L’Italia piange la scomparsa di Pippo Baudo, morto il 16 agosto a 89 anni a Roma. Con lui se ne va non solo il volto più amato della televisione italiana, ma il vero e proprio architetto del linguaggio televisivo nazionale, l’uomo che ha saputo trasformare varietà e spettacolo in un rito collettivo, sempre con eleganza, ironia e sobrietà.
Super “Pippo” era per tutti l’uomo che, per oltre sessant’anni, ha fatto la televisione, scrivendo pagine indelebili della storia dello spettacolo e diventando specchio di un Paese che cresceva, cambiava, rideva e si commuoveva davanti allo schermo.
Ma se la figura di Pippo Baudo è legata indissolubilmente ai grandi show del sabato sera e alle tredici edizioni di Sanremo che lo hanno consacrato “re della televisione”, c’è anche un’altra faccia della medaglia.
Quella dell’uomo dietro il personaggio: i grandi amori, i figli riconosciuti tardivamente, le passioni custodite con discrezione e le ferite mai mostrate in pubblico. E poi gli aneddoti leggendari, i momenti surreali e persino drammatici che hanno attraversato la sua carriera, trasformandola in un racconto epico della televisione italiana.
È questa la storia che ora vale la pena ripercorrere, perché ci restituisce non solo il conduttore, ma l’uomo e il simbolo di un’epoca.
Nato a Militello in Val di Catania il 7 giugno 1936, Giuseppe Raimondo Vittorio Baudo cresce in una famiglia tradizionale: padre avvocato e madre casalinga. Dopo il liceo classico a Caltagirone, si laurea in Giurisprudenza a Catania, ma la toga non sarà mai il suo destino. Già a scuola si dedica al teatro, e nell’ultimo anno mette in scena L’ex alunno di Giovanni Mosca.
Con l’amico Tuccio Musumeci inizia a recitare e presentare spettacoli, fino a quell’aneddoto che lo racconta meglio di mille biografie: la sera prima della discussione di laurea presenta Miss Sicilia a Chiaramonte Gulfi e torna a Catania all’alba su un camion di frutta per arrivare giusto in tempo in aula.
Nel 1960 un provino in Rai lo giudica “adatto per programmi minori”. Poco dopo arriva Guida degli emigranti, i viaggi in Africa e in Belgio tra i minatori italiani, il contatto con la durezza della vita che gli darà per sempre empatia e capacità narrativa.
Nel 1966 il destino si mette di traverso, ma in realtà gli spiana la strada: la Rai attendeva la pellicola de Le avventure di Rin Tin Tin, che non arrivò in tempo. Per riempire il palinsesto si decise di mandare un pilot del nuovo programma: Settevoci. Da quell’imprevisto nacque la carriera di Baudo. Un episodio che racchiude la sua filosofia: trasformare ogni contrattempo in opportunità.
Dal successo di Settevoci al primo Sanremo nel 1968, da Canzonissima a Fantastico, fino a Domenica In, Baudo diventa la colonna portante della televisione italiana. Per tredici volte conduce il Festival di Sanremo, più di chiunque altro.
Fu direttore artistico di RaiUno, approdò anche a Canale 5, lanciò generazioni di talenti – da Lorella Cuccarini a Heather Parisi, da Andrea Bocelli a Giorgia – e firmò show rimasti nella memoria collettiva.
Dietro le luci, un uomo di passioni forti. Cinque grandi amori, due matrimoni, due figli.
Nel 1962, da una relazione clandestina con Mirella Adinolfi, nasce Alessandro. Cresciuto come figlio del marito di lei, Tullio Formosa, scopre la verità solo da adulto: Baudo lo riconosce nel 2000, dando inizio a un rapporto fatto di affetto e rispetto. Musicista, Alessandro oggi vive a Terni ed è padre di Sean, che ha reso Baudo bisnonno.
Dal matrimonio con Angela Lippi nasce nel 1970 Tiziana, riservata, impegnata nel mondo della musica e della tv come organizzatrice di eventi e booking manager. Sposata con lo speaker Mirko Mengozzi, ha due gemelli, Nicholas e Nicole.
Dopo Angela, arrivano la lunga relazione con Alida Chelli, poi l’attrice Adriana Russo. Infine, il grande amore con Katia Ricciarelli, sposata nel 1986 e compagna per 18 anni. “È stato l’ultimo amore della mia vita”, ha confessato il soprano dopo la sua morte.
