CATANIA - Il dialetto siciliano è un linguaggio
antichissimo. Risente dell'eredità lasciata da diversi popoli nel tempo. Francesi, arabi, spagnoli e chi più ne ha più ne metta.
Basta percorrere
qualche chilometro all'interno della Sicilia per trovare delle
differenze a livello dialettale. Non solo tra diverse città, ma anche nelle province stesse. Chiedere agli abitanti di
Catania e
Acireale per avere conferma.
In particolare, tra i tanti dialetti che si possono trovare in giro per l'isola, ce ne sono due che sono così vicini ma allo stesso tempo così lontani. Stiamo parlando del
catanese e del
palermitano. Le differenze tra le due città non si limitano soltanto al dialetto naturalmente. Si passa da differenti
culture culinarie, a differenti modi di vivere e interpretare la
vita.
Il dialetto catanese è caratterizzato da termini più
coloriti e
fantasiosi. Spesso l'etneo riesce a esprimere con una sola parola (generalmente
intraducibile in italiano, se non con una lunga e complessa spiegazione) un
concetto contenente più sfumature di significato. Il catanese è diretto, ha sempre la risposta pronta è
lisciu.
Il palermitano invece, ha una cadenza più
marcata. Il
tratto distintivo che salta all'occhio è sicuramente quella
"i" che viene aggiunta quasi in ogni parola dall'abitante del capoluogo. È più lento nella parlata, più
filosofo.
Tante sono le "guerre" dialettali affrontate dagli abitanti delle due città siciliane.
La più famosa e sicuramente accesa è quella tra arancino (Catania) e arancina (Palermo). In tanti hanno provato a risolvere la questione in maniera "scientifica", ma la polemica non si è mai placata. I catanesi persevereranno con arancino, i palermitani con il corrispondente al femminile.
Non solo polemiche, ma anche
malintesi tra le due realtà siciliane. Prendiamo a esame la parola
pacchione. Se una qualsiasi ragazza (ultimamente anche per i ragazzi viene usato) venisse appellata con questo termine nella
città etnea, dovrebbe sentirsi
lusingata. A Catania se sei considerata "pacchiona" vuol dire che sei una
bellissima ragazza, il sogno di tutti i maschietti.
Discorso diverso per il "pacchione"
palermitano. Qui, se si viene appellati in questa maniera, è meglio mettersi subito a
dieta. Il termine infatti assume una connotazione
negativa, poiché sta a indicare generalmente un uomo abbondantemente in
sovrappeso.
Differenti anche i metodi di approccio. Al
compà del capoluogo corrisponde il
mbare etneo. In entrambi i casi, il termine viene usato in maniera
informale per
approcciarsi con amici, conoscenti o anche perfetti sconosciuti. In certi casi può essere usato come "
salvagente" nel caso in cui non ci si ricordi il
nome di una persona che conosciamo, ma magari non vediamo da tanto tempo.
Si potrebbe continuare a elencare differenze all'infinito tra catanesi e palermitani. Due popoli divisi da culture e tradizioni diverse, ma confinati nella stessa regione. Rivali nello sport, in cucina e nel modo di vedere la vita. Accomunati però dalla stessa bandiera, la
Trinacria. Perché in fondo, non ci sarebbe catanese senza palermitano e viceversa e, nonostante tutto, tra cugini ci si vuole sempre un po' di bene.
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