A incastrare il gruppo è stata una serrata attività investigativa fatta di intercettazioni, pedinamenti e l'analisi minuziosa dei varchi stradali e delle telecamere di sicurezza.
Si è chiusa all’alba la parabola criminale di un gruppo di rapinatori professionisti che lo scorso 25 febbraio aveva rapinato l’istituto di credito di San Zaccaria, nel ravennate. Tre dei cinque membri della banda, si trovavano nel Catanese.
Si tratta di soggetti di età compresa tra i 41 e i 57 anni, tutti con una solida carriera criminale alle spalle. Per muoversi, i trasfertisti siciliani si sono affidati a due referenti stanziati in provincia di Forlì–Cesena (tra Forlì e Meldola). Erano loro a conoscere il territorio, accompagnare i componenti della banda nei sopralluoghi e guidare i mezzi durante le varie fasi operative, sia nell’avvicinamento sia nella fuga.
I veicoli utilizzati – che non risultano rubati – sarebbero stati scelti accuratamente proprio per non essere facilmente riconducibili ai presunti basisti locali. Tra le ipotesi investigative c’è anche quella di mezzi reperiti a noleggio o comunque selezionati per non attirare sospetti.
Secondo la ricostruzione, i malviventi sarebbero entrati nella filiale intorno alle 12:25. Lì hanno preso il controllo della situazione senza nemmeno il bisogno di mostrare armi.
Per garantirsi una fuga indisturbata e ritardare l’allarme, la banda ha sequestrato i telefoni cellulari di tutti i presenti. Subito dopo, clienti e dipendenti della banca sono stati rinchiusi nell’area dei servizi igienici.
Invece di perdere tempo attendendo l’apertura della cassaforte temporizzata, hanno preferito agire rapidamente sulle casse veloci, arraffando un bottino di circa 40mila euro in contanti prima di svanire nel nulla.
A incastrare il gruppo è stata una serrata attività investigativa fatta di intercettazioni, pedinamenti e l’analisi minuziosa dei varchi stradali e delle telecamere di sicurezza. Il monitoraggio dei carabinieri ha peraltro rivelato che il sodalizio italo-siciliano era tutt’altro che appagato. Prima che scattassero le manette, i militari hanno documentato i preparativi avanzati per altri due assalti in banca, uno pianificato nuovamente nella provincia di Ravenna e un secondo da mettere a segno in Piemonte, nel torinese.