PALERMO – Si chiude con una condanna a 10 anni e 8 mesi di reclusione il processo di primo grado a carico di Salvatore Vetrano, noto alle cronache come il “re dei surgelati”.
Il Tribunale di Genova ha emesso la sentenza nelle scorse ore, accogliendo in gran parte l’impianto accusatorio della Procura ma escludendo un tassello fondamentale: l’aggravante dell’agevolazione mafiosa.
I giudici non hanno riconosciuto il sigillo di Cosa Nostra sulle attività imprenditoriali di Vetrano, pur infliggendo una pena severa, sebbene inferiore ai 12 anni invocati dal procuratore aggiunto Federico Manotti e dal sostituto Giancarlo Vona.
Il dispositivo della sentenza colpisce anche il “cerchio magico” dell’imprenditore. Condannata a 3 anni e 6 mesi la moglie, Anna Bruno, mentre per il padre di lei, Pietro Bruno – figura storica ritenuta in passato vicina al boss Totò Riina – è scattata la condanna a 2 anni di reclusione limitatamente all’accusa di omessa comunicazione delle variazioni patrimoniali.
Pena di 4 anni e 2 mesi, infine, per l’imprenditore ittico genovese Mauro Castellani, considerato il gancio ligure dell’organizzazione.