Schifani: "Catania è il principale motore degli investimenti strategici della Mezzogiorno, destinata a essere capitale mediterranea della microelettronica"
Celebrato oggi il centenario di Confindustria Catania al conservatorio Bellini. Intervenuti durante la cerimonia il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani e la presidente dell’associazione Maria Cristina Busi Ferruzzi. Presente anche il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.
In questa occasione, presentato il libro “La forza delle imprese“: un secolo di storia industriale che continua a generare valore e occupazione. Le istituzioni sembrerebbero ora mandarci un messaggio chiaro: la Sicilia – e in particolar modo Catania – è oramai diventata una piattaforma strategica per il Mediterraneo intero.
“Cento anni di impresa, un patrimonio imprenditoriale che costituisce una delle principali risorse della Sicilia – così incomincia Renato Schifani nel suo intervento durante la cerimonia -. Celebrare questo anniversario significa rendere omaggio e ringraziare le generazioni di imprenditori che hanno contributo alla crescita economica e civile della città e dell’intera Sicilia. La storia di Confindustria Catania dimostra come il mondo delle imprese abbia saputo bene interpretare e vincere questa sfida.
Oggi possiamo affermare che la Sicilia sta vivendo una fase diversa – ha detto il presidente -. Lo dicono i dati economici, il giudizio dei mercati, le analisi indipendenti. Soprattutto, lo dice la fiducia che imprese e investitori stanno tornando ad accordare alla nostra Regione. Tra il 2021 e il 2025 il Pil regionale è cresciuto del 20,2%, più della media del Mezzogiorno e di quella nazionale. Tra il 2022 e il 2024 l’occupazione è aumentata del 13,5%, con circa 175 mila nuovi occupati.
Nel 2025 la cassa integrazione si è ridotta del 25,3% rispetto all’anno precedente. A livello nazionale si registra un incremento superiore al 20%. Questi risultati sono stati resi possibili anche dal profondo risanamento dei conti pubblici regionali con un avanzo superiore a 5,2 miliardi. Sono cresciute le entrate tributarie di oltre 5 miliardi negli ultimi tre anni tanto da guadagnarci un doppio upgrade del merito creditizio da parte delle principali agenzie internazionali di rating. Questa solidità finanziaria si sta trasformando in investimenti, occupazione e sviluppo”.
“Questa nuova credibilità trova conferma soprattutto nei grandi investimenti in corso – continua Schifani-. Catania è il principale motore degli investimenti strategici della Sicilia e uno dei poli più dinamici del Mezzogiorno, destinata a essere capitale mediterranea della microelettronica. Il territorio etneo ospita il più grande progetto industriale oggi in corso nell’Isola e uno dei più rilevanti d’Europa. Un investimento da oltre 5 miliardi di euro di STMicroelectronics nel settore dei semiconduttori, sostenuto da 3 miliardi di capitali privati e 2 miliardi di risorse pubbliche, con una quota regionale di 300 milioni di euro.
A questi si aggiungono i 27 progetti finanziati attraverso Ripresa Sicilia, il più importante bando del Programma Fesr, che nella sola provincia di Catania attivano investimenti per circa 56 milioni di euro. Un ulteriore impulso arriva dai Contratti di sviluppo, sostenuti da una dotazione complessiva di 150 milioni di euro. Di questi 100 milioni stanziati dalla Regione Siciliana e 50 milioni dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Circa un terzo di queste risorse interessa proprio il territorio catanese. Sono numeri che testimoniano la nascita di un vero ecosistema industriale nel quale manifattura avanzata, ricerca, innovazione, energia e logistica si integrano e si rafforzano reciprocamente.
Il risanamento dei conti pubblici con l’aumento delle entrate tributarie, il dinamismo del territorio e la capacità di attrarre innovazione, la credibilità conquistata tra gli investitori, il patrimonio umano, la centralità della funzione logistica e la crescita della rete infrastrutturale hanno fatto sì che, per la prima volta dopo molti anni, la nostra Regione non viene più considerata una periferia da assistere, ma una piattaforma strategica del Mediterraneo nella quale investire, produrre, innovare e creare occupazione. Questo percorso non sarebbe stato possibile senza il contributo delle imprese che sono il motore dello sviluppo economico.
Sono loro che investono, innovano, esportano, assumono e competono sui mercati nazionali e internazionali. Per questo il sostegno al sistema produttivo è stato una delle priorità del nostro governo. In questi anni abbiamo mobilitato importanti risorse per favorire investimenti, innovazione, accesso al credito e crescita aziendale e introdotto strumenti per incentivare nuova occupazione e rafforzare la competitività delle imprese siciliane.
Ma il mio governo guarda anche al futuro e alle sfide che attendono la Sicilia negli anni a venire. Penso al termovalorizzatore, un impianto di ultima generazione che sorgerà nell’area industriale di Catania con un investimento interamente pubblico di quasi mezzo miliardo di euro. Ancora alla riqualificazione del patrimonio storico e produttivo delle Terme di Acireale, a cui abbiamo già destinato 40 milioni di euro di risorse Fsc. Stiamo ponendo le basi per una stagione di sviluppo che non si esaurisce in questa legislatura, ma che intendiamo proseguire con il massimo impegno nei prossimi anni per consolidare i risultati raggiunti e accompagnare l’Isola verso una crescita stabile e duratura”, ha concluso il presidente.
“La centesima assemblea di Confindustria Catania racconta una continuità industriale che in questo territorio si è tradotta in lavoro, investimenti e capacità di innovare”. Lo ha detto la presidente di Confindustria Catania, Maria Cristina Busi Ferruzzi, nel corso dell’assemblea pubblica dell’associazione.
Catania – ha aggiunto – è oggi la prima provincia siciliana per depositi di brevetto, con quasi 100 solo nel 2025. E gli imprenditori hanno già in campo 4 miliardi di euro di nuovi investimenti, dai settori tradizionali a quelli più avanzati: tecnologia, biochimica, logistica, energia. Questo è il ‘Made in Confindustria Catania‘: impianti che crescono, laboratori che sperimentano, filiere che si rafforzano quando porto, aeroporto e ferrovia funzionano. Ogni euro in infrastrutture qui diventa sviluppo reale e attrattività nel Mediterraneo.
In questi due anni di presidenza ho trovato istituzioni che ascoltano e lavorano con concretezza: il governatore Renato Schifani, il sindaco Enrico Trantino e il rettore Enrico Foti. Lo stesso spirito si ritrova con il ministro Adolfo Urso, con cui condivido l’obiettivo di portare qui progetti di qualità, capaci di generare valore duraturo. L’insularità ha finalmente un riconoscimento ufficiale: questa condizione può pesare fino a sette punti di PIL, e si traduce anche in trasporti che in Sicilia costano fino al 300% in più: un dato che apre la strada a misure e risorse dedicate”.
Secondo la presidente, è su questo terreno che si misura la vera solidità delle imprese: “La nostra forza è semplice: tenuta e innovazione insieme. Le imprese centenarie lo dimostrano: hanno superato crisi e cambi di mercato restando responsabili verso le proprie radici e le persone. È la stessa rotta delle aziende più giovani che brevettano ed esportano partendo da qui.
Lo racconta anche ‘La forza delle imprese‘, il libro che accompagna il centenario. Il senso di questo anniversario è riconoscere la solidità di una storia industriale che continua a produrre valore e lavoro per Catania”, ha concluso Busi Ferruzzi.