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15.06.2026

Blitz antimafia a Palermo: 13 arresti e 45 indagati – VIDEO

di Redazione | 2 min di lettura

Le investigazioni hanno consentito di acquisire elementi utili a delineare gli assetti interni delle due famiglie mafiose evidenziandone l’evoluzione delle gerarchie a seguito dei diversi provvedimenti giudiziari eseguiti nel tempo, fino ad arrivare all’attuale disposizione.

Blitz antimafia a Palermo: 13 arresti e 45 indagati – VIDEO
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Sono ben 13 i provvedimenti – di cui 8 di custodia in carcere e 5 ai domiciliari – emessi dal Tribunale di Palermo nel contesto di un maxi blitz antimafia.

Le misure cautelari, eseguite con l’ausilio di militari di Palermo e Napoli, costituiscono l’esito di complesse indagini sulle famiglie mafiose dell’Acquasanta e dell’Arenella, facenti parte del mandamento di Resuttana.

Ben 45 indagati

Gli indagati sono in totale 45 per le ipotesi di reato di associazione mafiosa, favoreggiamento personale, bancarotta fraudolenta, riciclaggio, reimpiego, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, esercizio abusivo di attività di scommesse.

Le investigazioni hanno consentito di acquisire elementi utili a delineare gli assetti interni delle due famiglie mafiose evidenziandone l’evoluzione delle gerarchie a seguito dei diversi provvedimenti giudiziari eseguiti nel tempo, fino ad arrivare all’attuale disposizione.

In particolare, è emerso come i capi famiglia avrebbero esercitato la propria influenza sui rispettivi territori di riferimento, mantenendo la capacità di orientare le attività illecite, dirimere controversie interne o con soggetti appartenenti ad altri mandamenti, nonché condizionare l’operatività economica e commerciale.

Le indagini sulle due famiglie

Con riferimento alla famiglia mafiosa dell’Arenella, l’attività d’indagine ha permesso di ricostruire le modalità di imposizione mafiosa sul territorio da parte del capofamiglia. Questo, anche attraverso interazioni con altri esponenti di vertice di “cosa nostra”, avrebbe esercitato la propria influenza intervenendo nella risoluzione di controversie e sull’operatività delle attività economiche insistenti nell’area o riferibili a soggetti provenienti da altre zone del capoluogo siciliano nonché rilevando società, fittiziamente intestate, a incensurati al fine di reimpiegare i capitali illeciti.

Parallelamente, con riferimento alla famiglia mafiosa dell’Acquasanta, le indagini avrebbero consentito di ricostruire l’influenza esercitata dal capofamiglia sfruttando il regime di semilibertà, con la concessione sul territorio palermitano di licenze premiali, mediante una fitta rete di sodali deputati a veicolare e demoltiplicare le direttive operative all’interno della struttura mafiosa.

In tale contesto è stato documentato un articolato sistema di raccolte illegali di scommesse sportive, realizzato attraverso l’installazione di punti gioco occulti, la fissazione di quote e la ricezione delle giocate esclusivamente in contanti, con il duplice scopo di generare profitti in evasione d’imposta e riciclare proventi derivanti da altre attività delittuose.

Tra gli arrestati anche i boss Raffaele Galatolo e Stefano Fidanzati

C’è anche il boss Raffaele Galatolo, 75 anni, capomafia dell’Acquasanta tra i 13 arrestati nell’inchiesta della Dda di Palermo sulle «famiglie» mafiose dell’Acquasanta e dell’Arenella. Approfittando di permessi premio e semilibertà Galatolo continuava a dirigere il clan e fare affari. Condannato all’ergastolo, aveva ottenuto la possibilità di uscire dal carcere e lavorare in un’associazione di volontariato. In manette anche un altro storico capomafia palermitano, Stefano Fidanzati.

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