CATANIA – Emergenza carburanti e crisi del comparto ittico: la Cisal Catania scende in campo accanto agli armatori siciliani. Questa mattina una delegazione guidata dal segretario provinciale Giovanni Lo Schiavo ha incontrato al porto di Catania il presidente degli armatori, Fabio Micalizzi, da settimane impegnato a denunciare le gravi difficoltà che stanno paralizzando le marinerie dell’Isola.

Un settore al collasso: così Cisal Catania al fianco degli Armatori siciliani
Al centro del confronto, il costo del carburante defiscalizzato destinato ai pescherecci, considerato il principale fattore produttivo del settore. Prezzi ormai fuori controllo – spesso superiori a 1,20 euro al litro, con punte fino a 1,40 – stanno mettendo a rischio la sopravvivenza stessa delle imprese.
“Un comparto in ginocchio a discapito della marineria siciliana” – ha dichiarato Lo Schiavo – sottolineando come la situazione sia diventata ormai insostenibile per operatori e lavoratori.
Armatori e pescatori, stesso destino
La Cisal evidenzia la stretta interdipendenza economica e occupazionale tra armatori e pescatori, entrambi colpiti da una crisi che rischia di avere effetti devastanti sull’intera filiera.
“Armatori e pescatori condividono lo stesso destino – ha aggiunto Lo Schiavo – ed è necessario un intervento immediato per evitare il collasso definitivo del settore”.
Appello al Governo: serve un intervento urgente
Il sindacato etneo lancia un appello alle Istituzioni preposte affinché si individuino soluzioni concrete attraverso un dialogo condiviso che potrebbe favorire il ritorno in mare dei pescherecci, la revoca dello stato di agitazione e scongiurare nuove iniziative di protesta già allo studio.
“Si arricchiscono in pochi, affondano famiglie e lavoratori”
Già nei giorni scorsi CISAL Catania aveva acceso i riflettori sul caro carburanti, denunciando una situazione definita “paradossale”, in cui – secondo il sindacato – “c’è chi si arricchisce mentre famiglie e lavoratori affondano”.
“Una situazione insostenibile anche per gli autotrasportatori – conclude Lo Schiavo – con effetti pesanti su tutta l’economia. Il caro carburante sta generando una redistribuzione della ricchezza sempre più squilibrata, a vantaggio soprattutto dello Stato e, in alcuni casi, delle compagnie petrolifere”.
Una crisi che non riguarda solo il mare, ma l’intero sistema produttivo, e che richiede risposte immediate per evitare conseguenze ancora più gravi.
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