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18.06.2026

Strage di Casteldaccia, la relazione della Commissione sulla sicurezza dei lavoratori: “Inesistenti controlli e formazione adeguata”

di Redazione | 2 min di lettura

La commissione riconosce "Amap come responsabile per via delle lacune operative e organizzative"

Strage di Casteldaccia, la relazione della Commissione sulla sicurezza dei lavoratori: “Inesistenti controlli e formazione adeguata”
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Resa nota la relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro riguardo la strage avvenuta il 4 maggio 2024 a Casteldaccia. A perdere la vita, a causa delle esalazioni di gas durante l’intervento alla rete fognaria locale, furono 5 operai.

Le parole della relazione

“In Sicilia il numero di ispettori del lavoro è inadeguato. Per tutto il territorio regionale, accanto a 34 unità di ispettori civili territoriali, operano 69 ispettori dell’Ispettorato nazionale del lavoro (allocati in sede Inps e Inail), oltre a pochi ispettori che si occupano di contenzioso e le unità del Nucleo ispettori del lavoro dei carabinieri che fanno attività esterna. Tutto ciò a fronte di circa 400mila imprese. La capacità di ispezionare cantieri e aziende è molto limitata”.

La tragedia di Casteldaccia, continua la relazione, riconosce “Amap come responsabile per via delle lacune operative e organizzative”. Il datore di lavoro è responsabile della valutazione dei rischi, della scelta e della formazione dei lavoratori. I dirigenti devono tradurre in pratica le direttive del datore di lavoro, mentre l’impresa subappaltatrice ha assunto lavoratori senza garantire dispositivi di protezione.

Le problematiche riguardo la sicurezza dei lavoratori

La Commissione ha messo in evidenza problematiche legate ad appalti e subappalti: “Nel caso di Casteldaccia emerge come l’appaltatore non sia stato rispettoso delle norme e di comunicazioni corrette, violando le norme previste dal d.Lgs. 81/2008. In generale mancano i dati previsti per legge che riportino gli infortuni disaggregati anche rispetto alle catene degli appalti”.

Una proposta di formazione del personale è stata reputata dalla commissione “inadeguata, la scarsa presenza di tecnologie di prevenzione è una cultura della sicurezza che viene percepita come un costo anziché come un intervento”.

Le imprese hanno omesso “di verificare la presenza di gas tossici nella vasca, di predisporre autorespiratori e sistemi di recupero, di formare i lavoratori e di integrare le proprio procedure con quelle dell’appaltatore principale”.

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