CATANIA – Un’occupazione simbolica delle scale del Tribunale di Catania è stata organizzata questa mattina da parte delle attiviste e degli attivisti del Consultorio Mi Cuerpo Es Mio, Spine nel Fianco, Chi Raggia Unict e Non una di meno Catania.
L’iniziativa è nata in risposta a una sentenza che ha sollevato polemiche, relativa al caso del professore di Medicina dell’Università di Catania Santo Torrisi, 68 anni, assolto dall’accusa di violenza sessuale e molestie verbali nei confronti di 7 studentesse.
Tra le mottivazioni dell’assoluzione il fatto di aver “appoggiato i palmi al seno; non c’è stata una pressione particolare delle mani“.
“Senza consenso è violenza. Sorelle vi crediamo! Basta giustizia patriarcale”, recita lo striscione esposto sulle scale del Tribunale insieme a delle immagini raffiguranti le innumerevoli sentenze collezionate negli anni dai tribunali italiani.
“Siamo disgustate, ma – dichiara Iara, attivista di Chi Raggia Unict – non sorprese. La violenza patriarcale è un fenomeno strutturale della nostra società, non ci stancheremo mai di ripeterlo. Ancora una volta le università ei tribunali non sono spazi sicuri, ancora una volta non siamo state credute, ancora una volta viene tutelato l’uomo violento perché in una posizione di potere.
Ancora una volta i tribunali collezionano l’ennesima sentenza che non considera il consenso. Frasi che dichiarano che i nostri corpi possono essere palpati e toccati se non si supera un numero di volte o di tempo, se non riusciamo a dire di no sul momento, se ci mettiamo del tempo a denunciare non siamo credibili, se indossavamo o meno degli abiti. La mancanza di consenso è violenza, sempre”.
“Questa sentenza – continua Lara attivista del Consultorio Autogestito Mi Cuerpo Es Mio – è violenta e patriarcale, colpevolizza e umilia tutte quelle donne e soggettività che decidono di lottare contro uomini violenti e abusanti.
Siamo qui per dire che questa giustizia non ci appartiene, ma pretendiamo che le donne e le soggettività che scelgono di intraprendere una denuncia non debbano fronteggiare una seconda violenza dentro le mura delle istituzioni, le stesse che il 25 novembre e l’8 marzo collezionano passerelle e iniziative di prevenzione contro la violenza di genere e poi sono le prime a riprodurle”.
Conclude Mariagiovanna, attivista di Non una di meno “Esprimiamo la massima solidarietà e vicinanza alle 7 studentesse che hanno deciso, con grande coraggio, di lottare contro un professore molestatore. Sorelle vi crediamo”.