NISCEMI – Il capo della Protezione Civile regionale, Salvatore Cocina, è stato sentito ieri, mercoledì 4 marzo, per delle sommarie informazioni testimoniali dal Procuratore di Gela, Salvatore Vella, nell’ambito dell’indagine aperta dopo la frana che ha colpito Niscemi.
Frana di Niscemi, sentito dalla Procura il capo della Protezione Civile regionale
I Pm stanno tentando di ricostruire una sorta di “cronistoria“. Infatti, anche attraverso l’acquisizione di una serie di documenti chiesti alla Protezione civile nazionale e regionale, cercando di capire quali interventi siano stati fatti dopo il primo grosso smottamento che mise in ginocchio Niscemi e provocò i primi crolli, già nel lontano nel 1997.
Al centro dell’inchiesta, in particolare, ci sarebbero fondi che negli anni non sono stati spesi per opere di consolidamento e mitigazione dei rischi della frana.
L’indagine
Gli accertamenti riguarderanno anche la gestione dei corsi d’acqua della zona, come il torrente Benefizio.
Inoltre, verranno prese in esame anche la realizzazione di eventuali costruzioni abusive in un’area sottoposta a vincolo di inedificabilità assoluta proprio a causa della conformazione del terreno, e l’assenza di un sistema di raccolta delle acque in città.
Cocina, sentito perché a capo della Protezione civile siciliana tra il 2005 e il 2009 e dal giugno 2020 ad oggi. L’ufficio infatti, dovrà attuare le ordinanze emesse dai vari presidenti della Regione che, dal 1997, hanno ricoperto il ruolo di commissari delegati alla frana. La Protezione civile è inoltre il dipartimento al quale arrivano le somme stanziate a livello nazionale.
L’inchiesta aperta dalla Procura di Gela ipotizza il reato di disastro colposo.



