrativa. Peppino Impastato è stato un uomo che ha avuto il coraggio di rompere il silenzio in una terra in cui parlare aveva un prezzo altissimo. Lo ha fatto con intelligenza, ironia e radicale libertà, scegliendo di denunciare apertamente il potere mafioso e le sue connivenze quando questo significava esporsi completamente. 

Peppino Impastato, una vita dedicata alla ricerca della verità e della libertà

“La mafia – prosegue il sindaco Roberto Lagalla – lo ha assassinato tentando non solo di spegnere una vita, ma anche di cancellarne la verità. Per troppo tempo si è provato a sporcare la sua memoria, a confondere i fatti, a delegittimare ciò che aveva rappresentato. Ed è proprio questo uno degli aspetti più attuali della sua vicenda: la consapevolezza che la battaglia contro la mafia passa anche dalla difesa della verità e della memoria.

Sono gli anni della ripresa economica e la mafia si insinua facilmente in un tessuto economico e sociale che finge di non accorgersi di lei. La scia di doloroso silenzio e complicità che lascia dietro di sè è causata dalla paura di una possibile ritorsione.

A rompere il flusso è un giovane ragazzo, cresciuto in una famiglia mafiosa, che a 15 anni deciderà di intraprendere una strada diversa da quella dei suoi familiari e addirittura di denunciarli pubblicamente. Si tratta proprio di Impastato, che da quel momento avvia la sua lotta contro la mafia siciliana e la corruzione del tempo, senza fermarsi più. Denuncia, fa nomi e cognomi e spiega i meccanismi complessi dell’organizzazione criminale, senza timore e con una punta di ironia.

Va in onda su canali satirici come “Onda Pazza“, in cui Peppino derideva mafiosi e politici. Nonostante le minacce, nel 1978 si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali. Ma non farà in tempo a sapere l’esito delle votazioni perché la notte del 9 maggio la sua vita viene definitivamente spezzata.

La verità sulla morte

Le indagini intavolate al tempo hanno tentato di far passare la sua morte come suicidio o addirittura attentato fallito e, ancora una volta, la verità sembrava essere passata in secondo piano. Sfortunata coincidenza, un paio di ore dopo l’assassinio di Impastato, la polizia ha ritrovato il corpo senza vita del presidente della Democrazia Cristiana, Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse, in via M. Caetani a Roma.

Eppure avviene qualcosa che nessuno dei grandi boss mafiosi aveva immaginato: Peppino ha lasciato il segno e nessuno è disposto a dimenticare tanto velocemente. La madre Felicia e il fratello Giovanni rompono definitivamente con la parentela mafiosa e lavorano con costante tenacia per la riapertura delle indagini. Il loro impegno culmina nel 2002, quando Gaetano Badalamenti viene condannato all’ergastolo come mandante dell’omicidio.

Come se non bastasse, la lista di Democrazia Proletaria ottenne 260 voti e un seggio. Gli elettori votarono, simbolicamente, per il defunto Peppino, che risultò il candidato più votato con 199 preferenze, con il suo seggio che andò ad Antonino La Fata.

L’importanza delle nuove generazioni

“Nel giorno in cui ricordiamo l’omicidio per mano mafiosa del giornalista e attivista, sento il dovere di dire che ricordare Peppino Impastato non significa soltanto guardare al passato. Significa avere il coraggio di riconoscere che le mafie cambiano volto, si insinuano nelle fragilità sociali, economiche e culturali.  Per questo, il suo esempio continua a parlare soprattutto ai più giovani“, afferma Lagalla.

Parlare ai giovani“, a coloro che non hanno assistito alle stragi e agli orrori di cosa nostra. La forza della mafia sta nell’oblio, nella paura che ci affligge quando ricordiamo quegli anni, nel bisogno umano di dimenticare quanto è successo per sopravvivere.

“L’omicidio di Peppino Impastato – afferma il presidente della commissione antimafia in Sicilia, Antonello Cracolici (Pd) -ha contributo a cambiare l’approccio dell’opinione pubblica e, molti anni dopo, anche quello dello Stato nei confronti della mafia, la cui esistenza, fino ad allora, veniva negata. Oggi ricordiamo le idee di Peppino, un giovane che, con le sue battaglie, ha trasformato il volto della Sicilia“.

Cracolici sottolineand quanto sia fondamentale ora più che mai mettere in atto gli insegnamenti che Impastato ci ha lasciato, affinché l’orrore non dilaghi nuovamente nelle nostre città: “Ma 48 anni dopo quel delitto abbiamo il dovere di non sottovalutare quello che sta avvenendo nelle nostre città, con il rumore delle armi che torna a scuotere le nostre piazze“.

L’opera di Giovanni e Felicia Impastato

Le mafie si adattano al contesto storico e alle insicurezze dei cittadini, si nutrono delle nostra instabilità e del nostro silenzio, come ci ricorda ancora una volta Cracolici: “Riconosciamo nei soggetti della cronaca nera gli stessi nomi e cognomi di ieri – figli e nipoti di allora – che perpetuano una continuità di sangue che è il pilastro della cultura mafiosa. Una continuità quasi dinastica‘ che non possiamo permetterci di ignorare”, conclude.

Il fratello e la madre di Peppino, Giovanni Impastato e Felicia Impastato, continuano ancora oggi nella loro opera di diffusione e resistenza, mirato proprio alle fasce più giovani della popolazione. Fondano così l’iniziativa “Casa Memoria“, uno spazio dedicato al dialogo e al ricordo di Peppino e della sue azioni, attraverso incontri ed eventi.

“Peppino – conclude il sindaco di Palermo – ci insegna che la libertà non è mai un fatto astratto: è una scelta concreta, quotidiana, che richiede responsabilità, coscienza critica e il rifiuto dell’indifferenza. Palermo continuerà a custodire la sua memoria non come un semplice esercizio di commemorazione, ma come un impegno civile verso una città più libera e più giusta“. 

Articolo redatto da Martina Scrofani

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