LETOJANNI – Sono stati sei i rinvii a giudizio disposti dal giudice dell’udienza preliminare di Messina, Maria Militello, in totale accoglimento della richiesta del pubblico ministero Anna Maria Arena, per i lavori stradali eseguiti in seguito alla frana che nell’ottobre del 2015 invase il tratto nord dell’autostrada Catania-Messina.
Per la Procura della Repubblica messinese trattasi di lavori eseguiti male, i cui costi sono stati eccessivamente gonfiati. L’inchiesta iniziò tre anni fa e nel 2018 arrivò all’apice con la disposizione di misure cautelari per due dei dirigenti del Consorzio per le autostrade siciliane ed un imprenditore.
Il processo disposto dal G.U.P. di Messina, Maria Militello,il 15 aprile, vedrà protagonisti il direttore generale del Cas dell’epoca Salvatore Pirrone, il responsabile dell’Ufficio tecnico Gaspare Sceusa, l’ex funzionario del Cas Antonino Francesco Spitaleri. A giudizio anche l’imprenditore Francesco Musumeci, il geologo Giuseppe Torre e l’ingegnere Francesco Crinò, tecnici nominati dall’impresa.
Secondo le indagini effettuate dai carabinieri, furono numerosi i comportamenti illeciti che caratterizzarono sia la fase di progettazione e quella di esecuzione degli interventi di messa in sicurezza dell’area, che la realizzazione di una barriera di contenimento del movimento franoso, risultata poi totalmente inadeguata rispetto al livello di rischio idrogeologico.
L’accusa contesta ai due dirigenti del Cas di aver omesso di esercitare qualsiasi tipo di controllo nei confronti della ditta incaricata dell’esecuzione dei lavori, sostenendo in luogo di quest’ultima le spese di progettazione dei lavori e permettendo altresì una ingiustificata lievitazione dei costi dell’opera, senza impedire che la realizzazione dei lavori venisse eseguita in maniera inadeguata, con modalità diverse da quelle indicate nel prezziario Anas.
Il 25 novembre 2016, infatti, si verificò lo sfondamento della protezione con conseguente colata di materiale sciolto misto a detriti e rotolamento a valle di blocchi di diversa pezzatura, che finirono sulla corsia destinata alla circolazione, a causa dell’inadeguatezza della rete. In sostanza, come scrisse il giudice per le indagini preliminari Eugenio Fiorentino, il Cas consegnò all’impresa Musumeci un mandato in bianco senza fornire alcuna indicazione sul tipo di lavori da effettuare e sui costi da sostenere, senza effettuare alcun tipo di controllo dell’idoneità dell’intera opera ad assicurare effettivamente la messa in sicurezza del tratto autostradale.
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