L'associazione dei frantoiani lancia l'allarme sugli effetti dei cambiamenti climatici: servono innovazione, organizzazione e una gestione più sostenibile per tutelare l'olio extravergine italiano
Siccità, temperature estreme e fenomeni climatici sempre più irregolari stanno mettendo a dura prova la filiera olivicola italiana, con ripercussioni sulla produttività degli oliveti, sulla qualità delle olive e sull’organizzazione del lavoro nei frantoi.
È questo il tema dell’ultimo approfondimento promosso da AIFO – Associazione Italiana Frantoiani Oleari, realizzato insieme a Italia Olivicola nell’ambito del Programma Operativo previsto dal Regolamento (UE) 2021/2115, dedicato alla sostenibilità della filiera olivicola.
Dopo aver approfondito il ruolo dei frantoi nella transizione sostenibile, la misurazione dell’impatto ambientale e l’innovazione tecnologica, il focus si sposta ora sull’adattamento ai cambiamenti climatici.
Secondo AIFO, l’olivo resta una coltura naturalmente resistente, ma l’aumento della frequenza di siccità, ondate di calore, gelate tardive, piogge intense e nuove fitopatie sta modificando gli equilibri produttivi, influenzando fioritura, maturazione delle olive e resa finale.
Anche i frantoi sono chiamati a fronteggiare campagne olearie sempre più complesse, caratterizzate da raccolte concentrate, maggiore variabilità qualitativa delle olive e necessità di lavorazioni rapide per preservare le caratteristiche dell’olio.
“Parlare di sostenibilità significa anche preparare la filiera alle sfide climatiche dei prossimi decenni“, sottolinea il presidente di AIFO, Alberto Amoroso.
“L’olivicoltura italiana ha una grande storia e una straordinaria capacità di adattamento, ma oggi servono strumenti nuovi: innovazione, assistenza tecnica, programmazione e collaborazione tra olivicoltori, frantoiani e organizzazioni di filiera. Qualità e resilienza devono procedere insieme“, aggiunge.
Secondo Amoroso, “un olio extravergine di qualità nasce da olive sane, raccolte al momento giusto e trasformate rapidamente in frantoio. Se il clima rende tutto questo più difficile, la risposta non può essere l’improvvisazione, ma una filiera più organizzata, più efficiente e più consapevole“.
Tra le strategie indicate figurano una gestione più efficiente delle risorse idriche, pratiche agronomiche in grado di proteggere il suolo, innovazione varietale, monitoraggio fitosanitario, efficientamento energetico dei frantoi e valorizzazione dei sottoprodotti.
Per AIFO, comprendere il legame tra cambiamenti climatici, qualità del prodotto e organizzazione della filiera significa anche valorizzare il vero patrimonio racchiuso in una bottiglia di olio extravergine di oliva italiano, frutto di un sistema produttivo chiamato ogni giorno a confrontarsi con le sfide ambientali e climatiche.
