In piazza contro la mafia a quarant’anni dalla prima marcia Bagheria-Casteldaccia – FOTO

In piazza contro la mafia a quarant’anni dalla prima marcia Bagheria-Casteldaccia – FOTO

PALERMO – Quarant’anni dopo la prima marcia antimafia Bagheria-Casteldaccia, il clima è cambiato e oggi si è tornati in corteo dopo l’arresto di Matteo Messina Denaro. La sua latitanza di trent’anni resa possibile da connivenze politiche, amministrative e culturali impone oggi più che mai la necessità di sciogliere il nodo mafia-corruzione.

Queste sono le considerazioni di Vito Lo Monaco, presidente emerito del centro studi Pio La Torre, sulla partecipazione alla marcia antimafia, quarant’anni anni dopo la prima edizione del 1983. La partecipazione è stata massiccia e trasversale e ha visto migliaia di persone camminare lungo quasi sei chilometri della strada del Vallone, oggi ribattezzata strada della marcia antimafia.

Loredana Introini, presidente del centro, ha sottolineato l’importanza del lavoro svolto nelle scuole per consegnare un mondo migliore ai ragazzi. Tra i presenti alla marcia c’erano padre Cosimo Scordato e padre Michele Stabile, che hanno chiesto scusa per non aver sconfitto la mafia dopo 40 anni, anche se molte cose sono cambiate. Per la prima volta alla marcia c’era anche la commissione regionale antimafia, che ha sottolineato l’importanza di spazzare via i legami di connivenza e individuare e colpire la borghesia mafiosa che ha rubato il futuro della Sicilia.



Monsignor Corrado Lorefice ha ricordato che si è in marcia contro tutte le violenze, quella mafiosa come quella degli Stati, e ha invitato gli studenti a essere costruttori di un futuro libero dalla criminalità organizzata.

L’adesione alle manifestazioni è stata massiccia, dimostrando una memoria condivisa e una diffusa consapevolezza che le nuove mafie sono indebolite dal contrasto dello Stato e dalla coscienza civica del Paese. Tra le testimonianze degli studenti, particolarmente toccante è stata quella di Virginia Pollara, che ha raccontato dell’uccisione del nonno, imprenditore edile, da parte della mafia nel 1983 perché si rifiutava di pagare il pizzo e ha sempre denunciato la mafia.