Baudo amava definirsi un nonno felice: “Quando i figli di mia figlia mi chiamano nonno, mi scatta la nonnitudine: è una malattia fantastica”.
La carriera di Baudo è costellata di episodi entrati nel mito, a metà tra il surreale e l’eroico.
Questi episodi raccontano il cuore del suo stile: trasformare ogni imprevisto in spettacolo, ogni incidente in televisione memorabile.
Pippo Baudo non è stato solo il conduttore più longevo e autorevole della televisione italiana: è stato anche un uomo capace di coniare battute e modi di dire che hanno attraversato i decenni, diventando patrimonio collettivo. Le sue parole, spesso semplici e dirette, racchiudono lo spirito di una carriera e il carisma di un personaggio che ha segnato un’epoca.
“L’ho inventato io!”
Era più di un’esclamazione: con questo orgoglioso tormentone, a metà tra autoironia e verità, ricordava di aver scoperto e lanciato decine di artisti destinati al successo.
“Perché Sanremo è Sanremo”
Slogan nato negli anni ’90 e trasformato in un ritornello nazionale, tanto incisivo da diventare sinonimo stesso del Festival.
“Io non mollo”
Così affrontava i momenti difficili, dagli scivoloni di ascolto alle crisi personali. Una frase che racconta tutta la sua tenacia e la sua capacità di resistere alle tempeste.
“Quando c’è Baudo, c’è la televisione”
Una definizione che lo accompagnava spesso, detta da lui e ripetuta dal pubblico: il segno che la sua presenza in palinsesto era garanzia di qualità.
“Gli italiani mi vogliono bene, e io lo so”
Un’affermazione disarmante nella sua sincerità. Baudo sapeva di avere con il pubblico un rapporto di fiducia e affetto reciproco che andava oltre gli indici d’ascolto.
“Signore e signori, buonasera”
Il suo marchio di apertura: poche parole, istituzionali e rassicuranti, sufficienti a trasformare ogni platea in un salotto di casa.
“Io non ho mai avuto paura del pubblico”
Una convinzione che ribadiva spesso: la gente non va mai sottovalutata, perché sa riconoscere la verità e premiare la sincerità.
“La televisione non si fa con i numeri, ma con le emozioni”
Per lui gli ascolti erano importanti, ma non bastavano: ciò che contava era creare un legame sentimentale con chi stava davanti allo schermo.
“Sanremo è la mia seconda casa”
Tredici edizioni condotte: nessuno come lui. L’Ariston è stato il suo regno e la sua consacrazione definitiva.
“Se mi fermo, invecchio”
Una confessione che spiegava la sua energia inesauribile: la tv, per Pippo, non era un mestiere ma la linfa vitale che lo teneva giovane.
Negli ultimi anni aveva ridotto le apparizioni, fino allo show celebrativo Buon compleanno… Pippo del 2019. Nel 2021 il Quirinale lo ha insignito della Gran Croce al Merito della Repubblica Italiana.
A settembre 2024 aveva partecipato al novantesimo compleanno di Pier Francesco Pingitore. In sedia a rotelle, ma sorridente, aveva posato per le foto insieme agli amici di sempre, tra cui Valeria Marini, Pamela Prati, Milena Miconi e Gabriella Labate, accennando persino qualche passo a ritmo di musica durante i brindisi.
A dicembre 2024 Baudo aveva avuto un incidente domestico nella sua abitazione a Roma, nei pressi di Piazza di Spagna: una caduta che gli aveva provocato un trauma alla spalla. Ricoverato per accertamenti, era stato dimesso a inizio gennaio 2025 e aveva trascorso un periodo di convalescenza a casa, con l’aiuto di un tutore.
Con lui se ne va non solo un grande conduttore, ma una parte di Italia. La tv senza Pippo Baudo non sarà mai più la stessa.
I funerali si terranno mercoledì 20 agosto alle 16 a Militello in Val di Catania, nel Santuario della Madonna della Stella, il luogo della sua infanzia e della sua fede. Sarà un saluto popolare, nella sua terra, là dove tutto era cominciato.
Oggi, alla camera ardente del Teatro delle Vittorie a Roma, sfileranno amici, colleghi, politici, spettatori comuni. Perché Pippo non è stato solo un presentatore: è stato la televisione stessa, e resterà per sempre l’uomo che ha insegnato all’Italia a riconoscersi davanti a uno schermo.