NISCEMI – In merito alle notizie sull’inchiesta della Procura di Gela relativa alla frana di Niscemi, interviene la Struttura commissariale per il contrasto del dissesto idrogeologico in Sicilia, chiarendo il proprio ruolo e le procedure necessarie per l’accesso ai finanziamenti.
L’Ufficio sottolinea di non avere autonomia decisionale diretta, ma di operare nel rispetto di un iter preciso che prevede la presentazione dei progetti da parte degli enti locali.
COME FUNZIONA L’ITER
Il procedimento stabilisce che siano Comuni o Liberi consorzi a presentare i progetti, che devono poi essere validati dall’Autorità di bacino della Regione. Solo dopo questa verifica di conformità con la pianificazione vigente, gli interventi vengono inseriti nella piattaforma Rendis, da cui si accede ai finanziamenti in base a priorità come rischio, pericolosità e cantierabilità.
“NESSUNA PROPOSTA CONFORME IN NOVE ANNI”
Nel caso specifico di Niscemi, la Struttura commissariale evidenzia che in nove anni non è mai pervenuta una richiesta conforme ai requisiti, neanche dopo la frana del 2019.
Particolare attenzione viene posta sul progetto relativo alla stabilizzazione del versante ovest (zona Belvedere), del valore di 4,8 milioni di euro. In questo caso, l’Autorità di bacino aveva richiesto per ben due volte – nel settembre 2021 e nel luglio 2022 – un aggiornamento della documentazione progettuale, necessario per l’inserimento nella piattaforma Rendis.
ITER BLOCCATO PER MANCANZA DI RISCONTRO
In assenza di integrazioni da parte del Comune, l’iter non è mai stato completato. Di conseguenza, la Struttura commissariale non ha potuto procedere con il finanziamento dell’intervento.
Una situazione che, secondo quanto evidenziato, ha impedito l’avvio di opere fondamentali per la messa in sicurezza dell’area, oggi nuovamente al centro dell’attenzione dopo i recenti eventi franosi.



