SICILIA – Secondo un’indagine condotta dalla Federazione dei medici internisti ospedalieri (Fadoi), il 57% dei reparti di medicina interna in Sicilia è attualmente in stato di overbooking.
La ricerca, che ha analizzato i dati dei ricoveri tra marzo e aprile, evidenzia un quadro allarmante: il 93% dei reparti segnala carenze di personale strutturali e persistenti, che compromettono la qualità dell’assistenza.
Il presidente di Fadoi Sicilia, Giuseppe Lo Faro, sottolinea che circa un terzo dei ricoveri potrebbe essere evitato con un potenziamento della medicina territoriale e una maggiore attenzione alla prevenzione. Tuttavia, il sistema attuale — basato in gran parte sulla rete dei medici di famiglia — è al limite, con sempre meno professionisti e un numero crescente di pazienti da gestire.
I reparti di medicina interna si trovano a gestire quasi la metà dei pazienti ricoverati, in particolare anziani e persone affette da più patologie croniche, che necessitano di cure articolate.
Secondo il report, a fronte della crescente complessità dei casi, mancano letti adeguati e personale sufficiente, aggravando il carico assistenziale e le difficoltà organizzative.
A peggiorare la situazione, i risultati di un sondaggio promosso dalla Federazione Cimo-Fesmed: quasi 4 medici su 10 (il 37,6%) sarebbero pronti a lasciare il posto fisso in ospedale per lavorare come gettonisti, attratti da condizioni economiche più vantaggiose e maggiore flessibilità.
Il sovraccarico di lavoro nei reparti ha conseguenze anche sull’attività scientifica: il 64% dei medici internisti non riesce più a dedicare tempo alla ricerca, mentre il 36% vi si dedica meno di quanto vorrebbe. Una perdita significativa per un settore che, oltre all’assistenza, dovrebbe contribuire anche all’innovazione terapeutica.
Nell’ambito della riforma sanitaria, si punta alla creazione delle case di comunità, strutture territoriali multidisciplinari dove opererebbero insieme medici di base, specialisti delle Asl e altri operatori sanitari. In questi spazi si potrebbero offrire visite, consulenze e accertamenti diagnostici di primo livello.
Secondo il 71% degli internisti, queste nuove strutture potrebbero ridurre i ricoveri, ma — avvertono — molto dipenderà da come verranno concretamente realizzate.