Chiedevano il pizzo alle attività e spacciavano: duro colpo alla mafia, arrivano nove condanne

Chiedevano il pizzo alle attività e spacciavano: duro colpo alla mafia, arrivano nove condanne

TERMINI IMERESE – A poco più di un anno dall’operazione antimafia dei carabinieri tra Caccamo, Trabia e San Mauro Castelverde, arriva la prima sentenza. Il giudice per l’udienza preliminare Patrizia Ferro ha condannato nove delle tredici persone arrestate a febbraio 2023. Le pene sono pesanti: 18 anni a Pino Rizzo, 10 anni a Rosolino Rizzo, 8 anni e 4 mesi a Giada Quattrocchi, 8 anni a Rosolino Dioguardi, 4 anni a Luigi Antonio Piraino, 2 anni e 8 mesi a Pietro Cicero, 2 anni e 2 mesi per Luciano Imburgia, 1 anno e 4 mesi per Salvatore Leggio (pena sospesa) e 2 anni a Calogero Zambaldo. L’unico assolto è Ignazio Piraino, difeso dall’avvocato Carmelo Genovese.

Il blitz era scattato all’alba del 28 febbraio 2023 dopo oltre due anni di indagini che, secondo l’accusa, hanno fatto luce su una serie di richieste estorsive ai danni di imprenditori nei settori edile, immobiliare, agricolo e delle onoranze funebri. Tredici gli arresti eseguiti dai militari della Compagnia di Cefalù, che su disposizione del GIP portarono cinque persone in carcere e otto ai domiciliari. Gli imputati erano accusati di associazione mafiosa, estorsione, favoreggiamento e spaccio di droga.



Sentenza e condanne

Se da una parte si è concluso questo troncone del processo in abbreviato, dall’altra si sta ancora celebrando quello con il rito ordinario al tribunale di Termini. Rosolino Rizzo, Pino Rizzo, Giada Quattrocchi, Rosolino Dioguardi, Pietro Cicero e Luigi Antonio Piraino sono stati inoltre condannati al risarcimento dei danni subiti dalle parti civili che si sono costituite: Confcommercio Palermo, Confesercenti Palermo, Solidaria onlus, Sos Impresa Sicilia, Comune di Cerda, Sportello di solidarietà, Centro studi Pio La Torre. Inoltre, i Rizzo, Quattrocchi e Dioguardi sono stati dichiarati interdetti in perpetuo dai pubblici uffici, mentre per Luigi Antonio Piraino l’interdizione è di cinque anni.

Entro novanta giorni, il giudice depositerà le motivazioni della sentenza.