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18.08.2026

Punto nascita di Bronte, FIP CISAL Catania: “Difenderlo significa difendere il futuro del comprensorio pedemontano”

di Redazione | 4 min di lettura

L’appello di Alfio Papa alle istituzioni nazionali, regionali e locali: "Non basta riaprire, bisogna rendere stabile il servizio". Chiesto un piano straordinario per l’ospedale Castiglione-Prestianni e l’area materno-infantile

Punto nascita di Bronte, FIP CISAL Catania: “Difenderlo significa difendere il futuro del comprensorio pedemontano”
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Salvaguardare il punto nascita dell’ospedale Castiglione-Prestianni di Bronte e trasformarlo in un presidio stabile, sicuro e pienamente operativo, inserendo la questione sanitaria in una più ampia strategia contro la denatalità e lo spopolamento delle aree montane siciliane. È l’appello lanciato da Alfio Papa della FIP CISAL Catania – Federazione Italiana Pensionati, con delega per il comprensorio pedemontano.

Una richiesta indirizzata ai massimi livelli istituzionali: Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero della Salute, Presidenza della Regione Siciliana, assessorato regionale alla Salute, Assemblea Regionale Siciliana, Asp di Catania, Prefettura, Anci Sicilia e sindaci dei Comuni serviti dall’ospedale di Bronte.

“Il punto nascita non può essere valutato soltanto attraverso i numeri”

Per la FIP CISAL, il futuro del reparto non può essere deciso prendendo in considerazione esclusivamente il numero delle nascite. La valutazione, sostiene Papa, deve necessariamente tenere conto delle caratteristiche geografiche e sociali di un territorio montano, delle distanze, della viabilità e dei tempi necessari per raggiungere gli altri presidi ospedalieri.

Il sindacato ricorda, ad esempio, che Randazzo e altri Comuni dell’area etnea e nebroidea non dispongono da decenni di un proprio punto nascita e che, per generazioni, l’ospedale di Bronte ha rappresentato un riferimento per le donne e le famiglie dell’intero comprensorio.

Venti chilometri possono sembrare pochi sulla carta. Ma in un territorio montano, con strade non sempre agevoli, condizioni meteorologiche che possono diventare difficili, tempi di percorrenza variabili e soprattutto con la consapevolezza che un parto può trasformarsi rapidamente in un’emergenza, quei chilometri assumono un significato completamente diverso“, sottolinea Papa.

Gli investimenti già effettuati: “Serve un progetto stabile”

La FIP CISAL richiama anche gli investimenti pubblici realizzati negli anni per potenziare e riqualificare il punto nascita. Proprio per questo, secondo il sindacato, occorre trasformare quanto già realizzato in un progetto stabile e pluriennale, evitando che il servizio continui a essere esposto a sospensioni, riaperture e nuove ipotesi di chiusura.

“La denatalità si combatte anche garantendo servizi”

La battaglia per il punto nascita assume, secondo la FIP CISAL, un significato che va oltre la sanità.

La denatalità si combatte anche così. Una famiglia deve poter dire: posso vivere qui, posso lavorare qui, posso crescere qui i miei figli. Se una donna deve partorire, potrà contare su un ospedale vicino, sicuro e funzionante“, evidenzia il sindacato.

L’obiettivo non sarebbe quello di chiedere un trattamento di favore per Bronte, ma ottenere una valutazione che consideri distanza dagli altri ospedali, viabilità, tempi effettivi di trasferimento, condizioni meteorologiche, popolazione servita, spopolamento, invecchiamento demografico e disponibilità dei servizi di emergenza e di trasporto materno.

“Non basta riaprire: servono ginecologi, ostetriche e anestesisti”

Da qui la richiesta alle istituzioni di avviare un confronto concreto sul futuro dell’ospedale Castiglione-Prestianni di Bronte e predisporre un piano straordinario di potenziamento del presidio, con particolare attenzione all’area materno-infantile e al punto nascita.

Non basta riaprire. Bisogna rendere stabile il servizio. Bisogna garantire personale adeguato, ginecologi, ostetriche, anestesisti e tutte le professionalità necessarie. Bisogna investire nella sicurezza“, afferma Papa.

“Ogni bambino che nasce è una risposta allo spopolamento”

La difesa dei servizi sanitari essenziali viene indicata anche come uno degli strumenti attraverso i quali contrastare lo spopolamento dei piccoli Comuni delle aree interne e montane.

Ogni bambino che nasce in queste comunità è una risposta allo spopolamento. Ogni famiglia che decide di restare è una vittoria contro l’abbandono. Ogni servizio che viene salvaguardato è un investimento sul futuro“, scrive Alfio Papa.

“Non sentirsi cittadini di serie B”

L’appello si conclude con la richiesta di un confronto tra Stato, Regione Siciliana, Asp, amministrazioni locali e comunità del territorio, affinché la questione venga affrontata con una prospettiva di lungo periodo.

Difendere un punto nascita significa difendere il diritto di una comunità a continuare a nascere. Significa difendere il diritto a vivere in un territorio senza sentirsi cittadini di serie B“. Per la FIP CISAL Catania, dunque, la questione non riguarda soltanto il destino di un reparto ospedaliero, ma il futuro stesso delle aree montane e la possibilità per una giovane coppia di scegliere di vivere, lavorare, avere figli e costruire il proprio futuro nei piccoli Comuni del comprensorio pedemontano.

Garantire servizi sanitari essenziali, continui e sicuri diventa così parte di una strategia più ampia contro l’abbandono dei territori: “Tutelare il punto nascita di Bronte significa tutelare una parte del futuro dell’intero comprensorio“.

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