PALERMO – Una decisione destinata a far discutere quella presa dalla Corte costituzionale che ha aperto alla possibilità di concedere permessi premio anche a chi è stato condannato all’ergastolo per mafia.
Anche i mafiosi condannati al carcere a vita, dunque, potranno accedere ai permessi premio, pure se non collaborano con la giustizia, ma a condizione che sia provato che abbiano reciso i loro legami con la criminalità organizzata e purché sia dimostrata la loro partecipazione al percorso rieducativo.
In tal modo la pericolosità sociale dei condannati non sarà più presunta dalla legge, ma andrà verificata, caso per caso, dai magistrati di sorveglianza, come avviene per tutti gli altri detenuti.
Un colpo non da poco per l’ergastolo ostativo, già punito dalla Corte europea dei diritti dell’Uomo. La misura finora ha impedito la concessione di benefici a mafiosi – ma anche a terroristi e a responsabili di altri gravi reati – se non fanno i nomi dei loro sodali. Una clausola introdotta in seguito alla strage di Capaci per indurre boss e gregari a collaborare con lo Stato.
Al momento, in Italia, sono 1.250 i condannati all’ergastolo ostativo, ma la decisione della Consulta riguarderà anche chi sta scontando pene minori per mafia, terrorismo, violenza sessuale aggravata, corruzione e in generale i reati contro la pubblica amministrazione. Gli uffici del Ministero della Giustizia sono al lavoro per valutare le conseguenze della sentenza.
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