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07.07.2017

Di Perna, il caporale senza scrupoli: lavoratori trattati come animali costretti a vivere in condizioni disumane

di Redazione
Di Perna, il caporale senza scrupoli: lavoratori trattati come animali costretti a vivere in condizioni disumane

PATERNÒ – Grande traguardo per la Direzione Investigativa Antimafia di Catania, che porta a termine fieramente le indagini iniziate nel 2015 con l’operazione “SLAVE”, in cui erano già finiti in manette Rosario e Calogero Di Perna, padre e figlio.

Dalle attente analisi delle intercettazioni emerge un quadro complesso, un’associazione a delinquere con radici a Paternò e con appoggio in Romania, paese dal quale i due caporali non si facevano scrupoli ad esportare manodopera per impiegarla nei campi con stipendi più che miseri e in condizioni disumane.

25 euro giornalieri a cui dovevano sottrarsi 5 euro per il pernottamento e i soldi necessari per i beni di prima necessità. Insomma, agli operai non rimaneva niente. Nessuna pietà per i rumeni, costretti a dormire in container sporchi e piccoli, che in estate diventano veri e propri forni, costretti ogni giorno a umiliazioni e violenze. 

“Vi racconto un fatto di cui siamo venuti a conoscenza tramite le intercettazioni, che rappresenta appieno la gravità della situazione – dichiara il primo dirigente Renato Panvino -. Un giorno i servizi igienici si erano otturati e gli operai erano stati costretti a costruirsene uno di emergenza. Fatta presente la situazione a Di Perna, lui ha risposto ‘Non è un problema, sono abituati a peggio. Anzi mi dovrebbero ringraziare‘ “

Emerge il ritratto di una persona senza scrupoli, che sfrutta lo stato di necessità delle persone e ne eclissa la dignità, senza risparmiare neanche le donne, costrette a lavorare dall’alba all’imbrunire, dalle 12 alle 15 ore.

“Questa situazione andava avanti dal 1990 – continua Panvino -. Mi fa davvero piacere aver dato finalmente dei risultati. Già nel 2013 i nostri sospetti si erano concentrati su Rosario Di Perna, che per evitare di perdere tutti i beni li aveva subito intestati al figlio Calogero. Oggi possiamo annunciare il sequestro dei beni per 10 milioni di euro, tra immobili, prodotti agroalimentari, ortofrutta e appezzamenti di terreno a Paternò, Belpasso, Biancavilla, Ramacca, Floresta e Patti”.

Ben 3 miliardi di vecchie lire di evasione all’INPS e un patrimonio che non corrispondeva affatto a beni realmente dichiarati. 

“Il nostro è stato un triplice intervento: per difendere la dignità dei lavoratori, per imporre il rispetto delle regole e per garantire il lavoro in un sistema di leggi che vanno rispettate. Queste persone inquinano il sistema economico del libero mercato e sfruttano lo stato di necessità di chi si trova in difficoltà, non conosce la lingua e si sente fare promesse diverse da quelle reali. Noi però non ci arrendiamo allo squallido sistema del caporalato e continueremo a dare il nostro contributo”.

 

diperna rosario

Rosario Di Perna, 61 anni