L’associazione denuncia una proliferazione di attività soprattutto nel centro storico e chiede verifiche di Comune, Asp, Ispettorato del Lavoro e Agenzia delle Entrate. Costanzo: "Chi rispetta la legge non può essere penalizzato"
Più controlli sulle nuove attività commerciali che stanno aprendo a Catania e verifiche puntuali sul rispetto delle norme fiscali, sanitarie, lavorative e di sicurezza. È la richiesta avanzata dalla CIDEC Catania, che accende i riflettori sulla crescente presenza di esercizi commerciali, molti dei quali – secondo quanto segnalato dall’associazione – gestiti da imprenditori di origine bengalese e asiatica.
Una situazione che, secondo CIDEC, meriterebbe un’intensificazione delle verifiche da parte degli enti competenti, soprattutto per garantire condizioni di concorrenza e regole identiche per tutti gli operatori economici.
A sollevare la questione è il segretario CIDEC Catania, Lorenzo Costanzo, che denuncia quella che considera una disparità di trattamento nei confronti degli esercenti.
“Dove sono i controlli? Ai nostri iscritti fanno multe per un’insegna o per un tavolino fuori posto, o per una tenda che sporge troppo, poi vediamo decine di negozi che aprono uno dopo l’altro, tutti uguali, senza che nessuno verifichi nulla. Così chi rispetta la legge chiude“, afferma Costanzo.
CIDEC chiede quindi di verificare che tutte le attività, indipendentemente dalla nazionalità dei titolari, rispettino le disposizioni in materia di igiene e sanità, sicurezza, contratti di lavoro, fisco, autorizzazioni, orari e normativa commerciale.
L’associazione parla del rischio di una concorrenza non equilibrata qualora alcune attività dovessero effettivamente operare senza sostenere gli stessi obblighi e costi previsti per gli esercizi regolari.
CIDEC precisa che la propria posizione non intende mettere in discussione le imprese straniere che operano regolarmente.
“Non è razzismo, è diritto alla legalità. Difendiamo tutte le imprese regolari, italiane o straniere, che rispettano le regole, che pagano tasse e contributi. Ma chi apre senza rispettare le regole va fermato subito“, sottolinea Costanzo.
L’associazione chiede pertanto controlli coordinati da parte del Comune di Catania, dell’Asp, dell’Ispettorato del Lavoro e dell’Agenzia delle Entrate, con verifiche su licenze e autorizzazioni, adempimenti HACCP, sicurezza dei locali e regolarità dei rapporti di lavoro.
Secondo una stima fornita dalla stessa CIDEC, nel centro storico di Catania sarebbero circa 80 gli esercizi caratterizzati da una linea commerciale simile, con vendita di prodotti che spaziano dai souvenir e dalle calamite alle bibite e alle bottiglie di liquori.
Costanzo indica, in particolare, circa 20 attività in via Umberto, una quindicina in via Etnea e altre 15 nell’area di viale XX Settembre.
Si tratta di numeri e valutazioni forniti dall’associazione di categoria e sui quali CIDEC chiede adesso alle istituzioni di fare chiarezza.
“Come mai tutti questi negozi? Vogliamo capire cosa ci sia dietro questa “giostra impazzita” di licenze a pioggia senza poi eseguire alcun controllo”, afferma ancora il segretario.
La preoccupazione dell’associazione riguarda soprattutto le conseguenze per il commercio tradizionale e per quelle attività che sostengono da anni i costi legati al rispetto degli obblighi amministrativi, fiscali e del lavoro.
“Basta due pesi e due misure. Vogliamo regole uguali per tutti“, ribadisce Costanzo, chiedendo che gli organismi competenti accertino la regolarità delle attività presenti sul territorio.
L’appello finale della CIDEC è quindi rivolto alle istituzioni: rafforzare i controlli, verificare eventuali irregolarità e garantire le stesse condizioni a tutte le imprese, italiane e straniere, tutelando al tempo stesso il tessuto dei negozi storici e di quartiere.
“Dove sono i controlli?“, conclude Costanzo.