Le prime dichiarazioni: "Non l'ho fatto apposta, era in mezzo alla strada e non l'ho visto"
“Non l’ho fatto apposta, era in mezzo alla strada e non l’ho visto perché mi bruciavano gli occhi per lo spray che mi aveva spruzzato addosso la ragazza“. Sono queste le prime dichiarazioni rese alla polizia da Vincenzo Rametta, 28 anni, operaio originario di Montevago, arrestato per la morte di Edoardo Corrieri, investito e ucciso nella notte lungo corso Italia a Genova.
L’uomo si trova ancora nel carcere di Marassi, ma il gip Maria Antonia Di Lazzaro ha disposto nei suoi confronti la misura degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.
Durante l’interrogatorio di convalida dell’arresto, Rametta, assistito dall’avvocato Stefano Ganci, si è avvalso della facoltà di non rispondere, dichiarandosi sconvolto per quanto accaduto.
Subito dopo essersi costituito agli agenti delle Volanti, appena otto minuti dopo l’investimento, avrebbe però raccontato di essere salito in auto perché inseguito.
“Volevo solo scappare“, avrebbe spiegato agli investigatori.
Dopo aver travolto il giovane, l’operaio avrebbe raccontato di essere andato “in panico“, proseguendo la corsa per circa 500 metri prima di decidere di tornare indietro.
“Non so cosa sia successo, non era nelle mie intenzioni fare una cosa del genere“, avrebbe aggiunto.
Dall’ordinanza di custodia cautelare emerge che un ruolo decisivo nelle indagini sarebbe stato svolto dalle immagini registrate dal sistema di videosorveglianza dei carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, con sede nell’abbazia di San Giuliano.
In una sequenza di circa 40 secondi, si vedrebbe Rametta correre verso la propria auto, parcheggiata fuori dal raggio della telecamera. Alle sue spalle ci sarebbe Corrieri che lo inseguiva attraversando il parcheggio.
Pochi istanti dopo, secondo quanto riportato nell’ordinanza, l’auto sarebbe sopraggiunta ad alta velocità e, dopo una sterzata verso destra, avrebbe travolto il 28enne, scaraventandolo per diversi metri.
La gip evidenzia come nessun referto medico abbia documentato lesioni o problemi agli occhi che possano confermare la versione fornita dall’indagato sul presunto spray urticante.
Anche l’affermazione secondo cui la vittima si trovasse in mezzo alla carreggiata sarebbe stata smentita sia dai testimoni presenti sia dalle immagini acquisite dagli investigatori.
Nell’ordinanza, il giudice parla di una condotta caratterizzata da una “inopinata violenza” nei confronti di un giovane “nemmeno conosciuto“.
L’indagine prosegue per chiarire ogni aspetto della vicenda che ha portato alla morte di Edoardo Corrieri.
Resta fermo il principio di presunzione di innocenza: la posizione dell’indagato sarà definita nel corso del procedimento giudiziario e solo un’eventuale sentenza definitiva potrà accertarne le responsabilità.