Il peso della quotidianità in un mondo che va a fuoco: il senso di colpa della normalità

Il peso della quotidianità in un mondo che va a fuoco: il senso di colpa della normalità

QUESTO ARTICOLO FA PARTE DEL CONCORSO DIVENTA GIORNALISTA, RISERVATO AGLI STUDENTI DELLE SCUOLE SUPERIORI DELLA PROVINCIA DI CATANIA.

Ci troviamo, fortunatamente per noi, lontani dai conflitti armati, ma il continuo flusso di notizie ci avvicina sempre più a una normalizzazione della violenza. Tra un reel e una foto di un amico troviamo notizie tragiche e richieste di aiuto da parte di chi è più sfortunato di noi, questo comporta un inserimento progressivo delle notizie di ingiustizia nella quotidianità.

La normalizzazione però non colpisce tutti, c’è chi si abitua a vedere bambini scheletrici e racconti di violenza sui propri schermi e chi, invece, si sofferma su tutto facendosi trascinare dalla realtà in un turbine di notizie.

La possibilità di vivere una vita semplicemente normale ci appare così un privilegio, ci riteniamo fortunati ad essere nati nel “posto giusto”, la normalità è percepita come esclusiva, non tutti se la possono permettere. La serenità di una vita normale dovrebbe essere garantita a tutti, ma noi cittadini possiamo difficilmente agire in maniera diretta e su grande scala per risolvere problematiche particolarmente complesse, sebbene dovremmo esprimere la nostra opinione e dare il nostro contributo, pur consapevoli dei nostri limiti.

Sorge un dubbio: perché nonostante sia ovvio che la responsabilità di questi eventi terribili non è nostra ci sentiamo in colpa? La fortuna di vivere in pace ci sembra un sopruso a chi vive la guerra ogni giorno da mesi o anni. Perché?

Perchè siamo afflitti dal senso di colpa della normalità, un malessere psicologico che può essere paragonato alla sindrome del sopravvissuto, sebbene non derivi da un evento
traumatico, proviene semplicemente dalla capacità emotiva di chi si informa e prova empatia verso sconosciuti meno fortunati. È la percezione di un peso emotivo, che non nasce da una colpa vera e propria, ma dal sentire un tormento derivante da cause delle quali, in realtà, non siamo responsabili.



La difficoltà di vivere, lavorare, studiare, divertirsi nella consapevolezza che eventi tragici accadono nel mondo senza che si possa intervenire,
rende spesso il sentimento presumibilmente irragionevole.

Il modo di combattere questa sensazione infatti è complesso ma efficace: bisogna ottenere un buon equilibrio tra azione personale (prendersi le proprie responsabilità) e acquisizione graduale di consapevolezza della nostra mancanza di colpa.

Non si intende sminuire le attività che puntano a migliorare la situazione globale, anzi è bene promuoverle, ma con una maggiore conoscenza del proprio stato mentale e uno sguardo al benessere psicologico di ognuno.

Il senso di colpa della normalità è sempre più diffuso e riconoscerlo ci aiuta ad affrontarlo senza dimenticare che a portarci fin lì è stata proprio l’empatia, di cui non dobbiamo mancare in un mondo disumanizzante come questo.

Romano Maria Chiara – 3^B – Liceo Classico Spedalieri – Catania(CT)

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