CATANIA – Il 4 marzo 1996 Catania perdeva un simbolo, Angelo Massimino. Divenuto noto principalmente per essere stato per oltre vent’anni il presidente del Catania Calcio, nacque nel capoluogo etneo il 16 gennaio del 1927 e cominciò la sua carriera di imprenditore edile in Argentina, attività che in seguito portò avanti a Catania.
Negli anni ’50 entra a far parte dei suoi quadri dirigenziali del club etneo e nel 1969 lo acquista salvandolo anche dai tantissimi debiti accumulati. Al termine della stagione 1969/70 conquista la promozione in serie A. Il ritorno in B però avvenne dopo un anno e i tifosi lo spinsero a dimettersi.
Nel 1974 torna al timone della società e inizia un periodo di altalena tra serie B e serie C, con un ritorno stabile in cadetteria nel 1980 e la successiva nuova promozione in serie A nel 1983 dopo gli spareggi vinti contro Como e Cremonese. Anche in questo caso però la permanenza durò un anno e la retrocessione in serie C1 del 1987 lo costrinse nuovamente a cedere la società a una cordata di imprenditori catanesi.
Quest’ultima però delude le aspettative, con la squadra che non riesce a lasciare la terza serie, e nel 1992 Angelo ripiana i debiti e torna a essere il presidente della società. Nel 1993 il Catania fu escluso da tutti i campionati per un ritardo nel pagamento di una fideiussione e Massimino portò avanti una battaglia per salvarlo conclusasi solo in autunno con l’iscrizione al campionato di Eccellenza.
Nel giro di appena due anni riportò la squadra in serie C2 fino a quel tragico pomeriggio di 23 anni fa quando perse la vita per un incidente sull’autostrada A19 Palermo-Catania. Angelo Massimino era un presidente-tifoso del Catania, il suo ricordo vive in ognuno di noi e a tramandarlo anche alle generazioni future è il nipote Alessandro Russo.
“Angelo Massimino è stato in tutto e per tutto mio nonno – racconta Alessandro –; adoravo il modo in cui sin da bambino giocava a stuzzicarmi. Lui aveva un modo tutto suo di prendermi in giro, in virtù del quale era impossibile adirarsi. Voleva raccontata da me ogni cosa che mi capitava a scuola, con gli amici, con i miei fratelli, all’università. Poi ci ricamava sopra delle simpatiche storielle e le riferiva a mia mamma, alle mie zie, ai miei cugini. Mi stimolava a mantenere la calma nei momenti cruciali della giornata, soprattutto quando assistevo a prepotenze e a sopraffazioni. Mio nonno è stata una delle persone più in gamba che ho incontrato nel mio cammino. Alla sua vita ho dedicato la mia prima fatica letteraria che s’intitola ‘Angelo Massimino, una vita per (il) Catania’, pubblicata nel 2007 e che tra qualche mese uscirà in ristampa, dove spiego che il rapporto tra lui e Catania non è mai stato rose e fiori, tutt’altro. Oggi all’ombra dell’Etna da tempo manca qualcuno in grado di assumersi delle responsabilità. Ecco perché uno come Angelo Massimino ci manca eccome nel calcio, ma non solo“.

Indimenticabili anche i suoi riti scaramantici, ma anche purtroppo le contestazioni che riceveva dalla tifoseria.
“Ricordo che quando ero bambino e c’era la partita del Catania – conclude Alessandro -, ero partecipe di un rito che poi mi ha segnato molto, quello di piazzarsi dietro la porta avversaria. Si sedeva comodo e mostrava agli attaccanti rossazzurri alcuni bigliettoni da centomila lire che gli avrebbe consegnato in caso di gol. Crescendo sono stato spesso accanto a lui quando la folla lo acclamava, ma soprattutto quando venne contestato e sbeffeggiato da molti di quelli che ora lo rimpiangono. Molti ex calciatori confermano adesso che era un uomo di parola e ricordo quando nel 1985 chiuse la vendita di un appartamento con gli stessi soldi comprò Nazareno Canuti”.
A ricordarlo è anche Damiano Morra, suo pupillo e attuale primatista di presenze con la maglia del Catania: “Ho sempre avuto un rapporto bellissimo col presidente e penso che mi ammirasse per il mio impegno per la maglia rossazzurra. Quando le cose non andavano bene ci portava a mangiare il pollo in un trattoria di camionisti e la domenica successiva vincevamo la partita. Riceveva tante critiche, ma in realtà amava profondamente il Catania e non dimentichiamo che quando è morto era andato a fare qualcosa per il bene del Catania”.