Dopo i gravi disordini nessun trasferimento, ad eccezione degli otto arrestati. Agenti allo stremo: «Non ce la facciamo più»
A ventiquattro ore dalla violenta rivolta che ha devastato la Casa circondariale di Enna, la situazione all’interno dell’istituto penitenziario resta estremamente delicata. Nonostante i gravi danni provocati dai disordini, nessun detenuto sarà trasferito, ad eccezione degli otto arrestati per la sommossa, già trasferiti nella notte in altri istituti penitenziari.
I detenuti rimasti sono stati concentrati nelle poche celle ancora utilizzabili, dove, secondo quanto emerge, si registrano situazioni di forte sovraffollamento, con fino a otto-dieci persone per cella.
All’interno del carcere si continua a fare la conta dei danni, che ammonterebbero a centinaia di migliaia di euro. Tra le criticità più rilevanti figura il parziale fuori uso dell’impianto elettrico, danneggiato durante la rivolta.
Il clima resta particolarmente teso, sia tra i detenuti sia tra il personale della Polizia penitenziaria, chiamato a gestire una situazione ancora molto complessa.
A pesare è anche la gestione dell’emergenza. Secondo quanto riferito, il Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria avrebbe scelto di impiegare il GIR (Gruppo di Intervento Regionale), formato da agenti provenienti da altri istituti siciliani, anziché il GIO (Gruppo di Intervento Operativo), che sarebbe arrivato a Enna senza però essere impiegato all’interno del carcere.
Tra il personale cresce il malcontento.
«Non ce la facciamo più – racconta un agente che ha chiesto di rimanere anonimo –. Dopo turni di 10 o 12 ore torniamo a casa e veniamo richiamati perché c’è un’emergenza. Non viviamo più».
Nel frattempo continuano ad arrivare messaggi di vicinanza agli agenti della Polizia penitenziaria.
Tra gli ultimi interventi quello del presidente provinciale di Fratelli d’Italia, Nino Cammarata, sindaco di Piazza Armerina.
«L’episodio dimostra quanto sia fondamentale continuare a investire nel comparto della sicurezza e sostenere concretamente la Polizia penitenziaria. Garantire sicurezza a chi serve lo Stato significa garantire sicurezza a tutti i cittadini», ha dichiarato Cammarata.
Intanto proseguono gli accertamenti per valutare l’entità dei danni e le conseguenze della rivolta che ha messo in ginocchio la struttura penitenziaria ennese.