L'esito non è significativo perché il "residuo" analizzato non si può utilizzare
Nessun risultato emerso dall’esame del Dna effettuato sull’impronta trovata nella 126 usata dai killer che, il 6 gennaio del 1980 a Palermo, uccisero l’ex presidente della Regione Siciliana, Piersanti Mattarella.
La perizia, disposta alla luce delle nuove tecnologie e depositata ieri pomeriggio, non ha prodotto risultati. L’esito non è significativo perché il “residuo” analizzato non si può utilizzare.
I periti hanno cercato di asportare le possibili tracce di Dna ancora presenti sull’impronta, nonostante l’inevitabile deterioramento dovuto all’ampio arco di tempo trascorso.
L’esame dattiloscopico, che si basa sull’analisi delle impronte digitali, le cosiddette creste papillari, aveva già dato esito negativo.
Non avendo riscontrato un profilo genetico utilizzabile, risulta pertanto impossibile la verifica della corrispondenza con i Dna di Madonia e Lucchese, detenuti per altri reati ed indagati per diversi omicidi, tra cui il delitto Mattarella.