Secondo quanto reso noto l'istruttoria sarà "imponente", con ben 484 testi convocati in aula
Rimane ancorato a Milano il processo Hydra, che vede al suo centro una presunta alleanza tra ‘ndrangheta, camorra e cosa nostra sul territorio lombardo. A stabilirlo l’ottava sezione penale del Tribunale di Milano, presieduta da Maria Luisa Balzarotti e con i giudici Maria Lilia Speretta e Giulio Fanales. Respinta, infatti, l’eccezione sollevata dalle difese, per cui il primo atto costitutivo dell’associazione mafiosa sarebbe avvenuto a marzo 2021 a Dairago.
La decisione è stata presa dal collegio, in linea con la Procura, dopo aver datato l’origine della presunta attività criminale del consorzio a giugno 2020. In questa data infatti, all’interno del ristorante Sardinia a Inveruno, nel Milanese, sarebbe avuto l’incontro iniziale.
I giudici coinvolti hanno tuttavia escluso per “tardività” della richiesta la costituzione a parte civile dei comuni di Abbiategrasso e Busto Arsizio. Stralciata, inoltre, la posizione di un imputato, nei cui riguardi hanno sentenziato di “non doversi procedere“. Questi, tra l’altro, era già stato giudicato l’anno precedente, per gli stessi crimini, a Cosenza.
Dichiarata poi dalla presidente Balzarotti l’apertura dell’istruttoria dibattimentale, prima di dare la parola ai pm della DDA, Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane. Stamattina tra l’altro tra i presenti al processo, per circa un’ora, anche il procuratore Marcello Viola.
Secondo quanto emerso infatti “sarà una istruttoria imponente“, che prevedrà la richiesta di sentire quasi 500 persone. Tra le persone menzionate, infatti, vi sono testimoni e collaboratori di giustizia, interrogati per dimostrare l’esistenza di un consorzio in Lombardia tra “‘ndrangheta, camorra e cosa nostra”.
“Questa non è una mafia silente” è poi stato detto, menzionando come le infiltrazioni nel tessuto economico sono state affiancate anche estorsioni e intimidazioni, fino ad arrivare al caso di “lupara bianca“.
Sono queste le parole usate dalla pm della DDA Alessandra Cerreti, la quale, insieme al collega Rosario Ferracane, ha chiesto al Tribunale il deposito di intercettazioni e nuovi verbali “omissati” pervenuti dai pentiti, insieme alle prove documentali. Ad aggiungersi a ciò, poi, anche la convocazione in aula di 484 testi, i cui nomi sono stati differenziati in gruppi:
Il primo sarà formato da 291 investigatori, come collaboratori di giustizia a cui fa parte anche Emanuele De Castro, noto per l’inchiesta Krimisa e le cui dichiarazioni hanno “dato il via all’indagine” Hydra. Appartengono, invece, al secondo i testimoni collegati ad altri procedimenti delle DDA di Milano, Catanzaro e Roma, tutti confluiti dentro la maxi inchiesta relativa alla “mafia a tre teste” lombarda, il terzo gruppo.