PALERMO – Sono state emesse 5 condanne a seguito del processo contro i mafiosi di Carini, in manette subito dopo l’esecuzione dell’operazione “Destino”, messa in atto dai carabinieri esattamente nel settembre del 2014.
Il tribunale ha nello specifico condannato a sette anni di carcere Benedetto Pipitone, figlio dell’ormai anziano boss Angelo, in carcere sin dal 2007. Condannate anche le figlie del padrino che adesso dovranno scontare pesanti pene: Epifania Pipitone, quattro anni e sette mesi; Graziella Pipitone, tre anni e tre mesi; Angela Conigliaro, la prestanome del clan, tre anni; e Franca Pellerito, moglie di Angelo, due anni.
La corte ha, inoltre, contestato il reato a Vincenzo Caruso e accolto la richiesta di assoluzione da parte del pubblico ministero Amelia Luise per Francesco Pipitone. Gli imputati erano a giudizio per diversi reati quali: associazione mafiosa, estorsione aggravata continuata in concorso, incendio aggravato in concorso, uccisione di animali aggravata in concorso, detenzione e porto illegale di arma da fuoco aggravati in concorso, trasferimento fraudolento di valori aggravato in concorso.
I carabinieri cominciarono a indagare sul clan Pipitone già la notte del capodanno 2013, quando una stalla a Carini venne incendiata per ragioni all’epoca sospette. Da lì in poi sono scattati una serie di controlli che hanno permesso di scoprire che tre animali, un maiale e due cavali, erano stati uccisi con colpi di arma da fuoco. In seguito alle uccisioni si era poi ritenuto responsabile Benedetto Pipitone.
Il movente sarebbe stato collegato all’aquisto delle quote dell’aziente agricola. Scoperti in seguito al blitz e alle diverse perlustrazioni, anche una rete di prestanome grazie alla quale il noto clan cercò di nascondere l’enorme patrimonio mafioso.



