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25.02.2018

“Scarpe da tennis e nessuna arma, non volevano uccidere”: scarcerati gli aggressori del dirigente di Forza Nuova

di Redazione
“Scarpe da tennis e nessuna arma, non volevano uccidere”: scarcerati gli aggressori del dirigente di Forza Nuova

PALERMO – Impossibile stabilire le intenzioni di Giovanni Codraro e Carlo Mancuso, i due militanti dei centri sociali arrestati con l’accusa di tentato omicidio in seguito all’aggressione del dirigente di Forza Nuova, Massimo Ursino, a Palermo.

È per questo motivo che il gip Roberto Riggio ha dequalificato il reato contestato ai due giovani modificando l’accusa in “lesioni aggravate“.

Nel provvedimento di convalida del fermo si sottolinea che non è possibile stabilire con assoluta certezza se i due militanti del centro sociale Anomalia abbiano picchiato per uccidere.

Codraro e Mancuso avevano lasciato ieri pomeriggio il carcere Pagliarelli in seguito alla nuova ordinanza di custodia cautelare che prevede per entrambi il divieto di dimora nel territorio della provincia di Palermo e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per tre volte la settimana.

Il giudice per le indagini preliminari ha stabilito che l’aggressione a Ursino non si può considerare un tentato omicidio in base alle modalità attraverso le quali è stata messa in atto: per il pestaggio, infatti, ha evidenziato Riggio, non è stata adoperata nessuna arma, né oggetto utile per colpire; inoltre, sempre secondo il gip, i due hanno commesso il fatto mentre indossavano scarpe da tennis e non un altro tipo di calzatura che avrebbe potuto causare lesioni più gravi e provocare la morte della vittima.

 

Altro elemento evidenziato dal giudice è l’utilizzo del nastro adesivo da imballaggio per legate Ursino, un gesto che dimostrerebbe la volontà di sottomettere e umiliare il segretario di Forza Nuova, ma non di ucciderlo: una volta a terra, infatti, gli aggressori avrebbero potuto continuare a colpirlo senza perdere tempo a immobilizzarlo.

Anche il video registrato durante l’aggressione sarebbe un indizio contrario alla tesi del tentato omicidio poiché avrebbe significato lasciare traccia di un reato per il quale è previsto il carcere a vita.

Per il giudice, quindi, l’aggressione ai danni di Massimo Ursino sarebbe stata solo un’azione punitiva e dimostrativa.

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