“C’è un effetto di mobilità della popolazione che un minimo di rischio lo comporta. Fino ad oggi abbiamo vissuto in una campana di vetro, la trasmissione del virus era solo intra-familiare o in strutture come le Rsa. E poi mi spaventa l’effetto euforia”.
Queste le parole di Giovanni Rezza, il direttore del dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto superiore di sanità, intervistato da Il Messaggero, mentre parla a proposito dell’avvio graduale della fase due: “La gente è disposta a mantenere comportamenti sicuri, dal distanziamento al lavaggio frequente delle mani fino ad indossare le mascherine? Se invece le persone pensano “vabbè, abbiamo scampato il pericolo” allora è un problema. Il pericolo – sottolinea – non è scampato, il virus è sempre in agguato. Bisogna essere prudenti e graduali nella ripresa. E poi c’è quello che deve fare la sanità pubblica“.
Sugli spostamenti da Nord a Sud avverte: “Mi preoccupano. I governatori del Sud hanno chiesto un isolamento domiciliare per chi rientra. Spero prevalga buon senso, responsabilità e desiderio di non mettere a rischio un proprio familiare. Occhio all’uso dei mezzi pubblici“.
Al Correre della Sera, invece, afferma: “Dopo la Cina, l’Italia ha attuato il lockdown più intransigente del mondo occidentale. Ci troviamo a sperimentare una nuova situazione. Avremmo preferito muoverci sulla base di altre esperienze“.
Per Rezza, inoltre, “tornare a un secondo lockdown nazionale sarebbe disastroso da tutti i punti di vista”.
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